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Università, tasse in calo, Sud in controtendenza
di Michele Giuliano

Federconsumatori: nel Meridione Atenei più cari rispetto al passato. I costi medi variano da 316 a 2.400 € in base al reddito

Tags: Università, Tasse, Federconsumatori



PALERMO - Tasse universitarie in calo, con una flessione che interessa tutte le fasce di reddito Isee ad eccezione di quella più alta, e rette più alte al Sud: queste le due tendenze principali che emergono dall’Indagine sui costi delle università italiane fatta da Federconsumatori.
 
I costi medi variano da circa 316 euro a oltre 2.400 euro, a seconda della fascia Isee familiare. L’Osservatorio nazionale Federconsumatori ha realizzato anche per l’anno accademico 2017/2018 l’annuale indagine sui costi degli atenei.
L’ammontare delle tasse universitarie si determina principalmente in base al reddito Isee, dunque nell’indagine sono state esaminate cinque fasce di riferimento: la prima fascia prevede un Isee fino a 6mila euro, la seconda fino a 10 mila euro, la terza fino a 20 mila euro, la quarta fino a 30 mila euro e a seguire la quinta con l’importo più alto.
 
Dice Federconsumatori: “Per un ragazzo il cui reddito familiare corrisponde alla I fascia, quindi 6.000 euro di Isee, si rileva un costo medio annuo di 316,82 euro mentre si arriva ad una media di 2.446,45 euro per quanto riguarda gli importi massimi. Cifre importanti, certo, che tuttavia fanno registrare una considerevole flessione rispetto al 2016”.
 
“La diminuzione – spiega Federconsumatori – è la diretta conseguenza dell’applicazione della Legge di Bilancio che, per favorire l’accesso all’istruzione universitaria, ha introdotto consistenti agevolazioni per gli studenti a basso reddito nonché per gli studenti meritevoli. Gli studenti del primo anno con un reddito Isee inferiore a 13 mila euro non sono tenuti al pagamento dei contributi di ateneo, mentre gli iscritti agli anni successivi devono soddisfare, oltre al requisito economico, anche un requisito di merito, e vale a dire il conseguimento di almeno 10 crediti formativi nel caso degli iscritti al secondo anno e di almeno 25 crediti formativi nel caso degli iscritti agli anni seguenti nei dodici mesi antecedenti la data del 10 agosto”.
 
La flessione più ampia c’è nella seconda fascia, dove gli importi calano del 35,65%. Per la I, la III e la IV fascia la flessione è rispettivamente del 33,70%, dell’15,91% e dell’8,69%. Per gli importi massimi si riscontra invece la tendenza opposta, con un aumento dell’8%. Per l’anno accademico appena iniziato, secondo Federconsumatori, si ribalta una delle principali evidenze emerse nei rapporti precedenti: a differenza di quanto riscontrato negli anni scorsi, per il 2017/2018 sono le Università del Sud a imporre rette più alte. Considerando la prima fascia di reddito, i costi superano del +15,04% quelle delle Università del Nord e del +7,18% la media nazionale. In passato invece le Università del Nord Italia risultavano più costose rispetto alle altre: considerando i contributi previsti per la prima fascia gli importi medi nelle Università settentrionali risultavano superiori del +16,79% rispetto a quelli in vigore nelle Università del Sud e del +15,47% rispetto alla media nazionale.
 
A imporre i contributi più bassi (per tutte le fasce ad eccezione dell’ultima) sono le Università del Centro Italia: le tasse di questi Atenei fanno registrare, per la prima fascia di reddito, uno scarto del -7,94% rispetto a quelli del Sud e addirittura del -23,50% a confronto con le Università del Nord.

Articolo pubblicato il 29 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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