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Pil, reddito e lavoro: Sicilia ko
di Valeria Arena

E poi, disoccupazione (22,1%), poveri (55,4%), incompiute (159), differenziata (15%): un record negativo dopo l’altro. Crocetta ha consegnato a Musumeci un’Isola in condizioni disastrose

Tags: Pil, Lavoro, Sicilia, Rosario Crocetta, Nello Musumeci



PALERMO - Una sfida senza dubbio delicata e complessa, quella che il neo presidente Musumeci e la nuova Giunta di governo sono stati chiamati ad affrontare.
 
Il quadro socio-economico della nostra isola è infatti decisamente allarmante e i dati resi pubblici da fonti ufficiali, quali l’Istat o il ministero dell’Economia, inseriscono la regione tra le ultime posizioni delle graduatorie nazionali, attribuendole parecchi record negativi.
 
Primo tra tutti, quello relativo alla percentuale di popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel 2015, erano oltre 2 milioni e 700 mila i siciliani in difficoltà, il 55,4% della popolazione totale. Dato di gran lunga superiore a quello della media del Mezzogiorno (46,4%), del Centro (24%) e del Nord (17,4%).

Situazione disastrosa anche nel settore lavoro. Attenzionando le elaborazioni Svimez su dati Istat relativi all’anno 2016, l’Isola è infatti la regione con la massima diffusione di bassa intensità lavorativa (28,3%) e tra le più alte percentuali di disoccupazione sia totale (22,1%) che giovanile (57,2%), distanziando pesantemente la media italiana (11,7% e 37,8%) e quella di regioni virtuose come la Lombardia (7,4% e 29,9%). Quest’ultima infatti registra un tasso di occupazione del 66,2%, contro il 40,1% siciliano.
A ciò si aggiunge un reddito pro-capite davvero basso, fermo a 15.305 euro, secondo i dati Mef, soprattutto se paragonato a quello riguardante la media nazionale, 20.630 €, e la Lombardia, 22.980, e un Pil tra i meno alti di Italia.
 
Nel 2016, secondo l’Istat, il Prodotto interno lordo siciliano era infatti di quasi 82 miliardi, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+0,3%), mentre quello pro capite si attestava a 16 milioni. Nello stesso intervallo di tempo, il nostro paese e la Lombardia crescevano rispettivamente dello 0,9% e dell’1%.

Il lavoro di rifondazione e ristrutturazione non sarà quindi assolutamente facile. L’ultimo governo, per altro, lascia una pesante eredità: una scarsa dotazione infrastrutturale, ferma, secondo l’indice di Unioncamere, a 84,9 punti (la Liguria, la prima di Italia, ne ha 173), e una “cassa” di fondi Ue non spesi di 17,6 miliardi.
 
La legislatura appena iniziata può essere così vista come una sorta di anno 0 da cui ripartire per rimettere in moto la macchina economica siciliana e risalire le classifiche nazionali.
 

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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