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Energia fatta in casa con i rifiuti. La scommessa di due siciliani
di Rosario Battiato

Il progetto israeliano “Homebiogas” offre la possibilità di installare delle compostiere domestiche low cost. Il ricercatore Ragusa: “Con 1 kg di spazzatura si ottiene un’ora di cottura ai fornelli”

Tags: Energia, Rifiuti, Biogas



PALERMO – Si potrà produrre energia in casa grazie ai rifiuti. Non è un’ipotesi remota, ma una realtà estremamente concreta che arriva da Israele, dove la startup Homebiogas, ormai da diversi anni, offre la possibilità di installare una compostiere domestica low cost che trasforma i rifiuti organici in bio-carburante. Il progetto potrebbe presto arrivare anche in Sicilia grazie al lavoro di due isolani: Vittorio Nocera, un giovane che sta studiando business a Copenaghen, e Mario Ragusa, ricercatore ed esperto del settore energetico. Per il 2018, infatti, progettano di costituire una startup per commercializzare questi mini bio-digestori in Italia.
 
Di dimensioni contenute (circa 1 metro x 2 metri x 1,5 metri), il mini bio-digestore è composto da un imbuto per l’inserimento della materia organica, un recipiente da 1.200 litri contenente acqua e i microorganismi, un vano espandibile per la raccolta del biogas, una valvola con filtro per l’erogazione del biogas e un rubinetto per il fertilizzante. Il gas prodotto pronto può essere usato in cucina. “Con 1 kg di rifiuti – ha spiegato al QdS Mario Ragusa – si ottiene circa un’ora di cottura con un fornello da cucina”.
 
Il meccanismo di funzionamento è molto semplice: dopo aver versato la materia organica all’interno dell’unità, “i microorganismi – ha precisato Ragusa – iniziano il processo di bio-digestione in modo autonomo, rilasciando il biogas che viene indirizzato alla valvola di distribuzione”. Il gas prodotto viene immagazzinato nel vano a pressione (massimo 700 L al giorno) e tutto l’eccesso viene rilasciato in atmosfera tramite una valvola di sfogo. Per ottenere il fertilizzante è sufficiente utilizzare il rubinetto apposito.
 
“L’impianto agisce in modo completamente autonomo – ha aggiunto Ragusa – e il funzionamento richiede solo l’inserimento dei rifiuti e la raccolta del fertilizzante”. Per un funzionamento ottimale è consigliata l’installazione al sole ed entro 20 metri dal piano cottura.
 
L’elenco dei rifiuti che possono essere trattati tramite la biodigestione è particolarmente esteso: si passa dai rifiuti verdi (erba tagliata / ritagli di albero; residui vegetali misti; rifiuti di giardino misto; rifiuti cimitero; residui da taglio terrapieno, foglie cadute) ai rifiuti domestici (vegetali e cascami di frutta; rifiuti ottenuti dalla preparazione di alimentari; rifiuti alimentari) fino ai rifiuti industriali e commerciali (ottenuti da produzione dell’industria alimentari, incluse le industrie vitivinicole ed olearie particolarmente presenti in Sicilia, e dai processi di preparazione del cibo).
 
Un progetto che potrebbe costituire un tassello determinante nell’ottica del cambio di passo tanto atteso sul fronte dei rifiuti in Sicilia, considerando la grave emergenza presente ormai da anni. “La fermentazione dei rifiuti solidi organici (biodigestione, ndr) – ha specificato Mario Ragusa – è una trasformazione dall’economia dei ‘rifiuti’” che diventerà “risorsa economica per la collettività”. Il processo si basa sulla “biodigestione anaerobica, mediante fermentazione dei rifiuti solidi organici in assenza d’ossigeno”. Proprio questo processo “produce biogas ed è un processo a zero emissioni, ovvero CO2 neutro”, ha concluso l’esperto.
 
Gli utilizzi sono molteplici, perché il biogas può essere utilizzato negli impianti di cogenerazione, ma anche trattato per uso carburante per veicoli. Il riciclaggio dei residui del processo di biodigestione, in seguito alla rimozione di germi e spore, permette di ottenere un fertilizzante che viene venduto in forma liquida o solida.

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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