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La guerra del pesce e una "zona blu" nel Mediterraneo
di Redazione

Un'area di interesse economico fatta di accordi e progetti contro pesca illegale, sprechi e discrimazioni produttive: la proposta da Mazara del Vallo

Tags: Pesce, Mazara Del Vallo, Pescherecci, Libia, Mediterraneo, Zona Economica Blu



MAZARA DEL VALLO (TP) - La creazione di una "Blue economic zone" nel Mediterraneo è la proposta lanciata oggi da Mazara del Vallo dal Distretto della pesca e crescita blu e dal suo "braccio scientifico", l'Osservatorio della pesca del Mediterraneo, nel corso della sessione internazionale di quest'ultimo che si sta svolgendo al complesso monumentale "Filippo Corridoni" e al quale prendono parte, tra gli altri, rappresentanti di Tunisia, Malta, Egitto della Regione Siciliana, del Ministero degli Affari esteri, della Fao e rappresentanti della Marina Militare e del Roan della Guardia di Finanza.
 
La proposta è stata lanciata per superare la cosiddetta "guerra del pesce" che negli ultimi 50 anni ha provocato 3 morti e 27 feriti colpiti dal fuoco di militari di Paesi rivieraschi. Il bilancio fa registrare anche 300 pescatori prigionieri e detenuti nelle carceri di Libia, Tunisia, Egitto ed Algeria. Pesanti sono stati pure gli oneri pagati per il riscatto degli oltre 150 pescherecci sequestrati, dei quali 6 definitivamente confiscati, ai quali si aggiunge oggi il Daniela L., affondato lo scorso mese nel porto di Bengasi, in Libia, dopo essere stato sequestrato nel 2012.
 
Il danno economico oltre che sociale è stato stimato dagli esperti dell'Osservatorio della pesca del Mediterraneo in oltre 100 milioni di euro. "L'Osservatorio della pesca del Mediterraneo è un luogo di dialogo - ha detto dal Presidente del Distretto della Pesca e Crescita Blu, Giovanni Tumbiolo - e oggi riunisce il "condominio" del Mediterraneo nel quale le diverse Nazioni con le loro istituzioni scientifiche e produttive si mettono insieme per discutere del futuro del Mediterraneo. La nostra idea attraverso la Blue economic zone, è quella di creare un hardware fatto di tanti piccoli cluster lungo le sponde sud del Mediterraneo accompagnati da un software della Blue economy, filosofia produttiva che divulghiamo dal 2009 insieme con la Regione che guarda alla lotta alla pesca illegale, agli sprechi e alle discriminazioni produttive. La nostra idea è quella di creare regole comuni e progetti condivisi per costruire insieme il futuro del Mediterraneo". 

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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