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Quotidiano di Sicilia

Alfano e Pisapia saltano un turno
di Carlo Alberto Tregua

Scelte politiche strategiche

Tags: Angelino Alfano, Giuliano Pisapia



Con una mossa astuta, Angelino Alfano, ha voluto imitare il suo collega di un altro partito, vale a dire Alessandro Di Battista (M5s), comunicando con fare contrito che non si candiderà alle prossime elezioni politiche, con ciò sottintendendo un gesto di umiltà, quasi un omaggio ai suoi elettori.
A guardar bene, però, dietro questo atto, si nasconde la consapevolezza che il partito, la cui ultima denominazione è Alternativa popolare, di fatto si è scisso e sbriciolato, quindi, non avrebbe alcuna probabilità di superare lo sbarramento del 3% neanche in coalizione.
Vi è un altro retroscena non ancora confermato e cioè che egli avrebbe ipotecato, d’accordo con Renzi, un posto al Parlamento europeo le cui prossime elezioni si svolgeranno nel 2019.
Così giovane, Alfano non poteva chiudere la sua carriera politica, non avendo altro mestiere da fare.
 
Il terzo rinunciatario, dopo Alfano e Di Battista, è stato Giuliano Pisapia. La ragione ufficiale è che egli non è riuscito a mettere insieme il Pd di Renzi e il neopartito alla cui guida è stato designato Pietro Grasso, ma dietro il quale vi è Massimo D’Alema.
L’avvicinamento fra questi due partiti era del tutto escluso dato che D’Alema odia Renzi e non vorrebbe vederlo neanche in fotografia.
Anche in questo caso, la verità è che Pisapia ha constatato, probabilmente in base ai sondaggi, che la sua formazione, Campo progressista, non avrebbe la possibilità di superare la soglia del 3% e quindi andrebbe incontro ad una clamorosa bocciatura.
Fare un passo indietro è diventato dunque una moda. Certo, sarebbe eticamente apprezzabile se fosse vero ma, come abbiamo illustrato prima, le vere ragioni sono altre e molto meno nobili di quelle pubblicizzate.
E per non farci mancare nulla, una nota su Di Battista. Chi crede che l’abbia fatto per accudire il figlio? Noi non ci crediamo. Pensiamo piuttosto che sia stata una mossa di scacchi calcolata, puntando sul flop del suo competitore, Luigi Di Maio.
Di Battista avrebbe aspirato ad essere lui il capo partito e il candidato alla Presidenza del Consiglio del M5s. Non essendovi riuscito, aspetta il prossimo turno.
Lo scenario politico risente della chiusura della XVII legislatura e tutti sono ormai proiettati sulla prossima.
Ma intanto, i 630 deputati e i 315 senatori (in questo discorso non entrano i cinque senatori a vita), si preparano ad incassare l’assegno di fine mandato che corrisponde all’80 per cento dell’importo mensile lordo dell’indennità.
Per la verità, va detto che si tratta di una sorta di accantonamento, a suo tempo detratto dalla busta paga dei parlamentari. L’assegno di fine mandato non è soggetto ad imposte.
Ormai tutti concordano che dalle prossime elezioni verranno fuori i tre poli con percentuali abbastanza vicine. Il M5s si è autoescluso da qualunque ipotesi di alleanza mentre, tatticamente, sia il Pd che Berlusconi dicono che non faranno mai un’alleanza. Se fosse vero, bisognerebbe tornare alle urne in ottobre e il Presidente della Repubblica sarebbe costretto a nominare primo ministro e governo con il compito di svolgere l’ordinaria amministrazione.
 
Questa ipotesi sarebbe disastrosa perché impedirebbe all’Italia di consolidare la ripresa e di tentare di arrivare alla media europea di crescita di Pil che si attesta al 2,5%.
Invece, c’è bisogno di una forte azione riformatrice che consenta di effettuare il massimo degli investimenti publici e privati, in tempi molto brevi, con ciò creando 300-400mila posti di lavoro, indispensabili a far crescere i consumi, che costituiscono la seconda gamba dello sviluppo.
Non è da scartare l’ipotesi, oggi assolutamente bandita dai due, di una coalizione alla tedesca fra Renzi e Berlusconi: quest’ultimo con Meloni e senza Salvini.
Renzi tenterà di portare a casa il 25-28% dei voti; Berlusconi punterà, con la Meloni, al 22-26% dei voti. Se questa previsione si avverasse, sarebbe l’unica possibilità di fare un Renzusconi e forse il Presidente della Repubblica, piuttosto che nominare un governo balneare e nuove e incerte elezioni ad ottobre, sarebbe disposto ad imboccare questa via.
Tutto è incerto. È certo invece che i cittadini debbano votare scegliendo con sapienza partiti e candidati.

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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