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Lavoro nero: irregolarità nel 68% delle aziende
di Redazione

Oltre 15 mila attività controllate dai carabinieri, evasi contributi per 12 mln euro

Tags: Lavoro, Lavoro Nero



Roma - Irregolarità nel 68% delle aziende controllate, ovvero in 19.066 sulle 14.746 visitate dai Carabinieri per la tutela del lavoro dall’1 gennaio al 30 settembre sull’intero territorio nazionale.
 
Rimane alto anche il numero di datori di lavoro che offrono occupazione a lavoratori “in nero”: sono stati, infatti, adottati provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale nei confronti di 1.879 datori di lavoro in quanto dai controlli sono emerse 8.182 posizioni lavorative non regolari.
 
Nel 2017 le ispezioni condotte dai militari del comando Carabinieri per la tutela del lavoro(in sinergia con gli altri reparti speciali e l’arma territoriale) sono state generalmente orientate nei confronti di illeciti sostanziali.
 
Nel periodo dal primo di gennaio al 30 settembre, l’attività del comparto di specialità sull’intero territorio nazionale ha consentito di controllare quasi 15 mila aziende; verificare la posizione contrattuale e previdenziale di 43.685 lavoratori; sospendere quasi 2 mila attività d’impresa; denunciare all’Autorità giudiziaria 5.287 persone (di cui 38 tratte in stato di arresto); accertare evasioni/omissioni contributive per circa 12 milioni di euro; contestare sanzioni amministrative per oltre 20 milioni di euro.
 
Il ricorso al lavoro nero si conferma, dunque, una costante tra le violazioni più ricorrenti, oltre a quelle relative al mancato rispetto delle previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei singoli settori e delle condizioni contrattuali (retribuzione, orario, ferie).
Talvolta si è comunque accertato che sono proprio i lavoratori a ricercare tali forme di occupazione, in quanto percettori di indennità da parte di istituti previdenziali. Benefici che, evidentemente, perderebbero se fossero regolarmente assunti.
 
Nell’attuazione della campagna “Estate sicura”, particolare attenzione è stata dedicata a quei settori dove, per ragioni connesse all’intensità del lavoro concentrata nel periodo estivo e all’elevato turn over del personale, sono particolarmente interessati dal citato fenomeno, quali l’agricoltura, l’edilizia, il commercio e la ristorazione.
 
In generale, sono state verificate oltre 25.000 posizioni lavorative, delle quali 5.593 (circa il 22%), risultate in nero, ovvero totalmente sconosciute alla pubblica Amministrazione; mentre altre 3.398 posizioni lavorative hanno presentato, invece, delle irregolarità.
Nel dettaglio, 10.709 posizioni lavorative verificate hanno riguardato cittadini stranieri provenienti da paesi diversi da quelli dell’Unione. Il ricorso al lavoro nero (2.145 unità) e in generale al lavoro irregolare (1.508 unità) di immigrati rimane molto alto, attestandosi sul 34% circa del totale dei lavoratori controllati.
Anche la sicurezza sui luoghi di lavoro continua a costituire un aspetto dolente.
 
Sempre nel periodo compreso gennaio-agosto, sono stati 421.969 gli infortuni verificatisi, dei quali 682 con esiti mortali. In particolare, sono state eseguite 1.165 ispezioni tecniche da cui sono conseguiti i seguenti risultati: 1.453 imprese controllate, delle quali 1.072 irregolari (oltre il 73%); 1.502 persone denunciate all’Autorità giudiziaria; 2 cantieri e/o opifici sottoposti a sequestro; 122 sospensioni di attività in edilizia; 3.045.789 euro di ammende contestate.
 
Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato, le 25 indagini avviate durante la campagna “Estate sicura” hanno permesso di denunciare 48 persone, delle quali 13 in stato di arresto, responsabili di aver sfruttato complessivamente 203 lavoratori.
Infine, il lavoro minorile resta un tema complesso e un fenomeno poco controllato a livello nazionale.
 
Nell’ambito della vigilanza ordinaria svolta nel comparto di specialità, i militari hanno verificato la posizione lavorativa di 376 minori accertandone la posizione irregolare in 175 casi, ovvero nel 46,5% del totale dei lavoratori minori controllati.
 
Comunque, nessun caso accertato è stato segnalato come child labour in quanto tutti riconducibili ad attività lavorative che non ostacolano di fatto l’istruzione e/o lo sviluppo (fisico psichico e sociale e morale) del minore, ma che gli consentono di contribuire all’economia familiare, spesso anche di supporto alla stessa attività lavorativa della famiglia.

Articolo pubblicato il 08 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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