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Costruire un auto nell’Isola costa 1.200 euro in più
di Dario Raffaele

Per la casa torinese non c’è convenienza a produrre in Sicilia. Circa l’80% dei componenti arriva da altri stabilimenti

Tags: Termini Imerese, Fiat, Lavoro, Turismo



Che la Fiat non avesse futuro in Sicilia era risaputo. Sono i numeri a dirlo. E i numeri dicono che produrre in Sicilia è totalmente antieconomico. Innanzitutto, anziché di produzione, bisognerebbe parlare di assemblaggio. Quasi nessuna parte di auto (fatta eccezione per i componenti di plastica per plance e serbatoi e alcune parti di sedili) viene infatti prodotta nello stabilimento di Termini. Circa l’80 per cento dei componenti arriva da altri stabilimenti italiani, il 20 per cento da quelli stranieri. E qui sta il punto. Per arrivare nell’Isola, questi componenti devono percorrere migliaia di chilometri in mare, per strada o in ferrovia (senza considerare poi le enormi difficoltà legate ai lunghi tempi di percorrenza in una regione senza infrastrutture adeguate). Il risultato? Produrre un’auto in Sicilia costa oltre 1.200 euro in più di qualsiasi altro stabilimento non considerando che ormai il mercato meridionale è saturo e quindi non remunerativo. Marchionne questi conti se li era già fatti da un pezzo e anche i 400 milioni “offerti” dalla Regione non potevano rappresentare un valido motivo per rimanere.

A Termini Imerese si produce la Lancia Ypsilon. Punto, 500 e la nuova Topolino vengono prodotte nella più vantaggiosa Serbia: a Kragujevac per la precisione, dove si trova la Zastava, l’antica fabbrica dell’ex Jugoslavia che, da 55 anni produce per la Casa torinese. La nuova piccola della Fiat poteva essere impiantata a Termini Imerese, ma la Regione siciliana, che doveva fornire infrastrutture in tempi brevi, ha continuato a tentennare, con il risultato che l’attenzione di Marchionne si è spostata nella più vantaggiosa Kragujevac: costo del lavoro uguale a metà di quello italiano (una paga media di un operaio serbo è di 450 euro lordi), tempi della burocrazia di gran lunga più brevi. Insomma, le regole del mercato non possono guardare in faccia a nessuno.

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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