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Quotidiano di Sicilia

Sicilia nella morsa di traffico e smog
di Rosario Battiato

Ispra: nelle tre Città metropolitane è altamente inquinante il 16% dei veicoli contro una media nazionale del 10. Trasporto pubblico vecchio, mobilità insostenibile: 7 spostamenti su 10 in auto

Tags: Inquinamento, Smog, Traffico, Sicilia, Ispra



PALERMO – La mobilità sostenibile è un obiettivo comunitario, un concetto scandito da una Risoluzione dedicata che è stata approvata nel 2015 dall’Ue. Si tratta di un principio che, scrivono i tecnici dell’Ispra, è “alla base di un sistema di trasporto ideale, di persone e di merci, che pur soddisfacendo le esigenze di spostamento o movimentazione, non genera esternalità ambientali e sanitarie negative e concorre a garantire una buona qualità della vita”.
In altri termini si tratta di soddisfare una condizione di spostamento, di accesso, di comunicazione e di commercio “senza sacrificare altri valori umani ed ecologici essenziali oggi e in futuro”. La direzione tracciata è chiara: la mobilità più sostenibile “consente non solo la riduzione delle emissioni in atmosfera ma anche le altre esternalità negative per la collettività quali la riduzione dell’incidentalità, la minimizzazione degli effetti sanitari dovuti alla sedentarietà e la riduzione dell’inquinamento acustico”.
Un progetto destinato a restare inespresso nell’Isola, come confermano gli ultimi dati relativi ai trasporti e alla mobilità all’interno del rapporto “Qualità dell’ambiente urbano”, diffuso nei giorni scorsi proprio dall’Ispra.
Le grandi città isolane, infatti, continuano a essere invase dalle automobili, con una certa presenza di quelle a più elevato standard emissivo, e la domanda di trasporto pubblico, anche se lievemente in crescita in alcune aree, continua a restare lontana dalle migliori città d’Italia e d’Europa.
 
1. Pianificazione urbana assente. I siciliani preferiscono l’auto
 
L’Istat ha fornito il quadro generale delle preferenze dei siciliani in relazione agli spostamenti in città, delineando la preferenza accordata al mezzo privato. Catania, Palermo e Messina hanno, infatti, una delle più elevate medie nazionali di spostamenti in automobile (circa 7 su 10) e un conseguente minimo tasso di utilizzo del mezzo pubblico. Uno spreco economico e ambientale, dal momento che sono proprio gli investimenti sul trasporto sostenibile a spingere la crescita economica e a migliorare la qualità dell’aria urbana.
È pur vero che la sensibilità è cambiata – lo testimoniano le nuove fermata della metro a Catania e i piani per prossimi anni, tra cui il collegamento tra la città e l’aeroporto, oppure il tram a Palermo – ma la distanza con le altre città è ancora tutta da colmare. Una tendenza che è confermata anche dalla pianificazione in materia di mobilità sostenibile. I tre piani di riferimento – Put (piano urbano del traffico), Pum (piano urbano della mobilità), e Pums (piano urbano della mobilità sostenibile) – sono vecchi oppure non esistono. È sufficiente ricordare che nessun comune capoluogo dell’Isola ha approvato il Pums, e che il Put più recente è quello di Messina che risale a quattro anni fa. Discorso simile per il Pum, che esiste solo in due città (Messina e Catania) ed è stato approvato tra il il 2007 e il 2008.
 
2. Auto vecchie, record a Catania. Una su quattro è euro zero
 
A livello nazionale, in base alla classificazione delle direttive europee antinquinamento, l’Ispra ha registrato un parco complessivo di circa 37,8 milioni di autovetture. Tra queste ce sono oltre 9,5 milioni comprese tra euro 0 ed euro 2, cioè poco più di un quarto del totale del parco auto (25,3%). La tendenza è buona, perché rispetto alla rilevazione precedente c’è stata una contrazione di quasi 640 mila unità. Complessivamente la quota più importante riguarda le vetture euro 4 che valgono il 31,1% del totale, cioè un terzo.
In Sicilia, considerando il periodo compreso tra il 2015 e il 2016, il numero di automobili è in crescita in tutti i comuni capoluogo, definendo un valore positivo compreso tra lo 0,65% di Palermo e l’1,07% di Ragusa.
A Catania il dato è cresciuto di circa 2 mila unita tra il 2014 e il 2016, di poco più nel capoluogo.
Restano elevati, infatti, anche i numeri relativi alle auto per mille abitanti, che nell’Isola registrano alcuni tra i picchi più elevati. Le auto sono tante e sono soprattutto inquinanti. La media nazionale di automobili Euro 0 è pari al 10%, ma i siciliani superano questa statistica di diversi punti. Il record spetta a Catania con il 23,9%, secondo dato nazionale per porzione statistica (solo Napoli fa peggio), ma anche Palermo, Messina e Caltanissetta superano il 15% del totale.
 
3. Il trasporto pubblico resta un miraggio
 
Tra il 2014 e il 2015 il rapporto dei siciliani con il trasporto pubblico è andato un po’ sulle montagne russe. A fronte di una variazione percentuale negativa pari a circa due punti percentuali in Italia, le città isolane hanno visto il tracollo di Palermo ed Agrigento, che hanno fatto dei passi indietro rispettivamente pari a 11,5% e 13%, e la grande cavalcata di Catania, che ha fatto registrare un sostanzioso +13%. Una crescita che arriva dopo un tracollo clamoroso nella città etnea, che aveva visto il passaggio dai 19 milioni di passeggeri del 2011 ai 13 milioni del 2014. I dati in valore assoluto dei passeggeri trasportati restano infatti lontanissimi dalle grandi città d’ispirazione europea. È sufficiente pensare che Palermo si limita a 23 milioni di passeggeri all’anno, cioè quanto Perugia, che ha una popolazione di quattro volte inferiore. Numeri critici perché soffocati anche da un’offerta troppo timida. L’indicatore relativo alla disponibilità di autobus nei comuni capoluogo (veicoli per 100 mila abitanti) ha registrato a Catania un valore pari a 68,9 (85,6 nel 2011) che è meno di quanto abbia fatto Cosenza (84,3). Una megalopoli come Milano arriva a 100. Nel Capoluogo etneo, però, va registrata la recente acquisizione di nuovi autobus da parte dell’Amt, la partecipata che si occupa del trasporto pubblico locale. E sempre alle falde dell’Etna si rileva un’alta densità di fermate per kmq: sono 16,7, un dato tra i migliori d’Italia.
 
4. Palermo peggio di Roma: il 43% del tempo in coda
 
L’incubo degli automobilisti siciliani si può misurare. Anche quest’anno la TomTom Telematics ha fornito i numeri relativi alle ore che i cittadini e i veicoli di trasporto delle aziende trascorrono imbottigliati nel traffico.
Il primo dato rileva che a Palermo ogni dieci minuti trascorsi in auto, se ne sprecano ben 4 fermi a causa dell’eccesso di automobili che bloccano la circolazione. Il capoluogo isolano, infatti, si conferma come una delle città peggiori d’Europa per gli automobilisti, perché fa sprecare il 43% del tempo in auto. La città siciliana si piazza davanti a Roma (40%) e a qualche punto di distanza da una collega territoriale come Messina (39%). Numeri che sono distanti dal dato medio nazionale che TomTom ha stimato nel prolungamento del tempo di viaggio di circa il 25%, pari a circa 24 minuti in più al giorno.
Nella particolare classifica che riguarda le imprese che lavorano nelle 25 città italiane più congestionate è stata stimata una perdita da 585 milioni di euro complessivi a causa delle congestioni del traffico. Roma domina la graduatoria, con circa 200 milioni di euro di peso specifico, Palermo e Messina, che sono indietro in questa classifica, si accontentano di cifre più contenute, pari rispettivamente 35,9 e 10,6 milioni di euro. Numeri ancora più ridotti a Catania, dove si perde il 29% del tempo, con una danno per le aziende pari a circa 16 milioni di euro.
 
5. Aria cattiva, salute a rischio e procedure di infrazione
 
La mobilità insostenibile incide direttamente anche nella qualità dell’aria che si respira in città, moltiplicando i problemi anche a livello europeo. La Sicilia, infatti, si trova nel mirino della Commissione Ue con ben due procedure di infrazione sul tema della “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente”: la 2014/2147 segnala la Sicilia per superamento dei valori limite di Pm10 in Italia e la 2015/2043 relativamente ai livelli di biossido di azoto.
In attesa del nuovo Piano regionale di qualità dell’aria, che è stato redatto dall’Arpa e approvato dalla Giunta ormai circa otto mesi fa, si prevedono, per la fine del prossimo anno, 54 nuove stazioni operative per aggiornare il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria.
Intanto i problemi restano. Secondo gli ultimi dati Istat del Rapporto Bes, pubblicato nei giorni scorsi, nel 2016 il 15,8% delle centraline dei comuni capoluogo di provincia hanno superato il valore limite annuo previsto per il biossido di azoto.
Di inquinamento urbano, del resto, si può morire. Il progetto del Viias (valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario), finanziato, tra gli altri, dal ministero della Salute, aveva registrato, nella rilevazione relativa al 2005, un tasso di mortalità più elevato per la provincia siracusana e gli scenari di rischio per i prossimi anni, senza interventi adeguati, potrebbero essere ancora peggiori.
 
6. Bus con età media di 15 anni. Il doppio dell’Unione europea
 
Il 14° Rapporto Isfort sulla mobilità, redatto in collaborazione con Asstra e Anav, ha evidenziato numeri e prospettive della mobilità pubblica. “Dallo studio risulta che nel nostro Paese il numero delle aziende per il Tpl – si legge nel rapporto – è pari a 1.023 di cui 997 sono addette al trasporto pubblico convenzionale mentre le restanti sono ferrovie regionali”. Nel settore operano oltre 55 mila mezzi impiegati (52 mila sono bus) per più di 126 mila addetti, con 5,2 miliardi di passeggeri trasportati, e con percorrenze di 2,75 miliardi di vetture-km. Il tutto per un portafoglio annuo di 12 miliardi di euro.
La tendenza è comunque in contrazione: il numero di autobus, nel lungo periodo 2005-2015, ha avuto un decremento medio annuo dell’1,3%. Dagli oltre 58 mila è passato a poco più di 50 mila. L’età media degli autobus è stata di 11,4 anni nel 2015.
Proprio quest’ultimo punto è al centro di una operazione di svecchiamento del patrimonio isolano. La Regione, nei mesi scorsi, ha pubblicato degli avvisi per finanziare acquisti di mezzi – circa 80 milioni di euro di cofinanziamento per nuovi autobus – perché bisogna abbassare l’età media e anche le emissioni. L’Asstra (associazione nazionale del trasporto pubblico locale) ha stimato che l’età media dei bus isolani è pari a 14,92 anni, cioè tre in più della media nazionale e oltre il doppio di quella europea.

Articolo pubblicato il 21 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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