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Primi risultati dell'esperimento Dampe per lo studio delle radiazioni cosmiche
di Redazione

Il satellite, in orbita dal 2015, ha il compito di analizzare le proprietà più nascoste dell’universo, tra cui la materia oscura

Tags: Dampe, Satellite, Radiazioni Cosmiche



ROMA - La rivista scientifica Nature ha pubblicato i primi risultati dell’esperimento Dampe (Dark matter particle explorer), condotto con un satellite in orbita dal dicembre 2015 per misurare il flusso di elettroni e positroni cosmici di altissima energia (da 55 GeV a 4,6 TeV). Per la prima volta, la misura diretta di queste particelle nello spazio riesce a mettere in evidenza e valutare una brusca variazione, in gergo “break”, nell’andamento del loro flusso in funzione dell’energia.
 
A energie al di sopra dei 0.9 TeV, il flusso di elettroni e positroni cambia il suo andamento e si “piega”, decrescendo più rapidamente con l’aumentare dell’energia. Questo fenomeno era stato recentemente misurato solo da esperimenti a terra, con osservazioni indirette, con un’incertezza molto maggiore e risultati in parte ancora preliminari.
 
Dampe, il primo satellite astrofisico cinese, è una collaborazione internazionale a cui lavorano oltre cento tra scienziati, tecnici e studenti provenienti da istituzioni cinesi, italiane e svizzere guidate dal Purple mountain observatory (Pmo) dell’Accademia cinese di scienze (Cas). L’Italia è coinvolta con un gruppo di circa venti scienziati dalle sezioni di Perugia, Bari e Lecce dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le Università di Perugia, Bari e del Salento.
 
“Il lavoro presentato - ha spiegato Giovanni Ambrosi, portavoce italiano dell’esperimento - è un passaggio fondamentale per la collaborazione internazionale, e dimostra come mettere in orbita strumenti altamente sofisticati permetta di individuare nuovi fenomeni. Questo risultato rappresenta solo l’inizio del ricco programma scientifico che ci aspetta nei prossimi anni per capire il comportamento dell’universo alle alte ed altissime energie, contribuendo a svelare la natura ultima della materia oscura, di cui sappiamo ancora molto poco”.
 
L’esperimento Dampe, come accennato, è una missione per lo studio della radiazione cosmica di alta energia. Il rivelatore è stato progettato per misurare i flussi di elettroni, fotoni, protoni e nuclei, con una precisione e in un intervallo di energia maggiore degli esperimenti già attivi. L’importanza della misura di Dampe è legata alla ricerca e allo studio delle sorgenti di elettroni e positroni a energie del TeV, se siano oggetti di natura astrofisica - per esempio pulsar - o se la loro presenza sia dovuta in parte alla materia oscura, come sembrerebbe possibile date le caratteristiche del flusso di positroni osservato fino a quelle energie dall’esperimento Ams-02.
 
“Dampe – ha commentato Marco Pallavicini, presidente della Commissione di fisica astroparticellare dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) - si inserisce in un programma di missioni spaziali, come Fermi e Ams-02, e di osservatori terrestri, Cta-Magic, Auger e Advanced Virgo, o sottomarini, come Km3net, che ha l’obiettivo di studiare tutti i messaggeri del cosmo. Sarà così possibile analizzare le proprietà più nascoste dell’universo con un approccio fortemente sinergico”.
 
Partito il 17 dicembre 2015 dalla base di lancio cinese Jiuquan Satellite Launch Center, nel deserto di Gobi, il satellite orbita a una quota di circa 500 km, e da quasi due anni opera ininterrottamente per cercare indizi sulla sfuggente materia oscura nel flusso di raggi cosmici che dallo spazio giungono incessantemente sulla terra. Nei suoi primi 530 giorni di attività scientifica, fino all’8 giugno di quest’anno, Dampe ha rivelato 1,5 milioni di elettroni e positroni cosmici con energie al di sopra dei 25 GeV, con un’elevata risoluzione energetica e con una bassa contaminazione da particelle di fondo, principalmente protoni, a livelli senza precedenti.
 
Il principale obiettivo scientifico di Dampe è proprio identificare possibili segnali della presenza di materia oscura studiando le caratteristiche delle particelle ordinarie misurate dal rivelatore che ha un cuore, il tracciatore al silicio, realizzato da ricercatori italiani con il coordinamento dell’Infn di Perugia.

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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