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Quotidiano di Sicilia

Solo un cittadino su 5 "va a piedi". Metropoli siciliane lontane dall'Ue
di Rosario Battiato

Focus dell’Ispra sulla mobilità nelle grandi città: a Parigi e Barcellona un terzo degli spostamenti è dolce. Ma a Palermo e Catania si registra un’inversione di tendenza rispetto al passato

Tags: Inquinamento, Sicilia



PALERMO – A Barcellona e Parigi più di un terzo degli spostamenti si effettua a piedi, a Palermo e Catania soltanto un quinto, anche se si segnala un avanzamento delle zone pedonali. Numeri e processi virtuosi che sono stati evidenziati nel Focus sulla mobilità pedonale in città, pubblicato nell’ambito del consueto aggiornamento del Rapporto Qualità dell’ambiente urbano dell’Ispra.
Cominciamo dalle buone notizie: le città isolane si stanno muovendo lungo la via che conduce verso la mobilità dolce. “Anche a Palermo le aree pedonali – si legge nel rapporto – hanno fatto negli ultimi anni un deciso passo in avanti, con la pedonalizzazione della centrale via Maqueda, che è stata molto apprezzata dai cittadini e turisti”. A Catania il “lungomare pedonale viene istituito nelle domeniche estive e cittadini e ciclisti apprezzano insieme gli eventi e gli spazi per godersi il sole e il mare”. Una tendenza che, negli ultimi cinque anni, ha registrato a Catania e Messina “un incremento degli spazi dedicati ai pedoni che sono sostanzialmente raddoppiati”.
 
Un’azione generale che ancora necessita di ulteriori strumenti per far crescere la percentuale cittadina degli spostamenti a piedi. Bisogna considerare, infatti, che il tema della mobilità dolce è spesso vincolato dalle dimensioni territoriali che non permettono una “facile accessibilità o percorribilità degli attraversamenti urbani”, in particolare l’Ispra ricorda che “nei fatti gli spostamenti a piedi sono favoriti nelle città: “non verticali”, ovvero laddove le pendenze non creano stati di affaticamento; di piccola dimensione dove il raggio delle distanze non supera i 2 chilometri; oppure dove isole ambientali o ecologiche, insieme a percorsi protetti per persone a ridotta mobilità consentono l’accesso alle attività della vita quotidiana (scuole, Tpl, servizi al pubblico, esercizi commerciali, etc.)”. Elementi non proprio di casa nelle città isolane che ancora registrano pesanti limiti in termini di offerta di trasporto pubblico, sebbene Catania e Palermo, negli ultimi anni, si siano arricchite con le nuove tratte offerte rispettivamente dalla metropolitana e dal tram.
 
I numeri, tuttavia, non sono ancora all’altezza. Lo studio dell’Ispra, che ha tentato di tenere conto delle differenze urbane, ha posizionato le città europee per appartenenza a gruppi caratterizzati per dimensione territoriale e ampiezza demografica. Le città con la maggiore percentuale di spostamenti a piedi sono Barcellona e Parigi (categoria città con oltre un milione di abitanti) che arrivano a superare il 35%, così come Vilnius, Malaga, Siviglia, Valencia, Nizza e Taragona, tra quelle da 500 mila a 1 milioni, Cordoba, Murcia, Bilbao e Pamplona, con popolazione compresa tra 300 e 500 mila abitanti. La prima delle due siciliane analizzate è Palermo, che si trova nel secondo gruppo per numero di abitanti, e registra un dato pari al 20%. Catania si trova nel terzo gruppo e supera di pochissimo il capoluogo regionale, piazzandosi al 22%.
 
E mentre le amministrazioni lavorano al miglioramento dei dati, tutti possono daare il loro contributo anche perché la mobilità sostenibile adesso si può misurare. È attiva dal 2015 a Roma, Milano, Torino e Bologna, e più di recente anche a Palermo e Catania, l’app Wecity che “certifica ogni grammo di CO2 che non viene emesso in atmosfera e lo trasforma in moneta virtuale per premiare gli spostamenti urbani sostenibili”.
 
In questo modo ogni cittadino può misurare e contribuire in modo consapevole alla riduzione delle emissioni tramite dei crediti che si ottengono spostandosi con le pratiche sostenibili, che possono “poi essere scambiati con diversi prodotti e servizi all’interno dell’apposito store (gadget per la sicurezza stradale gratuiti o servizi dedicati a salute e benessere come convenzioni con le palestre, cucina in azienda, ecc.)”.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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