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Quotidiano di Sicilia

Reti d'imprese ignorate dalla Regione
di Roberto Pelos

Istat: in Sicilia solo il 2,6% dei contratti di rete attivati in Italia e zero euro dal Governo regionale per il loro sviluppo. Modello lombardo vincente per numero di accordi (2.421) e stanziamenti (18,5 mln €)

Tags: Rete Imprese, Istat, Sicilia



PALERMO – La Sicilia si conferma terra poco propensa alle reti d’impresa secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) che ha presentato l’indagine dal titolo: “Reti d’impresa: gli effetti del contratto di rete sulla performance delle imprese”. I dati, che si riferiscono al periodo che intercorre tra il mese di gennaio 2010 e giugno 2017, infatti, vedono la nostra regione, al quattordicesimo posto per numero d’imprese in rete, appaiata alla Calabria, con 417 aziende e con una percentuale del 2,6% per quel che attiene al peso sul totale delle imprese in rete. A dominare sono ancora una volta le regioni del Centro-Nord e soprattutto la Lombardia dove, secondo l’Istat, le imprese in rete sono 2.421 con un peso del 14,9% sul totale delle aziende in rete; al secondo posto si trova il Lazio con 1685 aziende (10,3%).
 
A dominare sono ancora una volta le regioni del Centro-Nord e soprattutto la Lombardia dove, secondo l’Istat, le imprese in rete sono 2.421 con un peso del 14,9% sul totale delle aziende in rete; al secondo posto si trova il Lazio con 1685 aziende (10,3%) e a seguire Veneto, Toscana ed Emilia Romagna che superano il migliaio di imprese in rete, ad evidenziare un gap ancora molto accentuato ed allarmante che denota le grandi difficoltà della Sicilia nel rimboccarsi le maniche e nel prendere provvedimenti volti al rilancio della produttività e dell’imprenditorialità e al superamento della crisi economica che purtroppo investe in modo particolare la nostra regione, evidenziando ancora la mancanza di una cultura del “metterci insieme”, che riguarda il panorama imprenditoriale della nostra terra.
 
Un copione che si ripete, dunque, quello che vede la nostra regione indietro rispetto alla maggior parte delle altre realtà italiane, un divario che non si colma nemmeno se guardiamo al confronto con la più vicina Campania dove le imprese in rete risultano 1.162 con un peso del 7,1% sul numero complessivo delle aziende che si sono unite. Più in alto della Sicilia, seppur con distanze inferiori rispetto a quelle citate, si trovano altre regioni del Mezzogiorno come la Puglia, con 873 imprese in rete e la Sardegna, dove le aziende che si sono “alleate” risultano 435. Le cose migliorano se prendiamo in considerazione realtà più piccole come Umbria, Trentino Alto Adige e Basilicata, dove si registrano meno di 400 imprese in rete o addirittura la Val d’Aosta e il Molise dove le aziende in rete sono rispettivamente 34 e 31; da segnalare comunque, tra gli ultimi posti, la Liguria con 326 aziende in rete. (Fonte: elaborazioni su dati Infocamere e Istat).
 
La Sicilia, secondo l’indagine Istat, inoltre, non è tra le regioni che, ad oggi, ha finanziato le reti d’impresa; ad aver stanziato più fondi è ancora una volta la Lombardia, che ha cofinanziato nel 2013, insieme al Mise e al Sistema Camerale, con uno stanziamento complessivo di 18,5 milioni di euro, il “Programma Ergon Azione 1” a supporto della governance e dell’organizzazione dei network tra imprese al fine di migliorarne la competitività; l’Emilia-Romagna insieme al Ministero dello Sviluppo Economico ha cofinanziato, con un totale di 12,5 milioni di euro, il bando sul tema “Dai distretti produttivi ai distretti tecnologici” per migliorare l’efficienza dei processi innovativi aziendali e promuovere la domanda di ricerca industriale da parte delle piccole e medie imprese verso i laboratori della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna.
 
Altri fondi, in misura più ridotta, sono stati erogati nel Lazio, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Liguria, Campania, Umbria, Provincia Autonoma di Trento. (Fonte: elaborazioni su dati tratti da RetImpresa, Conferenza delle Regioni e GFinance 2017).
 
Per quanto riguarda i settori produttivi che vedono una maggiore diffusione di “alleanze” tra aziende, all’interno del panorama nazionale, i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, a giugno 2017, parlano di una prevalenza d’imprese in rete in agricoltura pari al 18,4% del totale cumulato dal 2010, seguito dalla manifattura non meccanica (12,3%), dalla meccanica (10,3%), e dai servizi tecnologici (9,7%). Quasi totale l’assenza di imprese del settore estrattivo (0,1%), delle utilities (1%), dell’immobiliare (1,6%) e della finanza (1,7%).
 

 
Filippo D’Angelo, componente del gruppo tecnico “Reti d’impresa”
 
Secondo l’Istat la Sicilia non è terra fertile per le reti d’impresa. Come commenta questi dati?
“La fase di difficoltà economica e finanziaria dalla quale stiamo finalmente uscendo ha portato le imprese siciliane, con le dovute eccezioni, a tenere una posizione difensiva piuttosto che ad aprirsi a nuove forme di aggregazione. Oggi, però, ci sono segnali che indicano una inversione di tendenza: attraverso le reti d’impresa, infatti, le aziende instaurano relazioni fiduciarie, condividono progetti, obiettivi, competenze, in una sola parola, fanno massa critica per confrontarsi in maniera flessibile con player strutturati e con richieste di mercato sempre più complesse, al pari di una grande azienda. È prima di tutto un salto di “cultura imprenditoriale”, ineludibile soprattutto per le piccole imprese, per non restare tagliate fuori dalla quarta rivoluzione industriale ormai in atto e dalla competizione su scala internazionale. Sicindustria, con il supporto di RetImpresa, l’Agenzia di Confindustria per le reti sotto la guida del presidente Antonello Montante, si è impegnata in prima linea a sostenere il passaggio a questo modello virtuoso di aggregazione, aprendo una serie di cantieri e laboratori tra imprese in tutto il territorio per approfondire vantaggi, opportunità e progetti da realizzare in rete”.
Quali azioni di politica industriale occorrerebbe mettere in campo in Sicilia per favorire l’utilizzo di questo strumento?
“Una buona politica industriale deve puntare alla crescita competitiva del tessuto imprenditoriale. La Rete, in questo senso, rappresenta uno strumento formidabile ma richiede un cambiamento degli schemi organizzativi nelle pmi e il superamento di una logica individualista, verso modelli sempre più interconnessi e digitalizzati. Uno sforzo questo che deve essere sostenuto a tutti i livelli, da Istituzioni, associazioni, banche e Grandi committenti, per consolidare e valorizzare le tante eccellenze di un tessuto produttivo ancora fragile, che deve fare i conti con deficit strutturali, finanziari, burocrazia e fenomeni di illegalità che alterano la sana competizione”.
RetImpresa ha dei programmi indirizzati alla Sicilia per far comprendere l’importanza del contratto di rete per le imprese?
“Nel territorio RetImpresa sta lavorando molto con Sicindustria per promuovere azioni e progetti capaci di far crescere il tessuto imprenditoriale attraverso lo strumento del contratto di rete, convinti che la rete non sia solo un strumento di competitività, ma un modello per una società aperta collaborativa e più inclusiva”.
 

 
Daniele Cipollina, fondatore e presidente di Gustoso, Sicilian food excellent
 
Un bell’esempio di rete d’impresa in Sicilia è rappresentato da “Gustoso - Sicilian Food Excellent – Export Promotion”, che associa dodici imprese agroalimentari per promuovere all’estero, nei nuovi mercati e negli Usa, l’agroalimentare siciliano.
Abbiamo intervistato Daniele Cipollina, fondatore e presidente della rete d’impresa, che prevede per il futuro nel mercato statunitense, circa 25 milioni di dollari di fatturato.
Presidente, com’è cambiato il business della sua azienda dopo essere entrata nella rete d’imprese?
E come sono cambiati i rapporti con i clienti?
“Da quando è stata costituita la rete abbiamo ricevuto attestati di stima, riconoscimenti del lavoro svolto e dell’impostazione della rete, oltre alla richiesta, da parte di numerose aziende, anche fuori dalla Sicilia, che hanno mostrato la volontà di aderire alla nostra rete d’imprese; progetto che realizzeremo in seguito”.
Quali difficoltà si riscontrano nel costruire una rete d’imprese?
“La rete risponde al cambiamento delle relazione economiche. È uno strumento capace di dare maggiore vigore alla crescita perché mette in comunicazione imprese provenienti da diversi ambienti, consente alle imprese di superare i limiti del localismo e soprattutto crea le condizioni per superare la convinzione che dar vita ad un prodotto d’eccellenza è cosa diversa da essere un’eccellenza imprenditoriale capace di approcciare un mercato internazionale con specifiche capacità manageriali e industriali. Le nostre azioni non possono essere più occasionali o a progetto, ma devono essere sistemiche, costanti, collegiali, capillari, organizzate, strutturate, accompagnate, adeguate ai tempi e dimensionate al mercato globale. Ciò che è importante è che gli imprenditori colgano appieno la grande forza dei contratti di rete”.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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