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Quotidiano di Sicilia

Contratto di servizio, richieste dei pendolari
di Rosario Battiato

Alla fine di dicembre Trenitalia ha inviato alla Regione il nuovo Cds decennale dal valore di 1,1 miliardi di euro. Musumeci e Falcone hanno preso tempo prima di procedere alla firma. Dubbi su diversi passaggi

Tags: Trasporti, Sicilia, Ferrovia, Trenitalia, Giosuè Malaponti



PALERMO – Il contratto di servizio decennale tra la Regione e Trenitalia, previsto in seguito al contratto ponte 2015-2016, è ancora tutto da valutare. L’ipotesi della chiusura entro l’anno è saltata per la richiesta di maggiore tempo espressa da Nello Musumeci e dall’assessore Marco Falcone. Una posizione largamente condivisa anche dalle associazioni e dai comitati che difendono i diritti dei viaggiatori e che adesso attendono di essere convocati in Regione per presentare le proprie osservazioni a una proposta che potrebbe decidere le sorti del trasporto ferroviario isolano.

Secondo la ricostruzione offerta da Giosuè Malaponti, da anni in prima linea con il Comitato dei pendolari, il contratto di servizio è stato inviato alla Regione lo scorso 21 dicembre, cioè circa una decina di giorni prima della chiusura del contratto ponte. “Tale contratto, in origine, si sarebbe dovuto firmare entro il 31 dicembre 2016 – si legge in una nota della Federconsumatori Sicilia – ma il precedente Governo Regionale ha preferito procedere con un contratto ponte per tutto il 2017 e lasciare in eredità al nuovo governo Musumeci l’onore e l’onere di procedere alla stipula di un contratto con validità decennale”.
 
Non è roba da poco. Della proposta contenuta nel contratto, Malaponti offre una dettagliata panoramica in una lunga nota per la stampa: “aumenti del costo dei biglietti e degli abbonamenti del 3,5% annui sino al 2026 che rapportati al costo di un abbonamento mensile medio di fascia chilometrica di 40 che passa dai 61,00 euro del 2015 sino ad arrivare al costo di 90,00 euro circa” mentre “i treno-km da effettuare per tutta la durata del Contratto di Servizio sono in totale 108.530.577”. Il costo del contratto ammonta a 1,1 miliardi più altri 83 milioni di euro finanziati con l’articolo 19 del collegato alla finanziaria.

Dopo i 223 milioni stanziati per il contratto-ponte, dal contratto di servizio decennale 2017-2026 l’impresa ferroviaria dovrà incassare circa 1,1 miliardi di euro. In seguito all’acquisto per 40 milioni dei 6 treni “jazz” messi in esercizio a fine 2016, Malaponti chiede di investire la somma prevista nel contratto decennale, pari a 42,5 milioni di euro, per “l’acquisto di ulteriori mezzi rotabili da mettere in esercizio sin da subito e non per quanto previsto all’art. 16 del contratto, che prevede il revamping dei treni già in esercizio; interventi di ammodernamento impianti di Palermo, Messina e Siracusa; investimenti in tecnologia ed informatica”.
 
Al di là della questione investimento, le osservazioni delle associazioni sul contratto di servizio sono molteplici. Per il Comitato dei pendolari, tra le altre cose, sarebbe opportuno ripristinare la possibilità di acquistare il titolo di viaggio a bordo e senza pagare sanzione in caso di chiusura della biglietteria o dei guasti al self service, l’attivazione di una linea telefonica fissa per informazioni all’utenza e il wi-fi (già previsto nel contratto-ponte), il mantenimento delle tariffe di biglietti e abbonamenti per tutta la durata del contratto, l’incremento qualitativo e quantitativo dei servizi a bordo treno e in stazione, l’introduzione dei criteri e parametri per tenere conto del concetto di qualità del servizio in termini di efficienza ed efficacia dal punto di vista dell’utente.
 
Anche Federconsumatori ha redatto una lista di modifiche che vanno dall’istituzione di un tavolo permanente di confronto fino all’incremento della penalità prevista nel caso in cui Trenitalia non riesca a garantire gli standard di qualità e quantità previsti dal Cds.

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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