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Export rifiuti, scelta fallimentare. "Basta seguire pancia cittadini"
di Rosario Battiato

Monito del ministro Galletti che scuote anche la Regione siciliana: “Servono soluzioni strutturali”. Dopo la conferenza di Musumeci si infiamma il dibattito sulla crisi nell’Isola

Tags: Rifiuti, Sicilia, Vincenzo Figuccia, Gianluca Galletti



PALERMO – Nel giorno successivo al discorso fiume di Musumeci sui rifiuti, i segnali ministeriali, in forma diretta e indiretta, non sono proprio rassicuranti: servono soluzioni di sistema e non palliativi. A Musumeci si concede ancora il beneficio del dubbio, perché è in sella da poco più di un mese, ma presto serviranno azioni concrete e sul lungo periodo.
 
Il ministro Galletti ha bacchettato duramente, nel corso di un’intervista al Resto del Carlino, la situazione del Lazio che ha visto la richiesta della Regione di smaltire altrove 15mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. “Le Regioni che non hanno chiuso il ciclo dei rifiuti non pensino che portarli fuori dal loro territorio sia una soluzione strutturale”, ha spiegato Galletti, chiamando in causa la sindaca di Roma Virginia Raggi che dovrà trovare “una soluzione per i propri rifiuti: la Capitale mi preoccupa molto, lo dico da mesi, e oggi lo dico con più forza di prima”. Esportare, pertanto, non può essere una soluzione di sistema ed è un messaggio che parte da Roma per finire in Sicilia, dove due giorni fa Musumeci aveva parlato di un bando “per la realizzazione di accordi triennali in ambito nazionale ed europeo per il trasferimento della metà dei rifiuti destinati in discarica utilizzando i porti di Palermo, Catania, Messina e Augusta”.
 
Dal riferimento indiretto, il ministro è poi passato a parlare direttamente di Sicilia, lasciando trapelare un monito molto preciso: “Chi è capace di fare ha risolto il problema, ma c’è chi ancora segue la pancia dei cittadini, non risolve il problema e lo scarica su altri. Per me è inammissibile”.
 
Un riferimento, nemmeno troppo velato, alla necessaria costruzione dei termovalorizzatori tanto osteggiati da ambientalisti e cittadini eppure necessari per la chiusura del ciclo al punto che lo stesso Musumeci, pur senza sbilanciarsi, ha lasciato intendere che si dovranno fare.

Da Roma a Palermo, la situazione non cambia. Avversari politici attaccano il discorso di Musumeci per l’assenza di una vera e propria pianificazione – “fotografa l’emergenza” ha detto Lupo – anche se un cronoprogramma di massima è stato redatto e prevede la risoluzione dell’emergenza Bellolampo come priorità e poi, entro i prossimi 18 mesi, bandi per il trasferimento, nuovo piano e potenziamento dell’impiantistica.
 
Un ragionamento che ha soddisfatto Vincenzo Figuccia, l’assessore dimissionario, che ha apprezzato il “sistema di premialità per chi pratica la raccolta differenziata, avviando gli impianti avvalendosi delle nuove tecnologie per fare in modo di superare il sistema obsoleto e dannoso delle discariche”.
 
Sulla differenziata, appunto, si gioca una partita complicata che si sta sbloccando grazie al migliore rapporto con i Comuni. La Corte dei Conti, nella delibera del 20 dicembre, Sezione di controllo per la Regione siciliana, dal titolo “Osservazioni sull’attuazione della legge regionale n.9/2010 in tema di gestione integrata dei rifiuti”, spiegava che, ancora alla fine del 2016, non si registrava nessun risultato positivo rilevante in ordine all’incremento della raccolta, anzi lo stesso Dipartimento dei rifiuti continuava a lamentare il “comportamento omissivo della maggior parte degli enti locali siciliani ad attuare le direttive emesse dalla Regione siciliana ai fini dell’incremento della raccolta differenziata”.
 
I numeri sono comunque cresciuti – l’Ufficio speciale della Regione ha stimato 22% nel luglio scorso – anche se resta qualche perplessità, perché gli ultimi dati Ispra del 2016 sfiorano il 16% e il ministero segnala “la necessità di avere un dato certificato che fornisca anche il dato mensile di raccolta differenziata sia per l’anno 2016 che per l’anno 2017”.
 
Di sicuro c’è che i piccoli comuni isolani continuano a costituire un modello – alcuni sfiorano l’80% di raccolta differenziata – mentre i grandi problemi restano ancorati alle città metropolitane con Messina, Catania e Palermo che oscillano tra l’8 e il 13% di raccolta differenziata.

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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