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Quotidiano di Sicilia

Startup, cervelli in frigo e in fuga
di Roberto Pelos

Mise-Unioncamere: nell’Isola 403 imprese innovative nei primi 9 mesi del 2017, in Lombardia sono 1.793. Solo lo 0,41% delle società iscritte alla CamCom. Sicindustria: politiche carenti per imprese

Tags: Unioncamere, Mise, Sicilia, Sicindustria



ROMA – La Sicilia è indietro rispetto alle regioni del Nord Italia per quanto riguarda la presenza di start-up innovative. È quanto emerge dal terzo rapporto trimestrale, per il 2017, realizzato dal Ministero dello Sviluppo economico in collaborazione con Unioncamere. Il gap riguarda soprattutto il confronto con la Lombardia, che, come sappiamo, è una realtà imprenditoriale di enorme importanza all’interno del panorama nazionale. La nostra regione fa registrare, in valore assoluto, la presenza di appena 403 start-up, mentre in Lombardia se ne contano 1.793 che la consolidano come regione in cui, proprio in valore assoluto, è localizzato il maggior numero di imprese innovative; passando ai valori in percentuale, in Sicilia si registra un 5,13% sulla percentuale nazionale delle start-up contro il 22,83% della Lombardia.
 
Passando ai valori in percentuale, in Sicilia si registra un 5,13% sulla percentuale nazionale delle start-up contro il 22,83% della Lombardia, mentre per quel che attiene al rapporto sul totale delle società di capitale di ogni regione, nella nostra terra la quota raggiunge lo 0,41%, contro lo 0,54% della Lombardia.
 
Un confronto sempre più impari, quindi, quello tra la nostra terra e il “colosso” del Nord, come emerge anche dalla distribuzione provinciale delle start-up, in cui non è presente nessuna realtà siciliana mentre Milano raggiunge, neanche a dirlo, la vetta con 1.242 imprese innovative, con una percentuale del 15,81% sul totale nazionale. Il ritardo, per la Sicilia, purtroppo, non è solo nei confronti della Lombardia; altre regioni, soprattutto al settentrione, raggiungono quote più elevate, come Emilia Romagna, Veneto e seppur di poco, il Piemonte (rispettivamente 849, 681 e 431 in valori assoluti) e per quanto riguarda le regioni meridionali, la Campania con 592 imprese innovative.
 
Le cose migliorano se guardiamo a realtà più piccole rispetto alla Sicilia, soprattutto al Centro-Sud, ma anche in confronto alla Toscana dove si registrano, in valori assoluti, 354 start-up, o rispetto alla Liguria dove le imprese innovative raggiungono quota 145; fanalino di coda, la Valle d’Aosta con appena 16 start-up.
 
Secondo l’indagine del Mise, a livello nazionale, a fine settembre, nella sezione speciale del Registro delle Imprese, erano iscritte 7.854 imprese innovative, in aumento di 460 unità rispetto alla fine di giugno (+6,2%). Il 70,6% delle start-up innovative fornisce servizi alle imprese, mentre il 4% opera nel commercio. Le imprese con una prevalenza femminile sono 1.054, il 13,4% del totale, contro un’incidenza del 17,1% se si prende in esame l’incidenza delle società di capitali; le start-up innovative in cui almeno una donna è presente nella compagine sociale sono 3.357, il 42,7% del totale, quota inferiore a quella fatta registrare dal complesso delle società di capitali (49,4%).
 
Le start-up innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 1.696, il 21,6% del totale, con una quota più di tre volte superiore a quella rilevata tra le altre società di capitali (6,9%). Le start-up innovative che vedono la presenza di almeno un giovane nella compagine sociale sono 2.784 (35,4% del totale, contro un’incidenza del 13% se si considera la totalità delle società di capitali italiane).
 
Le imprese innovative con una compagine sociale a prevalenza straniera sono 230, il 2,9% del totale, una quota inferiore a quella osservata nel complesso delle società di capitali (4,6%). Le start-up innovative in cui è presente almeno un cittadino non italiano sono 1.011, il 12,9% del totale; tale quota è superiore a quella del complesso delle società di capitali (10,8%). Dal punto di vista occupazionale, a fine giugno 2017, risultano presenti 3.137 start-up innovative con almeno un dipendente (533 in più rispetto alla precedente rilevazione), pari al 39,9% del totale: un dato in crescita rispetto a quello rilevato a fine marzo (35,2%).
 
A fine giugno cresce anche il numero degli addetti, pari a 10.262, mentre risulta in leggera flessione il numero medio degli addetti per start-up innovativa, da 3,6 a 3,27. Sono 31.400, a fine settembre 2017, i soci delle 7.669 start-up innovative che presentano almeno un socio.
 

 
Tra le città terreno fertile per start up prima Milano
 
Come già accennato, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico e Unioncamere, alla fine del terzo trimestre dell’anno in corso, è Milano la provincia con il maggior numero di start-up innovative all’interno del panorama nazionale. Al secondo posto si trova Roma, con 675 imprese e una percentuale dell’8,59% di aziende rispetto al totale nazionale. Segue Torino, dove sono presenti 299 start-up (3,81%), Napoli, provincia con 283 start-up e una percentuale del 3,60% sul totale nazionale. Bologna, che si trova al quinto posto, vede la presenza di 259 imprese (3,30%), segue Padova, dove le start-up innovative sono 192 (2,44%), Modena con 156 imprese (1,99%), Bari e Trento, dove sono presenti in entrambe 145 start-up (1,85%), decima Firenze dove si trovano 142 start-up (1,81%). A primeggiare per densità provinciale, sempre al terzo trimestre 2017, è Trieste che vede la presenza di 59 start-up ed una percentuale dell’1,44% rispetto al totale delle società di capitale della provincia. Segue Trento con 145 imprese (1,40%), Ascoli Piceno, dove si registra la presenza di 85 start-up per una quota dell’1,33% sul totale delle società di capitale. Al quarto posto si piazza Ancona con 126 start-up e una percentuale dell’1,13%, segue Rimini che vede la presenza di 96 imprese (1,05%), Bologna, dove si trovano 259 imprese e una quota dello 0,95%.
La classifica riguardante la densità provinciale prosegue con Macerata, con 69 start-up e una percentuale dello 0,86%, Pordenone che vede la presenza di 49 imprese innovative e una quota dello 0,83% sempre rispetto al totale delle società di capitale della provincia, segue Bolzano - Bozen, dove si trovano 79 start-up e una percentuale dello 0,81%; Al decimo posto troviamo Padova che annovera al suo attivo 192 start-up ed una quota dello 0,76%.
 

 
Sul tema è intervenuto Rosario Amarù, vice presidente Sicindustria

Dagli ultimi dati del Mise e Unioncamere, emerge ancora un gap tra la Sicilia ed altre regioni italiane, in particolar modo la Lombardia, per quel che riguarda la presenza di start-up innovative. Come commenta questo “handicap”?
“Io non sarei tanto pessimista. Secondo i dati la Sicilia è settima tra le regioni italiane per numero di start up innovative con il 5,13 per cento del totale nazionale. È vero che è lontana dalla Lombardia che apre la classifica, ma segue d’un passo regioni come il Piemonte. È vero anche che di strada da fare ce n’è ancora tanta e che sicuramente la Sicilia ha un gap da recuperare, ma questo non riguarda le start up quanto piuttosto l’intero sistema economico”.
La Regione fa abbastanza per incentivare la nascita delle start-up?
“Le politiche per l’impresa in questa regione, al momento, sono sicuramente carenti. Più volte come Sicindustria abbiamo sollecitato la definizione di un piano industriale per la Sicilia, abbiamo chiesto una programmazione purtroppo inesistente. Ed è chiaro che senza una pianificazione è difficile progettare una qualsiasi attività d’impresa. L’innovazione oggi più che mai è alla base di qualsiasi processo industriale ed è su questo che dovrà misurarsi la nostra regione se vuole essere competitiva e offrire opportunità ai giovani. Confindustria, dal canto proprio, sta lavorando molto sul tema delle start up con il programma AdottUp realizzato da Piccola Industria in collaborazione con l’Area Politiche Industriali di Confindustria e i Giovani Imprenditori. Per le start-up, infatti, farsi adottare da una pmi può essere un modo per sperimentare la propria idea in un contesto solido e collaudato come quello d’azienda e per le pmi può rappresentare un’opportunità per accelerare l’innovazione, investire in R&D per vie esterne, migliorare prodotti e processi produttivi o diversificare l’attività”.
La Sicilia è un terreno fertile per le imprese innovative o i siciliani sono costretti a cercare altri ambienti per fare nascere le start-up?
“La Sicilia non è business friendly, anzi troppo spesso le opportunità derivanti da investimenti vengono avversate, se non letteralmente aggredite. Questo ha come effetto immediato l’espatrio dei cervelli che porta altrove competenze e iniziative. Abbiamo tutti gli strumenti per dare una svolta a quest’Isola. Si tratta di operare un cambiamento di tipo strutturale, puntando sempre più su un rapporto diretto tra mondo della formazione e mondo delle aziende e creando un nuovo modello di crescita sociale, in cui i fattori dell’innovazione istituzionale, tecnologica ed economica siano strettamente interdipendenti”.

Articolo pubblicato il 18 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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