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Richieste dei medici ignorate. Il 12 dicembre sarà sciopero
di Redazione in collaborazione con Cimo

Occorre una radicale inversione di rotta valorizzando le risorse umane

Tags: Cimo Sicilia, Sanità, Medici



Tanto tuonò che piovve. Il Governo nazionale è rimasto sordo a qualsiasi appello e richiesta avanzate dalle OO.SS. mediche negli ultimi mesi e in maniera ancor più pressante nelle ultime settimane. Il 4 dicembre scorso tutte i sindacati dei medici si sono ritrovati a Roma nella Sala Capranichetta proprio di fronte a quel Parlamento che continua ad ignorarli. La manifestazione indetta dall’Intersindacale medica ha avuta anche una discreta risonanza mediatica sui TG nazionali oltre che sui vari organi di Stampa sia generalista che, soprattutto, di settore. In quella sede, al termine di un vivace dibattito, si è presa la decisione a lungo rinviata e sempre sofferta. Sarà Sciopero.
 
Il 12 dicembre prossimo i medici italiani incroceranno le braccia sospendendo tutte le attività programmate e garantendo unicamente le urgenze e le emergenze attraverso i cosiddetti Contingenti minimi che andranno identificati nominativamente dalle varie Aziende sanitarie e ospedaliere.
 
Ma perché si è dovuti arrivare a questo punto? Con la Legge di Bilancio, in corso di approvazione in Parlamento, il Governo italiano non ha minimamente tenuto in considerazione nessuna delle richieste dei sindacati medici, proseguendo imperterrito e tirando dritto per la sua strada nell’opera di definanziamento del già asfittico Servizio sanitario nazionale che si avvia rapidamente ad una vera e propria implosione se non arriveranno i correttivi richiesti.
 
Per Guido Quici, presidente Cimo, “sulla sanità sono mancate le scelte politiche”. “Veniamo - ha detto Quici - da 13 anni di finanziarie che non finanziano il servizio sanitario nazionale. Noi poniamo un problema politico serio, mentre il governo si limita ad applicare la politica del bonus e del malus, dove ci sono i bonus più disparati e il malus della mancata stabilizzazione dei ricercatori e dei precari, di un contratto scaduto da 8 anni, del mancato inserimento dei medici nel lavoro usurante, ecc. Ma alla fine il cerino in mano rimane a pazienti e cittadini perché venendo meno le risorse i cittadini vivranno il disagio delle mancate risposte e gli operatori sanitari non saranno in grado di garantire loro i servizi, con un inevitabile conflitto sociale”.
 
Non solo quindi una protesta a difesa di una categoria bistrattata e sempre più impoverita e svalutata, sia economicamente che nei valori professionali, ma anche e soprattutto uno sciopero in difesa dei valori fondanti del nostro SSN e della sua sopravvivenza, ormai realmente a rischio a tutto vantaggio della Sanità privata e a discapito dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione i cui già seri problemi di accesso alle cure non potranno che aggravarsi ulteriormente.
 
È a rischio quindi quella universalità e gratuità dell’assistenza sanitaria che ha rappresentato il fiore all’occhiello della Sanità italiana, un unicum a livello mondiale che adesso si prova a distruggere.
 
“Si continua a penalizzare e tagliare il Servizio sanitario nazionale” – ha ribadito Quici – “questo sta creando un aumento della spesa pro capite a carico del cittadino, ma soprattutto viene penalizzato il lavoro di tutti gli operatori sanitari. Dai dati delle Regioni emerge un risparmio di 2 miliardi di euro relativo al costo del personale negli ultimi anni a fronte di un aumento del costo dei farmaci per 3,5 miliardi. È una politica scellerata che si accontenta di dare le briciole ad una piccola fetta di cittadini italiani che poi li ripagheranno in termini di assistenza sanitaria insufficiente e carente. È una politica poco lungimirante o forse fin troppo ‘lungimirante’ e consapevole dello spostamento dalla Sanità pubblica a quella privata?
 
Per Cimo è necessaria una radicale inversione di rotta, con una vera e profonda ristrutturazione dei processi organizzativi che passi attraverso la valorizzazione delle risorse umane. Bisogna rivedere il sistema di finanziamento delle Regioni e delle Aziende perché se è vero che le risorse sono insufficienti è vero anche che c’è una cattiva gestione delle risorse stesse.
 
La Sanità italiana attuale è come un acquedotto che perde acqua da tutte le parti e quando si arriva al rubinetto finale l’acqua non esce. E al rubinetto finale ci sono i pazienti. Questo crea un conflitto sociale tra cittadini e operatori sanitari, continuando ad incrinare il rapporto medico-paziente. Questo noi non possiamo permetterlo. Ed è per questo che protestiamo e siamo arrivati all’amara scelta dello Sciopero”.

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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