Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Export agroalimentare vero motore dell'economia siciliana
di Michele Giuliano

Secondo l’Osservatorio regionale di Confartigianato Sicilia, l’Isola vola per risultati registrando un +6,4%. Vino prodotto più esportato: la regione si pone in testa per percentuale di crescita

Tags: Agroalimentare, Sicilia, Economia



PALERMO - Aumenta l’export dell’agroalimentare siciliano, dai prodotti lavorati alle bevande, dall’ittico alla frutta secca, i nostri prodotti sono sempre più appetibili e acquistati all’estero, dove il “made in Sicily” è sempre più sinonimo di qualità e bontà del prodotto. Il 6,4% in più, che si concretizza in 564 milioni di euro in un anno, secondo l’Osservatorio regionale delle micro e piccole imprese di Confartigianato Sicilia. Un valore non indifferente, che pone la Sicilia in buona posizione tra le regioni italiane, spinta in particolar modo dalle esportazioni del vino, per il quale la regione si pone in testa per percentuale di crescita nel segmento di mercato negli ultimi 12 mesi. Dati importanti, che dimostrano come il territorio siciliano sia ancora dinamico e pronto a lavorare per migliorare sempre di più, in aziende ormai guidate da giovani che guardano al prodotto della tradizione con occhio nuovo.
 
Dal punto di vista economico, il settore più remunerativo è quello della frutta e ortaggi lavorati, con un fatturato di 160 milioni di euro, seguito dall’olio e dai prodotti ittici lavorati. La provincia più virtuosa per queste categorie è Messina, seguita da Catania e Palermo, mentre per le bevande svetta Trapani, con 51 milioni di euro all’attivo, più di un terzo del totale regionale. Ottimi risultati anche da Caltanissetta e Enna, che hanno aumentato notevolmente il proprio fatturato. Un quadro confortante, quindi, che ben si allinea con la scelta di molti di investire sull’agricoltura in maniera moderna e funzionale, con un occhio ai prodotti tradizionali, ma rivisti per essere resi più appetibili a più mercati possibili.
 
Non per nulla, la Sicilia è al top in Italia per imprenditori agricoli. È infatti la seconda regione italiana per numero di aziende agricole (219 mila), preceduta solo dalla Puglia (oltre 275 mila) e poi seguita dalla Calabria (138 mila), dalla Campania (137 mila) e dal Veneto (121 mila). In sole cinque regioni operano il 54,6% delle aziende agricole italiane. La domanda estera è stata fondamentale per la crescita della produzione agroalimentare. I mercati più interessanti per i produttori isolani sono infatti Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito. In generale, in tutto lo stivale nell’ultimo decennio le esportazioni sono cresciute del 79%. E già i primi mesi del 2017 hanno registrato un ulteriore aumento dei numeri: da gennaio a giugno l’export di prodotti agricoli siciliani ha registrato un fatturato di oltre 443 milioni di euro. Un dato ancora più rilevante se si mette a confronto con i risultati generali delle esportazioni dal nostro territorio. Nel 2016 le esportazioni di merci siciliane a prezzi correnti si sono ridotte per il quarto anno consecutivo, facendo registrare un -17,3%. Questo dato, contenuto nel tradizionale report sull’economia dell’Isola redatto dalla sede di Palermo della Banca d’Italia, racconta come a incidere sul crollo dell’export sia stato soprattutto il calo delle vendite di prodotti petroliferi e nei comparti della chimica e dell’elettronica.
 
“Le dinamiche degli ultimi anni - si legge nel rapporto - hanno determinato una ricomposizione del mix settoriale delle esportazioni siciliane con una riduzione di oltre 20 punti percentuali del peso del settore petrolifero tra il 2012 e il 2016 e un incremento di quello dell’agroalimentare di oltre 9 punti percentuali e del comparto chimico-farmaceutico di quasi 5 punti. A soffrire maggiormente sono state le vendite verso i mercati al di fuori dell’Europa, in particolare Turchia, Africa e Medio Oriente, a causa del crollo delle vendite dei derivati dal petrolio”.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐