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Ambiente, altro flop per la Sicilia. L'Istat ci boccia in tutti gli indicatori
di Rosario Battiato

Tags: Ambiente, Sicilia, Istat



PALERMO – L’Istat boccia l’ambiente siciliano. Gli ultimi dati diffusi all’interno del rapporto Bes 2017 (Benessere equo e sostenibile in Italia) testimoniano la distanza dell’Isola dal resto d’Italia sul fronte degli indicatori in materia di acque, depurazione, rifiuti, energia, contaminazione, rischio naturale e disponibilità di verde urbano. Una situazione che non è certo nuova, ma che conferma un distacco abissale nel settore delle performance ambientali.
 
Il tragico elenco degli indicatori isolani comincia col capitolo relativo alla dispersione da rete idrica, misurata sulla base dei volumi immessi in rete. L’Isola perde metà dell’acqua immessa in rete, un dato che è superiore di circa 10 punti percentuali alla media nazionale, e di poco meno di venti da quella del Nord. Soltanto poche regioni riescono a fare peggio, tra queste la Sardegna (55,6), la Basilicata (56,3) e il Lazio (52,9).
 
Sempre nell’ambito idrico, sono ben note le difficoltà relative alla depurazione delle acque reflue, settore che vede l’Isola coinvolta in tre procedure di infrazione e in una spesa dei fondi per l’adeguamento degli impianti che stenta a decollare. Nel 2016 il carico generato dal trattamento delle acque reflue ha riguardato appena il 44% del totale, in assoluto il dato peggiore d’Italia.
 
Si conferma completamente nero anche il capitolo dei rifiuti urbani. In questo settore la Sicilia non ha rivali sul fondo della graduatoria: il 79,9% dei rifiuti raccolti finisce in discarica (2016) e, considerando la quantità abbancata in valore in assoluto, resta la peggiore prestazione d’Italia. Il dato del Molise, sebbene sia più elevato in termini statistici (90,2%), resta comunque inferiore in termini di conferimento per tonnellata.
 
Lontana dai migliori numeri nazionali è anche la percentuale di verde urbano, l’indicatore che ne calcola la presenza in metri quadrati per abitante. I siciliani si devono accontentare di appena 14,4 mq, circa la metà del dato medio nazionale (31 mq). Nel complesso è un risultato inferiore a tutte le macroaree – Mezzogiorno a 32,5, Centro a 22,4 e Nord a 35,6 – e superiore soltanto a poche regioni.
 
L’Isola si trova anche tra le prime cinque regioni italiane per ettari inseriti nella tipologia dei siti contaminati, cioè aree particolarmente esposte all’inquinamento che hanno necessità di bonifica. In Sicilia, secondo i dati dell’Arpa regionale, le maggiori contaminazioni arrivano dalle ben note emergenze: industrie, discariche e impianti dismessi. A livello numerico i siti contaminati sono 454, mentre il calcolo per ettari di superficie contaminata è pari a 7.488 ettari.
 
Resta ancora largamente inferiore alla media, a fronte di un discreto recupero, l’energia da fonti rinnovabili, calcolata come percentuale sulla base dei consumi interni. La Sicilia arriva ad appena il 26,2%, una delle prestazioni più basse e comunque a distanza notevole dalla media nazionale che vale circa un terzo del totale (33,1%).
 
Un quadro generale che non lascia molto spazio all’immaginazione e che, vista anche la tendenza abbastanza statica degli ultimi anni, viene accentuato dalla percezione degli abitanti. In Sicilia soltanto 6 cittadini su 10 si dicono soddisfatti per la situazione ambientale, un dato che tra le regioni settentrionali supera i 7 su 10. In Trentino Alto Adige arriva addirittura a sfiorare i 9 su 10.

Articolo pubblicato il 20 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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