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Quotidiano di Sicilia

L'inquinamento ha effetti negativi non solo sull'ambiente ma anche sull'uomo
Il futuro dipende da noi: effetto serra, buco nell’ozono, scioglimento dei ghiacciai. Ecco come il clima influenza la nostra vita distruggendo la natura. Il protocollo di Kyoto e gli obiettivi di riduzione delle emissioni



“Il clima influenza la nostra vita”. Quest'espressione non è mai stata così vicina a noi come in quest'ultimo periodo di cambiamenti drastici per l'ambiente, comprese flora e fauna. Uno dei principali fattori è l'inquinamento, causato soprattutto dall'azione antropica che durante il corso del tempo ha logorato la Terra distruggendo la natura con l'emissione di gas di scarico ad alto contenuto di anidride carbonica. Tutto ciò porta all'aumento dell'effetto serra, fenomeno atmosferico - climatico che indica la capacità del pianeta di trattenere parte dell’energia proveniente dal sole con conseguente innalzamento della temperatura media (Global worming) e ad un “ampliamento del buco dell’ozono” ovvero all’assottigliamento dell’ozonosfera causato, secondo alcuni studiosi, essenzialmente dai clorofluorocarburi (CFC), gas idrocarburici contenenti anche cloro e fluoro.
 
A questi fenomeni si aggiungono lo scioglimento dei ghiacciai con conseguente aumento del livello delle acque superficiali (oceani e mari).
 
L’inquinamento ha degli effetti alquanto negativi non solo sull’ambiente ma anche sull’uomo, infatti, su quest’ultimo provoca varie interferenze nella regolazione dei meccanismi di difesa immunitaria; il tutto contribuisce all’aumento delle malattie. Un esempio fra tanti riguarda i raggi UV che possono danneggiare la retina dell’occhio provocando cecità o favorire lo sviluppo di melanomi e di cancro nella pelle. Invece per quanto riguarda l’ecosistema, provocano un rallentamento della crescita sulla flora con conseguente impoverimento del raccolto e della capacità di fotosintesi delle piante. L’ambiente diventerebbe quindi inospitale per la vita così come oggi la conosciamo, poiché in condizioni estreme di inquinamento riuscirebbero a sopravvivere solamente alcuni insetti, ossia quelle uniche forme di vita terrestri protette da un esoscheletro che li riparerebbe da ogni tipo di radiazione.
 
Un altro grande fenomeno che consegue alle emissioni di gas in atmosfera sono le piogge acide, cioè precipitazioni piovose che possono avvenire anche sotto forma di neve o grandine, ricche di particelle e molecole acide che si depositano al suolo provocando effetti devastanti. Infatti la pioggia acida modifica il pH naturale dei terreni e delle acque con ripercussioni sul metabolismo delle piante ed alterando i livelli degli elementi nutritivi contenuti nella catena alimentare. In alcuni casi questo fenomeno può provocare un aumento della tossicità di piante commestibili e, per ovvie ragioni, il loro consumo causerebbe patologie di varia natura, quali ad esempio malattie cardiocircolatorie, problemi respiratori e tumori.
 
Gli esperti concordano sul fatto che la temperatura continuerà ad aumentare nel corso degli anni provocando ulteriori effetti sulle condizioni meteorologiche.
Gli effetti del cambiamento climatico non saranno omogenei in tutto il pianeta poiché non è possibile prevederne dettagliatamente gli impatti che possono variare da regione a regione. Tuttavia, è comunque possibile prevedere, con un buon grado di approssimazione, che l’avanzamento di questo fenomeno porterà alla desertificazione e alla siccità soprattutto le aree tropicali del pianeta con conseguenze non solo sul paesaggio ma principalmente sugli equilibri naturali degli ecosistemi.
Ad oggi, con l’inquinamento in continuo aumento e il nostro Paese sempre più impoverito delle sue risorse naturali, molti studiosi sono alla continua ricerca di modi possibili per risolvere o, quanto meno, controllare questo problema.
 
Anche l’impegno politico non è mancato: nel 1997 oltre 160 Paesi hanno sottoscritto il protocollo di Kyoto, ma soltanto il 16 febbraio del 2005 è entrato di fatto in vigore. Esso fissa obiettivi di riduzione delle emissioni differenziati in funzione del grado di industrializzazione dei paesi aderenti. Per i Paesi dell’Unione Europea era stabilita una riduzione dell’8% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990. L’Unione Europea, a sua volta, sulla base della specifica struttura industriale dei Paesi Membri, ha ripartito l’obbligo richiesto dal Protocollo in funzione delle fonti energetiche utilizzate e delle aspettative di crescita economica di ciascuno. I Paesi che non raggiungono gli obiettivi sono soggetti a sanzioni.
 
L’Italia ha recepito il Protocollo di Kyoto nel 2002 con la preparazione di un Piano di Azione Nazionale per la riduzione delle emissioni.
Forse dovremmo fare qualcosa di più se vogliamo salvare la nostra terra!
 
Michaela Biondi - Marco Popolo - Pamela Popolo Ginesi - Salvo Carmeci -Andrea Cocuzza - Desy Failla - Marika Livera
V A, Istituto tecnico biotecnologie ambientali “R. L. Montalcini”,
Gagliano Castelferrato (En)

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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