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La burocrazia respinge i mecenati
di Isabella Di Bartolo

Non decolla l’Art bonus: su 2.394 erogazioni liberali per i beni culturali italiani, solo 18 hanno riguardato la Sicilia nel 2017. Impresa milanese vuole restaurare gratis sito candidato Unesco ma nessuno le risponde

Tags: Art Bonus, Sicilia, Beni Culturali



Art bonus e Sicilia, binomio che non funziona. L’Isola dalle bellezze da valorizzare e salvare, non riesce a guardare al futuro nella gestione del patrimonio culturale con il coinvolgimento dei privati. Ne sono convinti gli imprenditori che non riescono a investire e a dare il loro contributo al recupero dei beni culturali come nel caso di una società milanese che si occupa di nanotecnologie e che vanta numerosi interventi di manutenzione straordinaria di monumenti e siti ma a cui, in Sicilia, sono state chiuse le porte. Parliamo di una società innovativa diretta da Sabrina Zuccalà, imprenditrice milanese di radici siciliane, che in occasione di un incontro a Palermo sui beni monumentali a rischio in Sicilia, ha offerto all’Isola un “regalo”: la pulizia straordinaria di un monumento siciliano in maniera del tutto gratuita. Ma dalla Regione ha ricevuto in risposta solo silenzi.
 
“Abbiamo analizzato il patrimonio a rischio in Sicilia, da San Giovanni degli Eremiti alle cave di Cusa di Selinunte – dice l’amministratore unico della società -. Si tratta di beni da salvare e che solo le nanotecnologie sono in grado di recuperare dal degrado. Ne abbiamo discusso nel corso del meeting “Nanotecnologia e beni culturali, nuove sfide verso il futuro” che si è svolto a Palermo ed è stato promosso dalla 4Ward360 Nanotechnology, la nostra azienda italiana che si occupa da 20 anni della ricerca e sviluppo di produzione e applicazione di nanoparticelle in tutto il mondo nei più svariati settori. Siamo disponibili come sponsor ad adottare un monumento siciliano – aggiunge Sabrina Zuccalà -. A Milano, nel 2016, abbiamo avuto la chance di intervenire sulla piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione centrale, grazie alla collaborazione con il Comune. In questo momento, in Sicilia, abbiamo avuto difficoltà a trovare un’interlocuzione con le istituzioni. Nell’Isola abbiamo trovato monumenti ammalorati e che invece avrebbero bisogno di interventi conservativi. Un sito ben conservato è anche un volano per il turismo. L’abbellimento delle città siciliane è indispensabile per attirare il turismo e rilanciare l’economia e il lavoro”.
 
“Siamo disponibili a restaurare un monumento siciliano attraverso le nostre tecniche – dice Sabrina Zuccalà – e lo abbiamo detto in maniera ufficiale alle istituzioni preposte, tuttavia dopo un rimpallo di responsabilità ancora attendiamo risposte. è assurdo ciò, perché noi siamo disposti a ridare lustro gratis a un bene culturale della Sicilia attraverso un sistema innovativo, usato nel resto d’Italia, per mettere in sicurezza e pulire le superfici garantendo protezione per 10 anni. Lo abbiamo fatto in vari punti d’Italia e lo stiamo facendo adesso a Milano e Torino, quindi a Montecarlo. Abbiamo lavorato alla pavimentazione della sala vip di Malpensa, adesso siamo impegnati a Fiumicino. Abbiamo realizzato il test del Duomo di Milano e di un cortile storico, oltre che del “Carlo Felice di Genova”. Eppure in Sicilia abbiamo trovato porte chiuse”.
 
La decisione di investire in Sicilia è dettata dalle radici trapanesi dell’imprenditrice e dalla sua volontà. “Ho voluto confrontarmi con la Sicilia – aggiunge Zuccalà - per cercare anche di sfatare il mito dei no e ho incontrato il gruppo Arte16 che mi hanno aiutata. Io sono disponibile a investire, a fare capire che in Sicilia ci sono troppi beni culturali non protetti: le soluzioni ci sono, mettiamole in campo. Sono pronta a investire denaro e a portare conoscenze, il mio staff è a disposizione della Sicilia: cerchiamo un sito da gestire che possa anche essere sito di ricerca universitaria e il mio amico Raymond Bondin mi ha suggerito Caltabellotta, dove esiste la splendida cattedrale che mira a divenire tesoro Unesco. Ecco, siamo pronti alla manutenzione della facciata gratuitamente”.
 
Il costo si aggira attorno ai 25mila euro. Una cifra che la società di nanotecnologie regalerebbe attraverso il proprio lavoro.
“Purtroppo in Sicilia – ha aggiunto Raymond Bondin, ambasciatore Emeritus Unesco – non c’è controllo sui progetti di restauro e conservazione. La Soprintendenze sono a corto di fondi e non c’è nessun controllo sulle ditte che realizzano i lavori. Inoltre molti restauratori non si aggiornano. In tutti i siti siciliani, ci sono enormi problemi di conservazione: penso ad esempio al parco archeologico più importante d’Europa, quello di Selinunte, che ha un enorme villaggio abusivo accanto. Pure le cave di Cusa, che risalgono al VI secolo a.C. da cui sono state estratte le colonne per costruire Selinunte: è un sito che non si riesce a valorizzare, all’interno di un parco che rimane completamente aperto e incustodito. E ancora in Sicilia, c’è un grande numero di tonnare bellissime, e non si riesce a valorizzarne neanche una con uno studio comparativo”.

Marco Zeppa, responsabile tecnico della 4ward360Nanotechnology, ha quindi spiegato come intervengono le nanotecnologie sui beni culturali: “Sono trattamenti assolutamente invisibili che durano notevolmente di più rispetto a qualsiasi trattamento finora conosciuto e garantiscono tempi di durata e resistenza anche di vent’anni. Sono applicabili su bronzi, marmi, vetro, pietre naturali e su qualsiasi altra superficie preservandola nel tempo, senza che questa venga alterata da umidità, pioggia battente e ghiaccio, con notevoli benefici per tutti gli aspetti conservativi”.
 
La volontà degli imprenditori di investire si scontra con la burocrazia siciliana. Fino ad oggi, solo 18 siti siciliani hanno ricevuto “aiuti” su 2.394 in tutta Italia sfruttando l’Art bonus e, tra questi, spicca il Giardino della Kolymbetra di Agrigento che ha ottenuto 25mila euro di erogazioni liberali grazie al progetto sostenuto dal Fondo ambiente italiano. Nella lista dei 18 siti che chiedono fondi per la salvezza di monumenti e opere d'arte, molti sono fermi come il castello di Mussomeli o il teatro di Milazzo.
 


Villa del Casale: 25.000 euro per ripulire i suoi mosaici
 
L’Art bonus “tocca” il cuore della Sicilia. E arriva a Piazza Armerina dove un finanziamento da 25mila euro servirà alla manutenzione della villa romana del Casale. Dureranno tre mesi i lavori per la pulizia straordinaria dei mosaici del sito Unesco finanziati da uno sponsor privato attraverso il sistema dell’Art bonus del ministero: il Sicilia outlet village di Agira ha siglato un accordo con la Regione per intervenire a favore del patrimonio bisognoso e, così, è stato scelto il sito romano di Piazza Armerina dove sono pronte a partire anche le operazioni di sistemazione dei tetti e delle grondaie intasate. “Questi ultimi sono lavori necessari – spiega la direttrice della villa romana di Piazza Armerina, Giovanna Susan – poiché non si eseguono dal 2012 e ciò ha provocato allagamenti e disagi a seguito delle recenti piogge. Si tratta quindi di interventi indispensabili per la sicurezza del sito a cui si affiancheranno quelli per la manutenzione del sistema elettrico”. Nelle scorse settimane, infatti, si sono verificati blackout con ovvi disagi per turisti e monumento; immediati i progetti firmati dal dirigente Liborio Calascibetta e approvati con urgenza dalla Regione.
Intanto proseguirà per tre mesi il restyling dei mosaici policromi della villa a cui stanno lavorando i restauratori della cooperativa ennese Properart impegnati nella pulizia delle preziose tessere colorate che danno vita a “quadri” unici al mondo.
Sotto la guida di Raffaella Greca e Roberta Campo, il team composto da Angelina Castiglia, Marina di Majo, Gianfranco Miceli e Gineva Lo Sciuto è all’opera per ripulire i mosaici da polvere e detriti, oltre che da batteri e dai resti del guano dei piccioni che rappresentano un pericolo per l’incolumità delle opere d’arte che si snodano tra i corridoi e le stanze della villa del Casale.
 

 
Conoscere il patrimonio per la sua valorizzazione
 
Sulla necessità di tutelare il patrimonio Unesco è intervenuto, più volte, l’ambasciatore emerito Unesco, Raymond Bondin, esperto mondiale del patrimonio culturale. Con lui anche l’archeologo siciliano Santino Cugno ha firmato una monografia dedicata proprio ai beni Unesco siciliani e alla loro gestione da rivedere e correggere. Convinti che la prima regola per la valorizzazione del patrimonio siciliano sia la conoscenza, i due studiosi hanno descritto le luci e soprattutto le ombre degli innumerevoli siti da proteggere e valorizzare come prevedono le normative a partire da quello che è uno degli scopi della lista Unesco: conferire maggiore visibilità.
“Un patrimonio portatore di interessi non solamente a carattere locale – dicono i due studiosi – ma che ha fornito un contributo generale e sostanziale alla storia dell’uomo. In Sicilia non si comprende”.
Nel volume, i due studiosi si soffermano anche al fenomeno del collezionismo archeologico antico le cui conseguenze furono, tra le altre, quelle di alimentare il fenomeno degli scavi abusivi e il traffico internazionale di opere d’arte e reperti archeologici. Lo stretto legame tra le emergenze storiche, artistiche e archeologiche che contraddistinguono tutto il comprensorio ibleo (a partire dai siti Unesco di Siracusa, Pantalica e delle città tardo barocche del Val di Noto), l’ambiente naturale e le attività di conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, faticosamente condotte dai vari musei etnografici pubblici e privati, deve costituire al giorno d’oggi un valore aggiuntivo dalla forte valenza identitaria e, allo stesso tempo, un ulteriore stimolo allo sviluppo economico, sociale e culturale dell’intera Sicilia sud-orientale.

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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