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Formazione professionale siciliana, ora si pensa al sistema a catalogo
di Michele Giuliano

I rappresentati degli Enti hanno incontrato l’assessore regionale alla Formazione Roberto Lagalla. Non conteranno più gli Enti che partecipano, ma il numero di allievi interessati

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia, Roberto Lagalla



PALERMO - Qualcosa potrebbe cominciare a muoversi per il settore della formazione professionale siciliana. Dopo mesi e mesi di attesa dell’epilogo del famigerato Avviso 8, in questi giorni ci potrebbe essere stato l’inizio della svolta.
 
Si tratta dell’incontro che si è tenuto in assessorato tra i rappresentanti degli Enti di formazione e il nuovo assessore regionale alla Formazione Roberto Lagalla. In questa occasione è stata, infatti, palesata l’intenzione di procedere con un nuovo bando, questa volta a catalogo.
 
Non contano gli Enti, quindi, ma il numero di allievi che si riterranno interessanti i progetti presentati. A proposito l’Anfop, associazione datoriale che raggruppa la maggioranza degli enti di formazione siciliani, nelle parole di Gabriele Albergoni e Joseph Zambito, suoi rappresentanti, ha espresso soddisfazione per l’incontro:“Abbiamo riscontrato una netta volontà di cambiamento che mira a superare le vecchie logiche dei privilegi e dei finanziamenti consolidati – hanno scritto Albergoni e Zambito - Questa associazione datoriale ha sostenuto la necessità di invertire la rotta attraverso l’istituzione del modello formativo a Catalogo, ovvero un sistema che non finanzia gli Enti a priori, ma solo in base a quanti allievi realmente saranno interessati ad iscriversi ai corsi proposti”.
 
Per la prima volta, se avvieranno questa nuova modalità di finanziamento, non saranno i complessi meccanismi delle commissioni di valutazione e delle graduatorie a stabilire quale Ente potrà lavorare, ma direttamente l’utenza.

L’assessore ha posto l’attenzione anche sui lavoratori del settore ormai in gran parte licenziati, affinché con la ripresa delle attività si possa riassorbire in servizio quanto più possibile il personale storico.
 
“In tal senso ribadiamo - concludono dall’Anfop - che gli Enti sono pronti ad avviare un patto sociale che massimizzi il reclutamento delle risorse umane dall’albo regionale”.
 
Tutto ciò in attesa di capire in quale modo si concluderà quella che ormai è la storia infinita dell’Avviso 8, che il precedente assessore regionale Bruno Marziano ha difeso con il coltello tra i denti da tutta una serie di ricorsi, dalla magistratura che ne ha richiesto diverse modifiche, ma del quale, ad oggi, non si conosce il destino.
 
Il nuovo Governo regionale non ha voluto sciogliere il nodo rispetto a quel che farà. Non è nemmeno escluso che magari attenda proprio al prossimo maggio per verificare come si pronunceranno i giudici.
 
L’ultimo stop alla graduatoria (rivista ben tre volte in questi due anni) arrivò dal Cga che espresse parere negativo in riferimento all’attribuzione dei punteggi per i criteri ‘B4’ e ‘B5’, inerenti l’esperienza e l’anzianità del personale assunto a tempo indeterminato. In pratica era possibile acquisire il punteggio semplicemente dichiarando che si sarebbe assunto personale dall’albo.
 
I giudici amministrativi scrissero che il riconoscimento “della capacità amministrativa del beneficiario prima dell’approvazione dell’operazione può anche essere dimostrato attraverso una dichiarazione che però deve avere ad oggetto un requisito posseduto, mentre è illogica l’attribuzione di un punteggio per qualcosa che non si possiede ancora”.
 
In tutta risposta, l’assessorato regionale ha preferito depennare i due criteri, portando sullo stesso piano Enti nuovi e Enti storici. Con un investimento finanziario di 136 milioni di euro, che coprono a malapena la spesa per gli operatori iscritti all’albo, e il rischio, o per meglio dire, la probabilità di inserire nomi nuovi nel sistema, già in stato di totale sovraccarico.

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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