Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Commercio, ddl Testo unico in stand-by
di Michele Giuliano

La categoria chiede alla Regione l’attuazione per snellire le procedure e rendere il comparto imprenditoriale più accessibile. Disegno legislativo per le Attività produttive mai diventato legge e fermo al 2013. Ignorate le esigenze del settore. Primaria la lotta all’illegalità e la tutela della sana concorrenza

Tags: Commercio, Testo Unico



PALERMO - “Nello Musumeci sta trovando una Sicilia in frantumi”. Lo afferma il presidente regionale della Cidec, Confederazione Italiana Esercenti Commercianti, Salvatore Bivona, descrivendo l’Isola come un territorio in cui “centinaia di imprese chiudono quotidianamente, vessate da un sistema fiscale iniquo e umiliate dalla totale assenza di attenzione da parte delle istituzioni”, commentando l’avvento del nuovo Governo, e le condizioni in cui è stato lasciato il commercio in questi anni dal precedente Governo regionale.
 
Allo stato attuale, sono state ignorate le esigenze del comparto, a partire dal Testo unico delle Attività produttive, che non è mai divenuto legge: il disegno legislativo risale al 2013, e sebbene siano passati soltanto 4 anni, “occorre attualizzarlo – dice Bivona - alla luce delle dinamiche e dei cambiamenti che hanno attraversato le attività produttive nell’arco temporale intercorso”.
 
Il Testo unico è una novità sostanziale perché avrebbe potuto, diventato legge, snellire tutte le procedure e rendere il comparto imprenditoriale del commercio più accessibile ed interessante. All’articolo 1 il testo individua le finalità cui si ispira l’intero corpus normativo: la lotta alla illegalità e la tutela della sana concorrenza, la semplificazione delle procedure amministrative, l’efficienza e la modernizzazione del sistema economico, la tutela del consumatore e dei lavoratori, la tutela di marchi e botteghe storiche, la valorizzazione delle piccole imprese, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, nonché la tutela del patrimonio ambientale e culturale. Sebbene si delimiti la possibilità di subordinare l’avvio di un’attività al rilascio di una autorizzazione espressa da parte dell’autorità amministrativa, all’articolo 4 introduce, finalmente, con chiarezza all’interno del territorio regionale la possibilità di avviare l’attività economica tramite semplice segnalazione certificata di inizio attività (Scia).
 
L’articolo 30, in particolare, regola l’apertura di “esercizi di vicinato”, ovvero le tipologie più piccole di esercizi su aree private. In tale ipotesi, è prevista esclusivamente la presentazione di una Scia. Inoltre è previsto che possa effettuarsi la vendita di prodotti alimentari senza però che vi sia alcuna attività di somministrazione. È altresì previsto, quale norma di ulteriore favore, che, ferma restando la presenza di normativa edilizia maggiormente favorevole, trascorsi trenta giorni dalla ricezione della Scia, si ritiene assentito anche il titolo edilizio. L’articolo 31 stabilisce che per l’apertura di una media struttura di vendita sia necessaria l’autorizzazione rilasciata dal Suap. Altra esigenza non più rinviabile è rappresentata, secondo il presidente della Cidec Sicilia, dalle cosiddette start up, ovvero le nuove imprese caratterizzate da un alto tasso d’innovazione. “Per questa tipologia di attività – chiarisce Bivona – non esiste alcun fondo di garanzia da parte della Regione: ne sollecitiamo pertanto l’istituzione, che potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per l’economia dell’Isola”. Un ulteriore appello rivolto dalla Cidec al nuovo Governo regionale riguarda il fenomeno della desertificazione commerciale in ambito urbano. “Occorre contrastare lo svuotamento delle città, provocato dalla nascita di centri commerciali e ipermercati in numero eccessivo rispetto alle esigenze della popolazione – spiega Bivona – regolamentando la materia ed evitando di fornire altre concessioni, che darebbero il colpo di grazia ai cosiddetti negozi di vicinato”.

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐