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Sos "studenti scomparsi": due ragazzi su dieci abbandonano la scuola prima dei diciotto anni
Il fenomeno della dispersione scolastica secondo le statistiche del Miur. Non solo disinteresse ma anche problematiche all’interno del contesto familiare



Nonostante l’obbligo d’istruzione, fissato dalla legge, riguardo la fascia d’età che va dai sei ai sedici anni, nonostante la scuola si impegni ad accogliere i suoi studenti nel miglior modo possibile, il fenomeno della dispersione è una realtà attuale specie nel meridione, dove questa “evasione” si verifica con picchi superiori al 20%.
 
Le cause principali potrebbero essere individuate nel disinteresse verso l’istituzione scolastica o, nel peggiore dei casi, nell’ambito del contesto familiare, sociale ed economico che riguarda il ragazzo. I frequenti abbandoni sviliscono il reale valore di questa istituzione e rivelano la mancata formazione sulla necessità dell’istruzione per costruire un dignitoso futuro.
 
Un caso più complesso è quello riguardante la “fobia scolare” di giovani studenti che non frequentano, non per disinteresse, ma per ragioni legate a disturbi psicologici, quali ansia, angoscia, malessere. Una probabile soluzione potrebbe configurarsi in un intervento diretto da parte della scuola, che deve offrire una qualità di istruzione migliore, indirizzata ad uno sbocco lavorativo immediato. La scuola dovrebbe motivare lo studente, attraverso tutor che possano diventare punti di riferimento importanti.
 
Sulla questione è intervenuto il dirigente scolastico dell’Istituto “Ven. I. Capizzi” di Bronte, prof.ssa Grazia Emmanuele, attraverso proposte di attività didattiche innovative per contrastare il fenomeno della dispersione. Un ruolo fondamentale dovrebbe essere assolto anche dalla classe, sensibilizzata all’accoglienza del ragazzo quale parte integrante di un gruppo. Si potrebbe stabilire un contatto con i genitori, in modo da capire le problematiche che portano il giovane a rinunciare alla sua formazione. Se queste problematiche sono legate a scarse disponibilità economiche, lo Stato dovrebbe essere pronto ad intervenire offrendo sussidi didattici da poter utilizzare durante il percorso di studi. Chi abbandona la scuola si ritrova, solitamente, in situazioni sociali spiacevoli, poco adatte alla sua età, che lo portano a compiere scelte non sempre giuste.
 
Nel meridione si verificano numerosi atti vandalici o di microcriminalità. Gli artefici sono talvolta minorenni, vulnerabili e sui quali è più facile esercitare delle pressioni, poiché succubi del loro senso di abbandono. Altri ancora tentano di entrare nel mondo lavorativo generando un fenomeno che viene inteso comunemente come “sfruttamento minorile”: questo si alimenta di giovani che rinunciano a portare a termine il loro percorso di studi per andare incontro alle esigenze familiari, talvolta economicamente difficili. La crisi degli ultimi anni ha spesso portato ad una mancanza di denaro, indispensabile sia per il benessere di tutta la famiglia che per l’istruzione. La dispersione scolastica è quindi un fenomeno che non trova soluzioni immediate se non in un maggior coinvolgimento dell’ individuo nell’ ambiente familiare, scolastico e nella sfera sociale.
 
Classi quinte dell'Istituo Capizzi di Bronte

Articolo pubblicato il 16 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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