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Quotidiano di Sicilia

Doppi privilegi per dipendenti statali
di Carlo Alberto Tregua

Osservatorio Cottarelli, +18%

Tags: Dipendenti, Privilegi



L’osservatorio dei conti pubblici dell’Università Cattolica del Sacro cuore, diretta dall’ex commissario alla Revisione della spesa, Carlo Cottarelli, attuale direttore del Dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale, ha rilevato due privilegi per i dipendenti statali.
Il primo riguarda la legge cosiddetta Jobs act, che non viene applicata ai dipendenti statali, creando una stridente disparità ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge.
Il secondo privilegio rilevato da Cottarelli è che emolumenti e compensi dei dipendenti pubblici sono mediamente superiori del 18% agli stessi del settore privato. La causa è evidente: mentre nel settore privato le imprese redigono Piani industriali e commisurano continuamente i costi ai ricavi, in quello pubblico nessun dirigente redige il Piano aziendale, cosicché restano scollegate le spese dai servizi prodotti per numero e qualità.
Perché il datore di lavoro pubblico, nel concordare il contratto con i sindacati, stabilisce certe remunerazioni senza che esse siano collegate ai servizi da produrre? Perché è debole e quindi non vi è una vera contrattazione basata su interessi opposti, anzi gli interessi sono dallo stesso lato.
 
Tutti i governanti, appena approdano alle stanze del potere, mettono al primo punto all’ordine del giorno la riforma della burocrazia, promettendo di inserire i valori di merito e responsabilità e di ragguagliare i premi agli obiettivi fissati, nonché immettendo sanzioni per chi se ne discosti parecchio.
Ma poi, sistematicamente, nel corso delle legislature o delle consiliature, le belle promesse si accantonano, il tran-tran continua e la pubblica amministrazione nel suo complesso resta la palla al piede nel nostro Paese.
La situazione è di gran lunga peggiore nel Mezzogiorno, dove il clientelismo è dilagante e la mentalità dei politici è basata sulla cultura del favore scambiato con il voto.
Con questa mentalità è impossibile fare riforme e programmi di medio-lungo periodo, con la conseguenza che il ceto politico agisce giorno per giorno con l’orecchio al consenso e l’occhio ai sondaggi.
Non vi è azione politica, nazionale, regionale o locale, che possa essere attuata se non attraverso l’apparato burocratico. Ecco perché esso dovrebbe essere efficiente come in tutti i Paesi del Centro e Nord Europa e come in alcune nostre regioni del Nord.
L’efficienza della burocrazia diventa un volàno per tutte le attività economiche perché, ad esempio, una autorizzazione o simile provvedimento, viene rilasciata in 30 e non 300 giorni. E questo può accadere se tutti i dipartimenti e i servizi sono collegati in rete, se i dirigenti responsabili fanno marciare i fascicoli elettronici nei tempi previsti, con cronoprogrammi che dovrebbero essere tassativi, inseriti nei Piani aziendali, mmisurando il tempo, cioè la differenza tra cattivo e buon funzionamento.
Realizzare i programmi presto e bene è una caratteristica di dirigenti e dipendenti pubblici bravi. Ma quanti sono in Italia? Sicuramente una stretta minoranza che porta il peso di tutta la macchina pubblica, mentre la maggioranza si occupa dei fatti propri e non di quelli dei cittadini.
 
Cottarelli ha messo in evidenza un’altra questione e cioè che dal 1994 ad oggi i governi di Centro-destra e di Centro-sinistra, anziché procedere con riforme che razionalizzassero e riducessero la spesa corrente, per destinare i risparmi così conseguiti agli investimenti, hanno sistematicamente lasciato in essere i privilegi, anzi li hanno aumentati.
Così, in questi 23 anni, non vi è stato un progresso nel tasso infrastrutturale del Paese, zavorrato dal Sud ove non si sono visti investimenti nuovi salvo quelli strombazzati a destra e a manca dal politico di turno, che non ha alcuna vergogna di continuare a mentire ai cittadini. Tanto, poi, essi si dimenticano.
Ma non è così, perché i cittadini che ricordano sono sempre di più, per cui non votano perché non intendono dare il proprio suffragio a persone che non ritengono meritevoli e affidabili.
La protesta dei non votanti è chiarissima. Ma bisogna convincerli a votare lo stesso, altrimenti vincono gli apparati e con essi i privilegiati.

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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