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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti e Ponte, due vulnus per la Sicilia
di Carlo Alberto Tregua

Senza infrastrutture no lavoro

Tags: Rifiuti, Sicilia, Ponte Sullo Stretto



Sono già finanziati e in corso di realizzazione il traforo del Giove che collega il porto di Genova a Milano, alla Svizzera e al Sud-Europa; il traforo del Brennero che collega Venezia, il Nord-Est e il Sud-Europa; il traforo del Frejus che collega Bardonecchia a Modane (Francia) per l’alta velocità.
Indichiamo tre importanti infrastrutture che impegnano decine di miliardi, essenziali per il Paese, perché velocizzano il trasporto di mezzi e passeggeri fra il Tirreno a Ovest e l’Adriatico ad Est, con tutta la fascia meridionale dell’Europa.
Quindi diventano competitivi i tragitti marittimi che escono da Suez e che vanno nel continente. Costano meno dei tragitti costretti a circumnavigare l’Africa o riuscire dal Mediterraneo attraverso Gibilterra per raggiungere Rotterdam e i Paesi centro-europei.
In questa logica di catturare i traffici intercontinentali non si capisce perché non sia stata messa in cantiere l’opera riguardante il Ponte sullo Stretto che, nonostante l’aumento dei costi, oggi darebbe un onere di soli circa tre miliardi allo Stato, in quanto gli altri otto miliardi sarebbero approvvigionati dal consorzio di imprese, general contractor, che ha già firmato il contratto con lo Stato, messo in stand by.
 
Non avere messo in cantiere il Ponte sullo Stretto è una vergogna per il Paese che considera il Sud una palla al piede anziché una risorsa.
Questa becera mentalità, pienamente suffragata da una classe politica meridionale debole e questuante, ha ridotto un terzo degli abitanti del Sud (venti milioni) in stato di povertà. Non solo, ma la povertà dilagata consente una forte presa delle criminalità organizzate che si sostituiscono allo Stato quando ci sono disoccupazione, disservizi, carenze pubbliche e soprattutto mancanza di lavoro.
Se il Ponte è un grave vulnus che penalizza soprattutto la Sicilia, l’altro vulnus per la nostra meravigliosa Isola è quello dei rifiuti.
Da oltre dieci anni chiediamo a gran voce che vengano costruiti undici impianti energetici per l’utilizzazione dei rifiuti come carburante, in modo da produrre energia elettrica, biogas, biocarburante, materiale per sottasfalto.
 
Avevamo anche proposto di insediare gli undici energimpianti nelle undici aree industriali della Sicilia, che stanno morendo a seguito delle dismissioni di moltissime aziende produttive.
Abbiamo portato ad esempio l’energimpianto di Giubiasco, a Bellinzona, nel Canton Ticino, che funziona perfettamente e le cui caratteristiche sono indicate nella pagina interna.
Ogni energimpianto di ultima generazione ha un impatto ambientale prossimo allo zero. Quello di Parma, ove il sindaco Pizzarotti, ex Cinquestelle, ha dovuto procedere alla sua attivazione, funziona molto bene ed è addirittura capace di assorbire i rifiuti da Roma, ovviamente in ridotte dimensioni.
In tutto il Nord Italia vi sono decine di energimpianti, anche di vecchia generazione. Non si è mai sentito il problema delle discariche stracolme, dei rifiuti all’aria aperta che inquinano sottosuolo e ambiente. Né si è mai sentito un solo cenno di protesta da parte di verdi ed ambientalisti che non hanno avuto mai nulla da ridire di fronte a tali strutture.
 
Va sottolineato che uno di tali impianti, bastevole per circa 200.000 tonnellate, costa 250 milioni, dà lavoro per la sua costruzione a 100 persone e ad altre 100 per la sua attività ordinaria.
Con la vendita delle materie prime e dell’energia, il conto economico è attivo per circa tre milioni. Riassumendo: nuovo lavoro per l’impianto, nuovo lavoro per la gestione, produzione di ricchezza tassabile. Se moltiplichiamo le cifre indicate per undici avremo subito il risultato di oltre 2.000 nuovi posti di lavoro a costo zero per Stato e Regione, perché l’investimento è interamente autofinanziato.
La domanda che sorge è: ma perché, data la convenienza evidente di costruire undici energimpianti, i governi Cuffaro, Lombardo e Crocetta non lo hanno fatto?
Probabilmente coprivano interessi di chi è contrario ad essi, come di chi è contrario alla costruzione del Ponte sullo Stretto.
Ora tocca a Musumeci. Sarà capace di prendere una decisione giusta e coraggiosa? Attendiamo!

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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