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In tutta Europa è guerra all'auto, l'Italia ci prova, la Sicilia in coda
di Rosario Battiato

Ecosistema urbano: in otto città italiane il 50% degli spostamenti avviene su bus, tram, metro o bici. Solo un quinto degli isolani usa i mezzi pubblici per andare a scuola o a lavoro

Tags: Mobilità Sostenibile, Ambiente, Europa, Sicilia



PALERMO – La mobilità sostenibile è già una pratica diffusa in molte città. Lo dicono le storie e i numeri dell’Ecosistema Urbano 2017, il report realizzato da Legambiente che riprende le più importanti esperienze a livello comunitario e nazionale. Una lezione per le città siciliane che sono ancora vincolate al mezzo privato.
 
I centri storici stanno tornando a misura d’uomo. “Non a caso molte città europee – per incidere realmente sui livelli di congestione, smog, rumore e ridurre i veicoli in giro – hanno avviato interventi di redistribuzione dello spazio urbano: sottraendolo alle macchine per restituirlo alle persone”. Lo scrive Legambiente nel capitolo dell’Ecosistema Urbano 2017 legato alla mobilità sostenibile. Si citano, a tal proposito, alcuni degli esempi europei più dinamici: Barcellona sta investendo sulle cosiddette superilles, un insieme di numerosi “isolati dove il traffico è confinato all’esterno mentre l’interno è riservato ai residenti, a pedoni e biciclette”; Parigi vuole arrivare al 2020 con “un nuovo limite di velocità a 30 km/h in tutta la città col chiaro obiettivo di scoraggiare gli spostamenti motorizzati e incentivare pedoni e pedalatori a prendere possesso delle strade”; Amburgo ha un piano a lungo termine, conclusione nel 2035, per la creazione di tante piccole arterie car free al posto delle strade finora riservate al traffico motorizzato.
 
Anche l’Italia ha i suoi esempi all’avanguardia – si citano, ad esempio gli interventi di Bolzano e la recente spinta di Milano, dove si procede con Area C, car, bike sharing e nuove metropolitane –, ma le uniche città dove più del 50% degli spostamenti avviene su bus, tram, metro, bici o a piedi sono, oltre alle già citate, Pisa, Firenze, Torino, Bologna, Venezia e Ferrara. A Pesaro, che è comunque tra le più sostenibili d’Italia, un quinto degli spostamenti avviene in bici, mentre nel capoluogo lombardo negli ultimi sette anni il numero dei veicoli dei residenti è diminuito di circa 100 mila unità.

La mobilità condivisa resta ancora tutta da costruire in Sicilia. Il numero di auto del servizio di car sharing ogni mille abitanti è compreso tra 10 e 17 a Torino, Milano e Firenze, mentre a Palermo scivola fino a 1,85. Catania resta, tra le grandi città, quella col maggiore numero di automobili in circolazione: poco meno di 70 per 100 abitanti. Il dato è in diminuzione rispetto alla rilevazione del 2012, ma resta comunque esagerato rispetto agli esempi di mobilità forniti altrove.
 
In 16 città europee su 31, il trasporto pubblico è la modalità prescelta. Il dato diventa decisamente più sostanzioso a Berlino, Madrid, Parigi e Vienna, dove comprende gli spostamenti di circa la metà dei residenti. In tutta la Sicilia, invece, meno di due isolani su 10 utilizzano mezzi pubblici di trasporto per andare a lavoro o a scuola. Il dato, che fa riferimento al 2016, è stato diffuso dall’Istat alla fine di luglio, e risulta in lievissima crescita rispetto al 2015 (16,7 contro 16,6), anche se è in pericolosa contrazione rispetto al 1995, quando il dato era pari al 17,3.
 
La bici resta un grandissimo affare ancora poco sfruttato. In attesa dei prossimi investimenti, che riguarderanno anche la Sicilia con la Ciclovia Magna Grecia, il pib siciliano (prodotto interno bici, benefit economico per ogni abitante della Regione generato dagli utenti abituali della bici) è il penultimo d’Italia e vale appena 7,28 euro pro capite. Il più elevato è quello dell’Emilia Romagna che arriva fino a 199,44 euro.

Articolo pubblicato il 08 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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