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Quotidiano di Sicilia

Vince la disaffezione dei cittadini alla politica
di Raffaella Pessina

Alle urne il 46,76% degli aventi diritto al voto, nel 2012 affluenza al 47,41%. Disfatta del Pd, Musumeci resuscita Silvio Berlusconi
 

Tags: Elezioni, Sicilia, Nello Musumeci, Berlusconi



PALERMO - Ha vinto il partito degli astensionisti anche in queste elezioni. Le votazioni si sono chiuse alle 22 di domenica scorsa e solo il 46,76% ha infatti votato per la elezione del Presidente della Regione e dell’Assemblea regionale siciliana. Nonostante gli appelli da parte di tutti i partiti di andare a votare più della metà dei siciliani aventi diritto ha deciso di non esprimere il proprio voto.
 
Il partito del non voto aveva dimostrato la propria influenza nelle passate elezioni del 2012, ma il dato, invece di diminuire come si sperava, è aumentato. Infatti la percentuale di chi non si è recato alle urne è aumentata rispetto al 2012, quando aveva votato il 47,41%. Il calo si è quindi attestato allo 0,65%. In totale, secondo il dato definitivo, hanno votato 2.179.474 elettori su 4.661.111 aventi diritto, mentre cinque anni fa avevano votato 2.203.165 persone.
 
Solo in tre province su nove la percentuale è più alta rispetto al 2012: a Messina ha votato il 51,69% (51,24%), a Catania il 51,58% (51,09%) e a Palermo il 46,4 (46,28%). Nel resto dell’Isola l’affluenza è stata inferiore: Siracusa 47,55% (48,48%), Ragusa 47,48% (49,63%), Trapani 45,43% (47,53%), Caltanissetta 39,83% (41,35%), Agrigento 39,6% (41,34%), Enna 37,68% (41,7%).
 
Solo Catania e Messina, quindi, sono le provincie dove ha votato oltre la metà dell’elettorato. Ancora non sono chiare le cause di questo astensionismo così elevato, ma di certo la disaffezione alla politica fa parte delle cause. Quella che è stato subito chiara è stata la disfatta del Pd, che ha ceduto il passo al testa a testa tra la destra e il Movimento Cinquestelle. Alle 16.15 circa di ieri era stato completato lo spoglio in oltre il 50% delle sezioni, 2735 su 5300: il candidato del Centrodestra Nello Musumeci consolidava il suo vantaggio con il 39,2%; il candidato del M5s Giancarlo Cancelleri era al 35; quello del Centrosinistra, il rettore di Palermo Fabrizio Micari, al 18,8%; il candidato della sinistra Claudio Fava al 6,2%. L’indipendentista Roberto La Rosa allo 0,8%. Difficile la governabilità in Parlamento: la legge elettorale siciliana assegna al Presidente vincente solo 6 seggi di premio di maggioranza su 70 consiglieri. La legge elettorale non prevede infatti il ballottaggio ed è possibile che chi verrà eletto Presidente (il più votato, senza alcun quorum minimo) debba poi cercare alleanze per avere una maggioranza in Assemblea regionale. Potrebbe accadere che anche attribuendo l’intero premio di maggioranza alla lista del candidato vincente, questa possa comunque non raggiungere la maggioranza dei 70 deputati (36 seggi), come accadde nel 2012.
 
Per garantire la governabilità della Giunta, sarebbe così necessario allargare la coalizione vincente ad altre forze politiche. Il Parlamento siciliano avrà 62 deputati su 70 scelti attraverso liste provinciali e un eventuale voto di preferenza, con un sistema proporzionale per collegio e uno sbarramento del 5% per ciascuna lista sul totale regionale dei voti validi espressi. Faranno parte dell’Ars anche il Presidente della Regione eletto e il più votato tra i candidati alla presidenza non eletti.
 
Infine, i restanti 6 seggi andranno attribuiti come possibile premio di maggioranza, ma solo qualora le liste collegate al nuovo governatore non abbiano eletto almeno 42 deputati. I 62 consiglieri regionali eletti saranno così suddivisi tra le province: 16 a Palermo, 13 a Catania, 8 a Messina, 6 ad Agrigento, 5 a Siracusa, 5 a Trapani, 4 a Ragusa, 3 a Caltanissetta, 2 a Enna.

Articolo pubblicato il 07 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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