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Unesco Sicilia, occasione sprecata
di Isabella Di Bartolo

Sette gioielli Patrimonio dell’umanità, ma Teatro greco di Taormina e Valle dei Templi raccolgono la metà dei visitatori di Pompei. Mancano Piani di gestione e segnaletica adeguata, le infrastrutture scoraggiano i turisti

Tags: Turismo, Sicilia, Unesco



L’Isola delle occasioni perdute conferma il suo trend anche nel 2017. Con 53 siti iscritti nella lista World heritage, l’Italia conferma il suo ruolo culturale preminente a livello mondiale seguita solo dalla Cina con 52 tesori Unesco ma conferma anche l’incapacità politica di gestione sana di un patrimonio unico come dimostrano, di recente, gli esempi negativi di Pompei e per l’ultima di Venezia, soffocata da un turismo senza regole e da un business inadeguato alla sua tutela.
 
In tale contesto di rischio si inserisce la Sicilia che con i suoi 7 “gioielli” è la regione più ricca di beni Unesco della Penisola ma proprio i suoi siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’umanità rappresentano una delle occasioni perdute dell’Isola.
La valorizzazione e quel che ne consegue in termini di immagine e business culturale, resta ferma. Basti pensare che la sola Pompei, fino ad oggi, ha contato 3 milioni e 200mila visitatori in costante aumento rispetto agli anni passati mentre Venezia, con oltre 7 milioni di presenze, secondo i dati dell’Annuario di Venezia ancora in fase di definizioni, continua ad essere una delle città star della Penisola in termini di attrattiva turistica.
 
Di gran lunga inferiori i numeri dei siti Unesco siciliani: Taormina con il suo teatro antico in testa sfiora 1 milione di presenze, segue a ruota la Valle dei templi di Agrigento in costante crescita e, con 700mila circa, il teatro greco di Siracusa.
 
A questi numeri nazionali si aggiunge un ulteriore dato in crescita presentato dall’Osservatorio nazionale del turismo per l’anno in corso rispetto al 2016: cresce del 3,9% la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia (secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia), mentre sale dello 0,8% la presenza dei turisti negli esercizi alberghieri italiani (secondo i numeri Istat) e del 3,3% le entrate totale dal turismo internazionale.
 
I siti siciliani restano indietro nelle classifiche italiane sulle presenze turistiche nonostante un incremento di presenze registrato nel primo semestre dell’anno come confermato dall’assessore regionale al Turismo, Antony Barbagallo: “Secondo l’Osservatorio turistico nei primi sei mesi del 2017 si registrano 2,2 milioni di arrivi, con un +19% rispetto allo scorso anno, e quasi 6,6 milioni di presenze, ovvero un +14,6% sullo stesso periodo dell’anno scorso”. Dato in aumento considerando che a luglio e agosto l’incremento è stato almeno del 20 per cento e si attendono ora i numeri finali. Ma in lista ci sono le consuete città “star”: Taormina, Palermo, Catania seguite dalle località turistiche come Cefalù, San Vito lo capo e il Ragusano. Lo conferma anche il “Rapporto sul turismo 2017”, curato da UniCredit e Touring Club Italiano, che pone la Sicilia al nono posto fra le regioni italiane per presenze turistiche con oltre 14,5 milioni di presenze.
 
Per quanto riguarda la distribuzione percentuale delle presenze turistiche nelle province siciliane risulta in testa Messina con il 24,3% del dato complessivo regionale, trainata dai flussi turistici legati a Taormina: a seguire vi sono poi, ai primi posti, Palermo (20,2%), Trapani (14,9%), Catania (13,6%), Siracusa (9,7%) e Agrigento (8,9%).
 
Cosa serve dunque per potenziare il patrimonio Unesco in Sicilia e mettere in moto l’economia culturale ad esso legata? Giacomo Bassi, presidente dell’Associazione Beni italiani Patrimonio mondiale Unesco e sindaco di San Gimignano, evidenzia come “l’ammissione alla lista Unesco non sia un punto di arrivo ma costituisce un punto di partenza per un percorso impegnativo, a ostacoli, viste le contingenti difficoltà di gestione del patrimonio”.
 
A tale proposito, il ministero dei Beni culturali ha annunciato la costituzione dell’Osservatorio sui siti del patrimonio mondiale per raggiungere obiettivi concreti e risorse per i progetti, professionalità che affianchino i decisori e pianificazioni attive e coordinate per la corretta gestione e sostenibilità di questi luoghi che rappresentano l’eccellenza culturale italiana. Bassi evidenzia l’esigenza di strumenti utili alla valorizzazione del patrimonio e fa riferimento al rifinanziamento della legge 77 del 2006 che, secondo la sua analisi, è incongruo rispetto al fabbisogno di manutenzione, restauro e di allestimento di sistemi moderni ed organizzati per una corretta e compiuta fruizione dei patrimoni.
 


Promuovere il patrimonio disponibile in modo unitario
 
Unesco e Sicilia da soli, non basta. Per guardare avanti occorre anche una nuova politica europea e in tal senso l’associazione Italiana dei Beni Unesco partecipa alla rete delle associazioni europee che si occupano del patrimonio mondiale: un movimento che si sta formando e che sta veicolando buone pratiche da mutuare vicendevolmente in attesa di una politica europea di attenzione verso il patrimonio mondiale, attraverso una diretta e forte interlocuzione dei livelli governativi e parlamentari italiani con la Commissione Europea e con il Parlamento Europeo.
Dal punto di vista pratico, Aurelio Angelini, direttore in Sicilia della fondazione Patrimonio Unesco, ha sempre evidenziato l’importanza dei segnali positivi in termini turistici e l’esigenza di una nuova capacità di gestione del patrimonio culturale. “La Sicilia ha nel turismo soltanto un decimo del suo pil – dice– A differenza di quanto accade nelle isole minori di Spagna e Grecia, dove questo dato sale fino al 30%. C’è bisogno sicuramente di infrastrutture, sia materiali come le strade e le ferrovie che immateriali come la digitalizzazione dell’offerta».
Un’analisi siciliana è quella dell’ex assessore regionale ai Beni culturali, Fabio Granata, oggi direttore del Distretto sudest e tra i fondatori del movimento Diventerà bellissima di Nello Musumeci. “A Palermo mi sembra esserci una ottima promozione del nuovo sito Arabo normanno – dice - e,da direttore del distretto Sudest, coordino la candidatura del Val di Noto a capitale italiana della cultura 2020 attraverso un dossier già presentato al ministero e incentrato sulla valorizzazione in rete del Patrimonio Unesco del Sudest. Noto, Siracusa, Catania, Modica, Caltagirone, Militello Val di Catania, Palazzolo, Scicli con i loro sindaci insieme per questo progetto che comunque rappresenta già una rete organica di promozione del viaggio culturale. Per il resto bisogna instituire i parchi archeologici territoriali e promuovere il patrimonio Unesco in modo unitario e adeguato alla sua importanza sia per i cittadini che per i viaggiatori”.
 

 
I siti Unesco visti da Simona Modeo, presidente regionale SiciliAntica.
Viabilità e collegamenti non facilitano la fruibilità
 
“Unesco e Sicilia all’anno zero”. Simona Modeo, presidente regionale di SiciliAntica, riaccande i riflettori sulle condizioni dei beni inseriti nella World heritage list. “Pur avendo ben 7 siti Unesco – dice – la Sicilia non li valorizza abbastanza o comunque non quanto meriterebbero. Innanzitutto perché i piani di gestione non sono ancora operativi e ciò ovviamente va a discapito della manutenzione ordinaria dei siti alcuni dei quali sono praticamente abbandonati a se stessi, come la meravigliosa necropoli di Pantalica. Per non parlare della segnaletica alla quale la nostra Regione non riserva la dovuta importanza e ciò vale tanto per la Valle dei Templi quanto per l'Etna o per il percorso arabo-normanno di Palermo. Di recente ho sentito dire che si vorrebbero candidare a patrimonio dell'umanità altri siti siciliani come Mozia e le sue saline, ma, a mio avviso, bisognerebbe prima cominciare a valorizzare adeguatamente quelli che ne fanno già parte, rendendo subito operativi i piani di gestione”. Il presidente dell’associazione regionale che conta sedi in ogni provincia siciliana, aggiunge come oltre alla segnaletica manchino anche le infrastrutture. “Parlo di viabilità e collegamenti funzionanti, strutture ricettive adeguate – dice Simona Modeo - che non facilitano la fruibilità dei siti da parte di ogni tipologia di turista e in particolare da quelli che non arrivano in Sicilia con viaggi organizzati”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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