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Quotidiano di Sicilia

Corte dei Conti: "Rifiuti, in Sicilia quadro preoccupante"
di Rosario Battiato

Dalla Corte dei Conti ennesima bocciatura per la Regione: sei mesi di tempo al nuovo governo per le soluzioni. L’emergenza è ormai la normalità nell’Isola dove si passa da un rinvio all’altro

Tags: Rifiuti, Sicilia, Piano Rifiuti, Vincenzo Figuccia



PALERMO – Vincenzo Figuccia non ci dormiva la notte. L’assessore regionale dimissionario, secondo quanto dichiarato nei giorni scorsi, ha cercato instancabilmente di riprendere le redini di un settore malandato: “Sul tema dei rifiuti – ha sottolineato – mi sembra che sin dagli anni 60 si sia proceduto guardando alle emergenze sotto una guida opaca in un misto di incuria e programmata superficialità”.
 
Le conseguenze sono evidenti: le discariche hanno dominato la storia dello smaltimento e oggi sono sature, non ci sono impianti e il processo di gestione è ancora da definire. È tutto scritto nella delibera del 20 dicembre della Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, dal titolo “Osservazioni sull'attuazione della legge regionale n.9/2010 in tema di gestione integrata dei rifiuti”.
Un vero e proprio manuale dell'emergenza, redatto in 28 pagine, nel quale la magistratura contabile comincia dalla specifica indagine relativa all'attuazione della legge regionale 8 aprile 2010 n.9 – la legge di sistema sulla gestione rifiuti varata durante il governo Lombardo che avrebbe dovuto prevedere le srr – per allargare il campo fino a confermare “non solo taluni fattori di notevole criticità su aspetti di indubbio rilievo per l'attuazione della anzidetta legge regionale, ma anche un preoccupante quadro complessivo del settore dei rifiuti, a livello organizzativo e gestionale”.
 
Proprio in questo senso, in attesa di completare l'indagine, la Sezione ha formulato le proprie osservazioni alle amministrazioni coinvolte, le quali “devono in ogni caso comunicare alla Corte stessa ed agli organi elettivi entro sei mesi dalla data di ricevimento della relazione le misure consequenzialmente adottate”.
 
Da un rinvio all’altro, storia di un’ordinaria emergenza
 
La Corte dei Conti ha ricostruito il calvario della pianificazione regionale sul tema dei rifiuti: dal Piano predisposto nel 2012 all'approvazione in Giunta nel gennaio del 2016 fino alle richieste di aggiornamento per superare le ben note criticità caratterizzate da un “pressoché totale ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani e per questo oggetto di pre-contenzioso europeo, oltre che di una prima infrazione comunitaria ricevuta per violazione proprio della revisione del piano”.
A fronte delle numerose dichiarazioni d'intenti per il suo aggiornamento da parte dell'amministrazione regionale, sulla base degli accordi presi col ministero, sono saltate tutte le scadenze imposte. Il quadro più recente riporta il limite non rispettato del 30 agosto del 2016, poi prorogato in una successiva ordinanza emanata d'intesa col ministero (la n.26 del primo dicembre 2016) che spostava il limite al 30 maggio di quest'anno.
La stessa storia si ripresentava con un'altra ordinanza di giugno che rinviava alla scadenza dello scorso 30 novembre l'aggiornamento del piano (in scadenza nel 2018). Anche quest'ultima è ovviamente saltata. L'ultima ordinanza è stata firmata un paio di settimane fa.
 
Senza Piano regionale a rischio i fondi europei
 
Alla fine dell'ottobre scorso, lo stesso “Dipartimento apprende dal Ministero che i servizi della Commissione europea non hanno ritenuto soddisfatta la condizionalità ex ante per l’assegnazione dei fondi Po Fesr 2014/2020, sempre per violazioni riconducibili alla mancanza di definizione del piano ed alla carenza di informazioni, in particolare sulla futura produzione dei rifiuti, sul trasferimento degli stessi all’estero, sulla chiusura degli impianti esistenti, oltre che sulle attività predisposte per l'obiettivo, da conseguire entro il 2020, del riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti”. I chiarimenti forniti dal dipartimento regionale al ministero fanno riferimento alla redazione di un Piano dei rifiuti speciali (approvato) e di un “Piano stralcio per la valorizzazione energetica dei rifiuti, nonché ad una proposta di cronoprogramma per la definizione di un nuovo Piano di gestione”.
In sospeso resta l'aggiornamento del “Piano regionale di gestione dei rifiuti”, per il quale viene formulata al Ministero una richiesta di supporto tecnico. Sulla base del dettagliato excursus fornito, la magistratura contabile osserva “la carenza della programmazione regionale del settore sia stata e sia ancora particolarmente grave ed estesa, causa di fallimenti pianificatori 'a cascata'”.
 
Le promesse (da marinaio) della Regione al ministero
 
Un altro dei punti trattati dalla Corte dei Conti riguarda “l’incapacità della Regione siciliana di rientrare in regime ordinario nella gestione del servizio rifiuti, considerato che, a distanza di oltre un anno dalla prima intesa e anteriormente alla scadenza della terza, fissata al 30 novembre 2017, ha ritenuto necessario richiedere una nuova intesa” al ministero per procedere all'emissione di un'ulteriore ordinanza.
Una necessità dettata anche dal mancato rispetto delle prescrizioni contenute nei singoli accordi, che rappresentavano “condizione imprescindibile per l’efficacia giuridica degli stessi”, e così le intese sono state reiterate al “fine di consentire la completa attuazione degli adempimenti realizzati tardivamente e solo in parte”. In altri termini, i contenuti delle varie intese tra la Regione e il ministero dell'Ambiente non sono stati rispettati, se non in modo parziale, e si sono risolti “in mere dichiarazioni programmatorie e di intenti”.
 
Ato, la liquidazione infinita. “Aggravamento sui debiti”
 
Le 27 società territoriali d'ambito, che avrebbero dovuto essere poste in liquidazione entro il 30 settembre del 2013, continuano a esistere senza che “ad oggi il processo liquidatorio sia giunto a conclusione”. Un'operazione che la Regione ha provato a gestire tramite i commissari straordinari, concedendogli la possibilità di “avvalersi della struttura organizzativa, dei mezzi e delle attrezzature utilizzati e gestiti a qualunque titolo dai precedenti gestori”. Un passaggio, precisa la Corte dei Conti, che ha comportato “un ulteriore aggravamento della situazione debitoria complessiva esistente degli ex Ato, stante l’assenza di un’attività di pianificazione funzionale ed economico-finanziaria”.
Attualmente “la capacità di riscossione dei crediti vantati nei confronti dei comuni soci appare rimessa alla mera iniziativa dei commissari straordinari degli ex Ato i quali trasmettono la situazione aggiornata al Drar che a sua volta inoltra le diffide ai comuni debitori”. Per avere un'idea della complessiva situazione debitoria, la magistratura contabile rimanda alla deliberazione n. 131/2016/Gest del 23 giugno 2016 che riportava il dato preciso: “Il debito complessivo a carico della finanza pubblica, includendo la gestione dei commissari liquidatori e di quelli straordinari, a quella data ascendeva al significativo importo di oltre 1,789 miliardi di euro”.
 
E il passaggio alle nuove Srr è ancora in alto mare
 
Difficoltà serie si sono registrate anche sul fronte dell'avvio operativo dei nuovi enti di governo del settore. Si tratta delle 18 società di regolamentazione del servizio di gestione rifiuti, costituite, ai sensi dell’art. 6 della legge regionale n. 9 del 2010, in forma di società consortili di capitali, che avrebbero dovuto esercitare le funzioni di gestione integrata dei rifiuti. “Le risultanze istruttorie finora acquisite dalla Corte mettono in luce gravi criticità connesse al compimento degli atti propedeutici al regolare funzionamento delle Srr, quali quelli relativi al transito del personale, al trasferimento della dotazione di attrezzature, di beni ed impianti di consorzi e società d’ambito in liquidazione, alle procedure di recupero di capitale sociale non versato dai comuni soci delle Srr e ad esigenze di carattere logistico-organizzativo (assenza di sedi operative”.
Un altro fattore di criticità denunciato dalla Corte sottolinea le “difficoltà di trasferimento alle Srr degli impianti di proprietà di consorzi e società d’ambito in liquidazione”. Secondo l'analisi della magistratura contabile, delle 18 società previste ce ne sono appena quattro operative “avendo completato le procedure di affidamento del servizio di gestione rifiuti (non per tutti i comuni dell’Ato)”. Altre otto hanno attivato le procedure di affidamento non ancora concluse e le restanti sei “stanno provvedendo a porre in essere gli atti prodromici relativi all’affidamento del servizio”.
 
Impianti assenti o inadeguati. Il ciclo dei rifiuti non si chiude
 
A tracciare il quadro della situazione impiantistica siciliana è stata la nota del 13 novembre scorso, prodotta in sede di audizione e riportata nella delibera della Corte dei Conti, che ha visto il dirigente generale del dipartimento dichiarare al ministero “che l’attuale disponibilità delle infrastrutture impiantistiche per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti non consente una gestione ordinaria del loro ciclo”. In generale i dati relativi alla situazione degli impianti non risultano “coerenti e aggiornati”.
Per la Corte dei Conti l’ultima relazione acquisita “evidenzia l’esistenza di 8 discariche attive, due delle quali sono prossime alla chiusura per esaurimento della capacità di abbancamento residua (Trapani e Palermo-Bellolampo); risultano, poi, 7 impianti di compostaggio attivi, 6 autorizzati, ma non funzionanti, 10 autorizzati, ma non realizzati e 10 richieste di autorizzazione per nuovi impianti o per ampliamenti”. Assenti, ovviamente, infrastrutture “impiantistiche di incenerimento dei rifiuti, di riciclaggio e di impianti per il trattamento della raccolta differenziata, peraltro a fronte di un Piano di gestione rifiuti non aggiornato e prossimo a procedura di revisione”. Si è in attesa, ormai da diversi anni, dei due nuovi impianti di Enna e Gela: per il primo i lavori dovrebbero concludersi già nei primi mesi del 2018, mentre per la discarica prevista nel secondo sito “non viene fornito, tuttavia, un cronoprogramma dei lavori”.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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