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Incompiute, cancellare la vergogna
di Rosario Battiato

In Sicilia una spesa da mezzo miliardo di euro per 159 opere mai completate, un quinto del totale nazionale. Per cento infrastrutture spesi 300 mln, ma i lavori non sono neanche alla metà

Tags: Sicilia, Incompiute



PALERMO – Nell’elenco potenziale della Sicilia che potrebbe essere e che non è, si trova un po’ di tutto: dall’impiantistica sportiva alle arterie stradali passando per le infrastrutture idriche, le scuole e le case per anziani. Un campionario incredibile che svela le storie dello spreco di denaro pubblico in un’Isola che ospita un quinto del totale delle incompiute a livello nazionale (752): 159 opere incompiute per mezzo miliardo di spesa e ancora 300 milioni di euro necessari per completarle.
 
L’ultimo quadro aggiornato è stato realizzato dal dipartimento regionale tecnico che, come da tradizione, confluisce nell’Anagrafe delle Opere pubbliche incompiute di interesse nazionale, costituta già nel 2013 sotto l’egida del ministero delle Infrastrutture, e prevista nel 2011 sulla base dell’articolo 44 bis del decreto legge 6 dicembre 2011, in seguito convertito nella legge 214 del 22 dicembre 2011.
 
L’aggiornamento dell’anagrafe delle opere incompiute di competenza, rispettivamente, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e delle Regioni e delle Provincie Autonome, è realizzato ai sensi del D.M. 13 marzo 2013, n. 42 disciplinante il “Regolamento recante modalità di redazione dell’elenco anagrafe delle opere pubbliche incompiute, di cui all’art. 44 bis del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”. Le sezioni elenco sono pubblicate inoltre sul sito dedicato (serviziocontrattipubblici.it).
 
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5 opere complete al 100% eppure restano inutilizzate
In otto fogli tutto l’incompiuto di Sicilia. L’ultimo aggiornamento della Regione risale alla scorsa estate e presenta una distribuzione di percentuale di completamento che evidenzia profonde differenze. Ce ne sono 5 addirittura completate (lavori eseguiti al 100%) che sono costate complessivamente 3 milioni di euro, ma che non risultano ancora fruibili per la collettività.
Si tratta delle tribune del campo di calcio località Fossazzo nel comune di Milazzo, dal costo complessivo di 516 mila euro, del progetto per la costruzione di una scuola materna a Camporeale, per un importo totale aggiornato a 51 mila euro, e ancora di un edificio da adibire a ricovero per anziani nel comune di Vita, un intervento da 921 mila euro.
Inoltre ci sono anche i lavori di costruzione dei bagni di cura saunistica in località Bagno Asciutto nel comune di Pantelleria, un’incompiuta costata mezzo milione di euro, e, per chiudere, la costruzione dell’impianto di depurazione reflui della fognatura comunale nel comune di Santo Stefano Quisquina, che è costato alla collettività 880 mila euro.
Si tratta di cinque opere che non hanno necessità di ulteriori oneri per l’ultimazione dei lavori e che complessivamente, ad oggi, sono costate circa 3 milioni di euro. Eppure stanno lì, ancora inutilizzati.
 
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Cento opere, 284 milioni e lavori neanche alla metà
La distribuzione statistica delle altre incompiute conferma la grande varietà presente nell’Isola. Oltre le cinque al 100%, solo un terzo delle opere incompiute in elenco vanta una percentuale di lavori eseguiti superiore alla metà. Per tutto il resto si è ancora fermi a una percentuale di avanzamento che si colloca tra la metà e lo 0%.
In tutto il blocco di opere completate con almeno il 50% dei lavori e fino al 99%, se ne trovano 54 che valgono complessivamente 228,6 milioni di euro e che necessitano ancora di 56,3 milioni per essere completate. Andando nello specifico, ci sono 14 infrastrutture, per un costo complessivo di 125 milioni euro, nella fascia inclusa tra 80 e 99,9%, che attendono ancora 4,7 milioni per la definitiva chiusura. Altre 12 si trovano nella fascia di avanzamento inclusa tra 60 e 79,9% e 28 si piazzano in quella immediatamente inferiore, cioè fino ad almeno la metà dell’avanzamento.
Nella fascia inferiore, cioè da 0 al 50%, ci sono 100 opere che rappresentano la parte più consistente dell’elenco e che valgono 284,3 milioni di euro spesi. Per completarle servono ancora 215,5 milioni di euro. Sei di queste sono ancora a zero per cento. Diverse le ragioni dei blocchi: dalle carenza di fondi a difficoltà di ordine procedurale. L’unica certezza è che ci sono tantissime infrastrutture in attesa di diventare operative.
 
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Il dissesto incombe, la Regione dorme
Tra le infrastrutture determinanti per la messa in sicurezza di una Regione notoriamente esposta al rischio idrogeologico (altissimo il coinvolgimento dei comuni al rischio da frana e da alluvione), ce ne sono diverse nell’elenco regionale che riguardano proprio la gestione dei corsi d’acqua, cioè quegli interventi in grado di garantire sicurezza ai cittadini e adatti ad evitare il superamento degli argini in caso di piogge torrenziali. Ad esempio, nel comune di Terrasini si sono spesi circa 3,7 milioni di euro per completare i lavori di incanalamento del torrente Furi e dei connessi interventi idonei a preservare il porto dall’interramento, ma l’intervento non è ancora completo. Infatti, servono ancora circa 1,2 milioni di euro. Sempre nell’ambito idrico, nel comune di Belpasso, sono stati avviate opere di adduzione e accumulo per 1,9 milioni di euro, ma all’appello mancano altri 2 milioni di euro per attivare l’infrastruttura. Situazione simile si registra anche nel comune di Cammarata, dove il progetto di rifacimento della rete idrica con automazione (secondo stralcio di completamento) è già costato 4,2 milioni di euro ma necessita ancora della stessa cifra per essere completato definitivamente e diventare, quindi, del tutto operativo.
 
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Tra Piemonte, Lombardia e Veneto 77 incompiute
La Sicilia è la regina delle incompiute e non tollera rivali. Per fare un confronto numerico, abbiamo preso in considerazione la Lombardia, il Piemonte e il Veneto che gestiscono flussi ingenti di investimenti pubblici per la realizzazione di infrastrutture. Nella regione governata da Roberto Maroni ne sono state registrate appena 34, per un costo da 174 milioni di euro e ancora altri 54 milioni necessari per il completamento. Il più imponente risulta essere l’intervento per la costruzione del Palasport in Corso europa del comune di Cantù, in provincia di Como, che ha visto interventi per 33 milioni di euro e risorse ancora necessarie per 29,7 milioni. Nel Piemonte, invece, ci sono appena 18 opere incompiute, a fronte di una spesa che si aggira sui 120 milioni di euro e di necessità per il completamento che superano di poco i 4,4 milioni di euro. L’intervento più sostanzioso è certamente relativo al project financing per l’affidamento della concessione per la realizzazione del complesso edilizio in piazzale Aldo Moro a Torino che ha visto un costo di 47,7 milioni di euro.
Altre 25 opere sono presenti nel Veneto per un valore di circa 100 milioni di euro, mentre l’importo degli oneri per l’ultimazione dei lavori è pari a circa 60 milioni di euro. L’opera più costosa è l’impianto natatorio della frazione San Giuseppe nel comune di Cassola che è costato, secondo l’intervento aggiornato, circa 18,5 milioni di euro.
 
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La Sicilia sempre in testa negli ultimi tre anni
Il quadro delle incompiute isolane è stato aggiornato la scorsa estate e risale al 2016. Il dato si inserisce in un percorso da montagne russe, in quanto gli ultimi anni hanno fatto registrare dei numeri non particolarmente coerenti.
Nel 2014 le incompiute registrate erano 215, poi sono diventate 113 l’anno successivo e quindi 159 nel corso dell’ultima rilevazione. L’unica costante, nel corso del triennio, è che l’Isola ha sempre mantenuto la leadership nazionale in termini di numerosità delle opere. L’elenco è aggiornato ogni anno e il ministero considera “incompiuta” un’opera non completata per tutte le ragioni possibili (finanziarie, collaudo, etc...). Le ragioni dell’incompiutezza fanno genericamente riferimento a tre semplici casistiche che sono variamente distribuite in Sicilia: lavori interrotti oltre il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione, lavori interrotti entro il termine previsto per l’ultimazione e non sussistendo, allo stato, le condizioni di riavvio; lavori di realizzazione non collaudati nel termine previsto in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nelle opere di collaudo.
 
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La diga di Pietrarossa e gli altri pezzi pregiati
La cifra più alta spesa per una incompiuta, con riferimento all’ultimo aggiornamento, riguarda l’invaso Pietrarossa sul fiume Margherito tra i comuni di Mineo e Aidone. Sebbene i lavori potrebbero riprendere a breve – a settembre la Regione aveva dato il via libera – ci sono comunque 75 milioni di euro investiti per questa infrastruttura completa al 94%. Una combinazione funesta, proprio in questo particolare caso, abbina lo spreco di denaro pubblico alla necessità di avere delle infrastrutture adeguate per fronteggiare le criticità relative alla situazione idrica siciliana.
Restando nell’ambito dei top progetti per spesa nell’elenco delle incompiute isolane, un altro grande spreco, tra i più costosi della lista, coinvolge i lavori di costruzione per il raddoppio della circonvallazione di Palermo relativo al tronco compreso tra via Giafar e via Altofonte che ha visto un investimento di 14,5 milioni per un avanzamento pari al 13% e la necessità di 5,3 milioni per completare i lavori.
Altri 20 milioni sono stati spesi per i lavori di completamento delle infrastrutture nell’area mista del comune di Petralia Soprana, con un avanzamento al 37% e necessità di ulteriori 6 milioni di euro.
 
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Mezzo miliardo congelato ma servono altri 300 mln
A livello nazionale è stato pubblicato l’aggiornamento 2016 dell’anagrafe delle opere incompiute – operative attraverso il sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute (Simoi) – facenti capo, rispettivamente, al Ministero delle Infrastrutture, alle Regioni e alle Province autonome. Il dato registra una duplice contrazione: nel numero delle opere stesse, ridotte da 874 a 752 (con un -14,0%), e nel valore dell’importo totale degli interventi risultanti dall’ultimo quadro economico (-10,9%).
Andando più in dettaglio, scopriamo che la rilevazione delle opere incompiute nazionali e regionali aggiornate e pubblicate alla data odierna, riferita ai dati dell’anno 2016, si può sintetizzare in questo modo: il numero complessivo di opere incompiute pubblicate alla data è inferiore di 122 unità (-14,0%) rispetto al dato relativo all’anno di rilevazione 2015; gli investimenti pubblici bloccati per effetto dell’incompiutezza degli interventi si sono ridotti di 533,7 milioni di euro, passando da 4,8 miliardi a 4,3 per una diminuzione, in termini percentuali, pari al -10,9%; l’importo stimato per il completamento degli interventi incompiuti, aggiornato a fine 2016, è pari a 2,4 miliardi di euro. In Sicilia c’è mezzo miliardo congelato, pari a circa il 12% del totale, e ancora 300 milioni per il completamento (circa il 13% del totale).
 
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Cos’è un’incompiuta e perché lo è diventata
Come si definisce un’incompiuta? Il ministero delle Infrastrutture spiega, in generale, che “un’opera pubblica viene definita incompiuta quando risulti non completata a causa di mancanza di fondi, per cause tecniche, per sopravvenute nuove norme tecniche o disposizioni di legge, fallimento, liquidazione coatta e concordato preventivo dell’impresa appaltatrice, risoluzione del contratto ai sensi degli articoli 135 e 136 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, o di recesso dal contratto ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di antimafia e mancato interesse al completamento da parte della stazione appaltante, dell’ente aggiudicatore o di altro soggetto aggiudicatore, di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163”.
Adattando queste ragioni al caso siciliano e spingendoci più nel dettaglio, scopriamo che ci sono 60 infrastrutture che hanno visto i lavori “interrotti oltre il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione”. Altre 80 hanno visto, in seguito all’avvio dei lavori, l’interruzione “entro il termine contrattualmente previsto per l’ultimazione, non sussistendo, allo stato, le condizioni di riavvio degli stessi”.
L’ultima porzione, che riguarda circa una ventina di infrastrutture, non ha ricevuto il collaudo “nel termine previsto in quanto l’opera non risulta rispondente a tutti i requisiti previsti dal capitolato e dal relativo progetto esecutivo, come accertato nel corso delle operazioni di collaudo”.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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