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Speciale economia 2017 - Sicilia, boom d'imprese digitali: in 6 anni +25,3% e nuovi profili professionali
di Michele Giuliano

I risultati del focus Censis Confcooperative “4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro”. Per una volta il Sud è avanti. Tra le nuove figure più ricercate nel mercato del lavoro quella dello sviluppatore di app per il web



Si ringrazia:
- Plurimpresa
- Oranfresh
- Sac Catania
 

 
PALERMO - Il digitale in Sicilia cresce. Sempre più giovani decidono di aprire nuove imprese che lavorano nel campo: tra il 2011 e il 2017 il settore nell’Isola è cresciuto del 25,3%. La regione è preceduta solo dalla Campania, con un incremento del 26,3%, e seguita da Lazio, con il 25,1%, e Puglia, con il 24,2%. È il Sud in generale a registrare buoni risultati. Anche spostando il confronto dalle regioni alle macro aree il risultato non cambia: nello stesso periodo, il Mezzogiorno è quello con il più alto tasso di crescita di imprese digitali, +21,9%, seguito dal Centro con un incremento del 20,7%, mentre al Nord si osserva un’estensione della base produttiva del 14%.
 
Sono questi i principali risultati del focus Censis Confcooperative “4.0 la scelta di chi già lavora nel futuro”. Impresa, lavoro e mercato. Su questi tre elementi e sull’influenza che la rivoluzione 4.0 ha su di loro si è concentrato il lavoro del Censis. La spinta all’innovazione ha creato nuove opportunità per le imprese, generando un’offerta di prodotti e servizi inediti e decretando la nascita di nuovi profili professionali in grado di interpretare i potenziali di sviluppo e di cambiamento. Nel 2016 “sono stati più di 62 mila i posti di lavoro vacanti nel campo dell’Ict (Information and Communications Technology), un dato in aumento del 30% rispetto al 2015”. Un tasso di crescita che nella parte più tradizionale dell’economia non si riscontra. “L’innovazione crea quindi nuove possibilità di lavoro, per coglierle però servono maggiori investimenti in formazione – dice Andrea Toma, del Censis -. Le persone più qualificate saranno quelle che potranno cogliere le opportunità della rivoluzione 4.0. Questo ci deve portare a un investimento straordinario in formazione e innovazione perché tutti siano in condizione di capitalizzare le opportunità”.
 
La maggiore concentrazione di offerte di lavoro legate all’innovazione si osserva per la figura del developer, lo sviluppatore di applicazioni web, con un incremento del 23,8% fra il 2015 e il 2016 e una quota sul totale dei profili più richiesti del 42,5%. Segue a distanza la figura dell’analista di sistemi informativi con 8.800 richieste e un differenziale del 29,6% sul 2015. In termini di peso relativo, oggi in Italia, “su 100 occupati 3,3 sono riconducibili alle professioni Ict, mentre solo 1 su 100 è un professionista Ict a elevata qualificazione”, fa notare lo studio. In termini assoluti, invece, l’occupazione nelle professioni Ict ha raggiunto nel 2016 numeri importanti, e specificatamente “le 755 mila unità, con un incremento di 82mila addetti rispetto al 2011: in sei anni, mentre l’occupazione totale rimaneva pressoché stazionaria, nel perimetro delle professioni Ict gli addetti sono aumentati del 12,2%”.
 
Un settore nuovo che necessita di gente che sappia cogliere la palla al balzo. Gli specialisti di questo settore “sono oggi 234 mila, con un incremento di circa 80 mila nei sei anni considerati: fra il 2011 e il 2016, sono cresciuti del 52%”. L’innovazione spinge anche i consumi, e fra i settori più favoriti dallo sviluppo del digitale c’è sicuramente il turismo. Nel 2016 “su 100 prenotazioni di viaggi con pernottamento in esercizi ricettivi in Italia, 54 sono stati ‘intermediati’ dal web, ma la percentuale sale al 57% nel caso dei viaggi prenotati per vacanza, con 7 punti in più rispetto al 2015”, si legge nel focus Censis Confcooperative secondo il quale il digitale “è un fattore di novità che è entrato silenziosamente, ma prepotentemente nella vita di tutti i giorni per milioni di consumatori”.

Articolo pubblicato il 30 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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