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Quotidiano di Sicilia

Caos rifiuti, torna "lo spettro" dell'esportazione a peso d'oro
di Rosario Battiato

I nodi irrisolti sulla raccolta differenziata vengono al pettine, intanto esplode il dibattito sulla valorizzazione. L’assessore Figuccia: “No a termovalorizzatori, sì a impianti di nuova tecnologia”

Tags: Rifiuti, Sicilia, Termovalorizzatori



PALERMO – Da qualche giorno la questione termovalorizzatori è tornata in copertina, diventando una delle principali grane politiche da risolvere in tempi brevi per Musumeci. Dopo il potenziale avvicinamento a Legambiente, l’associazione notoriamente contraria alla valorizzazione energetica, che era stato esplicitato dal governatore nel corso dell’Ecoforum di Palermo, nelle scorse settimane si è registrata la decisione del ministero dell’Ambiente di dare il via libera all’impianto di San Filippo del Mela. Quest’ultimo non è un classico termovalorizzatore, ma fa parte di un polo energetico integrato. Il Gruppo A2A, infatti, ha programmato alcuni investimenti (180 milioni di euro circa) per realizzare un Polo composto da quattro unità: un impianto fotovoltaico, uno di digestione anaerobica con produzione di biometano, un impianto solare termodinamico e uno per la produzione di energia da combustibile solido secondario (un impianto di media dimensione, circa 400 mila tonnellate).
 
In attesa di nuovi sviluppi, anche l’assessore Vincenzo Figuccia, che detiene la strategica delega all’Energia, ha aperto la porta agli impianti, misurando le parole nella stessa formula tanto cara ai suoi predecessori: “Non termovalorizzatori, ma nuove tecnologie”. Un romanzo tutto da scrivere, ma vista la situazione in cui versa il sistema rifiuti isolano si può solo sperare in un finale diverso rispetto al passato. Anche perché si ricomincia con l’esportazione.
 
L’ultimo rapporto Ispra ha mappato la situazione nazionale relativa alla valorizzazione energetica che conferma una tesi ormai largamente riconosciuta tra gli addetti ai lavori: i sistemi più virtuosi utilizzano tutte le forme di smaltimento, inclusa la valorizzazione per il recupero di energia termica ed elettrica.
 
Non è un caso, del resto, che i 41 impianti di incenerimento italiani, che trattano rifiuti urbani inclusa la frazione secca (FS) il combustibile solido secondario (CSS) e il bioessiccato derivanti dal trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani stessi, si trovino, per il 63% del totale, nelle regioni settentrionali. Soltanto la Lombardia ne detiene 13, l’Emilia Romagna altri 8.
 
Gli impianti nazionali, lo scorso anno, hanno trattato complessivamente 5,4 milioni di tonnellate di rifiuti: la percentuale di incenerimento di rifiuti urbani in relazione alla loro produzione è pari al 18% del totale. L’Ispra ha certificato che “28 impianti hanno trattato circa 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti ed effettuato il solo recupero energetico elettrico, pari a quasi 2,9 milioni di MWh di energia elettrica, 13 impianti, invece, sono dotati di cicli cogenerativi e hanno incenerito oltre 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di energia termica di circa 2,2 milioni di MWh e di energia elettrica di quasi 1,7 milioni MWh”.
 
In questo senso l’impianto di San Filippo del Mela, ancora in attesa del via libero definitivo, potrebbe rappresentare il primo tassello di una strategia ad ampio raggio basata su impianti all’avanguardia.
 
L’assessore Figuccia gioca con le parole: “Non ho parlato di termovalorizzatori ma di nuove tecnologie. Stiamo cercando altre strade ma al momento non escludiamo nulla. Affronterò dal punto di vista politico una questione che richiede l’intervento di tecnici. In Sicilia abbiamo i migliori tecnici non utilizzati negli anni passati”.
 
Intanto la Regione, ancora una volta, si prepara all’esportazione, così come richiesto dal governo nazionale. Un’ipotesi già ventilata in passato – da segnalare nel 2016 il netto rifiuto della giunta torinese guidata dalla Appendino – e che torna a riprendere quota.
La conferma è arrivata dal dipartimento regionale tramite le parole di Domenico Michelon, consulente regionale per l’impiantistica ed esperto in materia di rifiuti: “Il Dipartimento regionale, diretto da Gaetano Valastro, sta preparando i bandi. Bisognerà vedere quali regioni saranno disposte ad accogliere i nostri rifiuti. I costi restano molto alti. Noi possiamo cercare altri siti ma poi serve un intervento sovranazionale per imporre ad altri Stati di accettarli”.
 

 
Cocina: “La Regione punta sugli impianti di biogas ma ci sono resistenze e interessi da schiodare”
 
PALERMO - “La Regione punta a realizzare impianti di biogas. L’assessore Figuccia quando parla di nuove tecnologie si riferisce proprio a questi impianti. Attualmente in Sicilia ne esiste uno solo nell’Agrigentino. I progetti, per realizzarli in tutta la regione, sono pronti ma fermi negli uffici dei dipartimenti Ambiente ed Energia”. Così Salvatore Cocina, dirigente dell’Ufficio speciale per la raccolta differenziata della Presidenza della Regione, conversando con i giornalisti nella sede dell’Assessorato regionale ai Rifiuti, a Palermo.
Secondo Cocina “basterebbero 12 impianti in tutta la Sicilia, di una taglia di 50 mila tonnellate”. Ma il problema, sottolinea, “non è quanti farne ma dove dislocarli, visto che abbiamo riscontrato resistenze. L’ideale sarebbe costruire questi impianti vicino ai bacini di raccolta, dal momento che il trasporto dei rifiuti è costoso”.
Il dirigente regionale è intervenuto anche sulla questione dei termovalorizzatori, sempre al centro di un lungo tira e molla tra favorevoli e contrari.
“I termivalorizzatori, che producono calore, in Sicilia non sono la soluzione idonea - ha spiegato Cocina -. Bisogna leggere la direttiva europea. La carta, la plastica, l’acciaio, l’alluminio, il vetro sono riciclabili, il problema è l’organico che deve essere necessariamente differenziato per ricavare biogas. Questi impianti, molto usati in Svizzera, trattano il 40% dell’organico per ricavare gas pulito, alimentando le macchine senza usare gli idrocarburi. Il progetto c’è, il problema è implementarlo nella realtà siciliana dove ci sono ancora resistenze e interessi d’ufficio da schiodare”. Secondo Cocina “il termovalorizzatore è solo l’elemento che chiude il ciclo, ma la vera strada deve essere la differenziata, puntare, cioé a separare le varie frazioni per poi produrre il biogas tramite gli impianti di gestione anaerobica e aerobica”.
“All’Ars - conclude - sono rimaste arenate diverse proposte di legge che introducevano l’ecotassa sulla differenziata. Sarebbe opportuno premiare i comuni che fanno la differenziata e sanzionare quelli che non la sanno gestire. Solo così si potrà iniziare a vedere la luce sulla chiusura del ciclo dei rifiuti”.
 
 

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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