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Quotidiano di Sicilia

Giustizia ingiusta, Ricucci assolto dopo 10 anni
di Carlo Alberto Tregua

Ricucci e i suoi guai giudiziari

Tags: Stefano Ricucci



Quando un cittadino, che non faccia parte della criminalità organizzata, viene preso dalle maglie delle Procure, non sa quanto tempo ci vorrà per essere giudicato colpevole o innocente.
Anche se la Costituzione prevede che tuti i cittadini vengano considerati innocenti fino a sentenza passata in giudicato, il sistema mediatico italiano ha preso la pessima abitudine di celebrare i processi in anteprima nei talk show televisivi o sulle pagine dei quotidiani, procedendo a condanne sommarie ed anticipate perché l’obiettivo non è quello di cercare la verità, come hanno il dovere di fare pubblici ministeri e giornalisti, ma fare il massimo clamore possibile.
Non già per aumentare la vendita delle copie o i dati Auditel, quanto per portare acqua al proprio mulino, cioè fare aumentare la propria notorietà. C’è il malvezzo uso di denominare l’informazione di garanzia come avviso di garanzia. Uno strumento a tutela dell’indagato, trasformato da Pm e media in condanna anticipata dello stesso.
 
Stefano Ricucci e la sua società Magiste Sa, non è nuovo a diverse vicende giudiziarie, accusato e arrestato, è andato sulle prime pagine di quotidiani e sui notiziari televisivi. Per una di esse, l’accusa di bancarotta fraudolenta e dissipazione di capitale, mossagli nel 2007, la Corte d’Appello di Milano lo ha giudicato innocente, insieme a nove suoi consiglieri di amministrazione e collaboratori, tra i quali la madre Gina Ferracci, perché, udite: “Il fatto non sussiste”.
Infatti, spiega la sentenza, il fallimento della società non è avvenuto per distrazione di beni, ma perché le inchieste penali hanno gettato discredito, dal che la perdita di fiducia dal mondo degli affari.
Ora, che i pubblici accusatori possano sbagliare è umano e comprensibile, ma che i tribunali di vario grado arrivino a evidenziare gli errori dopo dieci anni è totalmente ingiustificabile e ingiustificato.
L’Unione europea ha stabilito che in tutto, l’intero processo giusto, debba durare non oltre tre anni, che è già un tempo lungo per un accusato, poi diventato imputato, che resta in sospeso per sapere come verrà giudicato. Ma è insopportabile che un processo penale duri dieci/dodici anni.
 
Vi sono ampie giustificazioni obiettive su questa disfunzione della Giustizia, che quando tarda in modo così macroscopico diventa Ingiustizia. L’organico dei giudici ha una carenza di oltre mille unità e anche quello del personale amministrativo è carente, forse, di un maggior numero di addetti.
Ma la causa principale della disfunzione della giustizia penale - e anche di quelle civile, amministrativa e fiscale - è nella formulazione dei codici di procedura .
Non vorremmo dichiarare che essi sono artatamente complicati e lunghi, ma certo lo sono. Il metodo Barbuto - oggi direttore del Dipartimento Organizzazione giudiziaria del ministero di Giustizia - che ha prodotto buoni risultati quando egli era presidente del tribunale di Torino, prevede che tutti i tempi siano ridotti al minimo.
Ma questo non basta perché occorrerebbe tagliare tanti passaggi e conseguenti tempi, in modo da ridurre all’osso il processo che, in relazione alla sua complessità, ma anche alla sua semplicità, potrebbe accorciare il percorso di due terzi e forse più.
 
Certo, i pubblici ministeri hanno un carico di lavoro impressionante. Forse eliminando l’obbligo dell’azione penale, peraltro nei fatti disattesa, tale carico potrebbe notevolmente diminuire.
Altrettanto carico gravoso è in capo ai giudici monocratici e ai collegi. Questo accade anche perché i Giudici per le indagini preliminari non hanno l’obbligo di motivazione quando mandano a processo gli imputati, con ciò contribuendo all’infoltimento dei processi medesimi. Se essi procedessero a un esame più approfondito delle materie oggetto del loro giudizio, probabilmente molti processi non si attiverebbero.
Il guaio della faccenda che esaminiamo, non per la prima volta, è che a nessuno viene in mente di mettere mano alla semplificazione delle procedure né alla riorganizzazione efficiente di tribunali e procure, con la conseguenza che i cittadini malcapitati continuano a subire la vessazione di un processo lungo e spesso inutile, anche perché quasi mai viene paragonato l’esito con l’inizio dell’indagine, dal punto di vista mediatico.
 

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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