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Rumore, in Ue 10 mila morti l'anno
di Rosario Battiato

Agenzia europea dell’Ambiente: 8 mln di persone soffrono di disturbi al sonno per l’inquinamento acustico. La Regione coinvolta in una procedura di infrazione per violazione dei limiti

Tags: Inquinamento Acustico



PALERMO – Il rumore, tra le varie declinazioni dell’inquinamento, sembra essere il meno offensivo, talvolta circoscritto a un semplice disturbo. In realtà, l’inquinamento acustico non compromette soltanto la qualità della vita, ma costituisce un grave problema che incide direttamente sulla salute.
 
I dati dell’Aea, l’agenzia europea dell’Ambiente, hanno stimato, nel 2014, la presenza di almeno 8 milioni di persone che soffrono di disturbi del sonno dovuti al rumore ambientale mentre annualmente l’inquinamento acustico causa in Europa 43mila ricoveri in ospedale e diecimila morti premature.
 
Una tipologia di inquinamento che non è sottovalutata nemmeno dall’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) che ha dedicato al fenomeno una serie di studi che hanno fornito dati abbastanza preoccupanti: negli stati membri dell’Unione europea e altri Paesi dell’Europa occidentale quotidianamente vengono persi 61 mila anni per cardiopatia ischemica, 45 mila anni per difficoltà cognitive dei bambini, 903 mila anni per disturbi del sonno, 22 mila anni per acufeni e 587 mila anni per fastidi.
 
Dati che producono almeno un milione di anni di vita sana persi ogni anno e soprattutto per il rumore legato al traffico stradale. E le prospettive consigliano interventi d’impatto, perché si stima che nel 2020 almeno l’80% degli europei vivrà in aree urbane, nei pressi di infrastrutture e snodi di trasporto trafficati.
 
Un peso specifico non indifferente che è stato messo in risalto anche nell’ultimo rapporto Ecosistema Urbano 2017 di Legambiente. “Studi condotti a livello comunitario – riporta lo studio – rilevano che i costi sociali associati a morti premature, perdita di giornate lavorative, ricoveri ospedalieri e relativi al consumo di farmaci assunti a causa del rumore, rappresentano circa lo 0,5% del Pil della Ue”. In Italia la legge quadro sull’inquinamento acustico stabilisce, dal 1995, l’obbligo per i comuni di realizzazione un piano di classificazione acustica del proprio territorio propedeutico all’individuazione di azioni di risanamento. Secondo i dati dell’associazione del Cigno, ancora dopo 20 anni il 75% dei Comuni non ha approvato il piano e per l’Italia, infatti, è già scattata già nel 2013 la procedura di infrazione della Commissione Europea.

La Sicilia non è da meno. L’Isola è, infatti, coinvolta nella procedura 2013/2022 relativa alla “non corretta attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale” in riferimento alle mappe acustiche strategiche. In particolare la violazione riguarda l’agglomerato di Palermo e quello di Catania.

I dati dell’Ispra relativi al rumore, pubblicati nell’annuario dei dati ambientali di dicembre, hanno registrato la presenza, nel 2015, di 194 sorgenti controllate. I superamenti dei limiti di legge hanno riguardato tutti gli ambiti: attività produttive per un terzo dei controlli, servizio e/o commerciali per quasi la metà (46,5), attività temporanee (manifestazioni e simili) per l’80% e infrastrutture stradali per circa un terzo.

Criticità visibilmente percepite dai cittadini. Nel 2015, l’Istat ha intervistato circa due milioni di famiglie e tra queste 4 su 10 si lamentano dell’inquinamento acustico e non soltanto perché vivono nel centro urbano.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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