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Quotidiano di Sicilia

Formazione, iscrizione all'albo "Troppe richieste", tutto rinviato
di Michele Giuliano

L’aggiornamento delle iscrizioni è stato prorogato al 31 gennaio: la Regione vuol vederci chiaro. Dirigente generale chiede supplemento istruttorio per valutare la valanga di istanze

Tags: Lavoro, Formazione, Roberto Lagalla



PALERMO - Tante, troppe forse, le richieste di iscrizione all’albo degli operatori della Formazione professionale. Cosi numerose che l’assessorato regionale ha ritenuto necessario prorogare il termine per l’aggiornamento e la pubblicazione dell’elenco al 31 gennaio prossimo, per poter procedere ad un più approfondito controllo della documentazione, ed evitare sviste ed errori dettati dalla fretta di chiudere la partita. Cosi come successo, troppo spesso, in passato. Diverse volte, infatti, i lavoratori si trovano a vedere il proprio nominativo continuamente dentro o fuori l’Albo degli operatori della Formazione Professionale.
 
Un albo che dovrebbe “proteggere” tutti coloro che hanno lavorato del settore a tempo indeterminato prima del 31 dicembre 2008, ma che ha visto nel tempo l’inserimento continuo di nuovi nominativi, a volte anche di persone che si trovano già in pensione o, al contrario, nel 2008 erano ancora cosi giovani da non essere neanche in età lavorativa. Ancora peggio, secondo alcuni legali non avrebbe le basi legislative per mantenere in piedi questo muro ed impedire a chi voglia di iscriversi.
 
Secondo gli avvocati dello studio Fasano, famoso ormai per essersi in diversi modi occupato dei lavoratori del settore, difendendone gli interessi, l’aver svolto anche un solo giorno di servizio in attività riconducibili alle politiche attive del lavoro, permette oggi, a tutti i lavoratori del comparto, di pretendere l’iscrizione nell’albo.
“L’interpretazione resa dalla Regione, quindi – scrivono dallo studio Fasano - è lesiva del principio di eguaglianza di cui all’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale, considerato che finirebbe col porre su piani diversi i potenziali aspiranti allo svolgimento di tali attività, costituendo uno strumento restrittivo della possibilità di ottenere un impiego”.
 
Presentato al suo nascere come strumento per la selezione del personale, allo scopo di tutelare i lavoratori che rispondevano a tutti i requisiti richiesti, e quindi sfoltire l’enorme massa di operatori che orbitano intorno al mondo dei corsi di formazione, ha via via nel tempo perso senso e finalità. Lo ha detto anche il Tar, che ha accolto il ricorso di una serie di lavoratori esclusi proprio a causa della propria data di assunzione. “L’iscrizione all’albo della formazione professionale - hanno detto i giudici - non può essere limitata a determinate categorie di soggetti, né subordinata a requisiti che nella legge non trovano riscontro. L’albo è stato istituito con una legge regionale, ed è la stessa che ne disciplina i presupposti per l’iscrizione”. Una condizione che vanifica l’obiettivo iniziale dell’Albo, pensato come un elenco ad esaurimento, con lo scopo di contenere le assunzioni in un settore ormai allo sfascio, che necessita, per coprire le spese del personale, che ammonta a circa 8.000 persone, di cifre troppo grandi per essere sostenute dalle casse ormai vuote della Regione Siciliana. L’elenco avrebbe dovuto essere affiancato a manovra di prepensionamenti e di incentivi alla fuoriuscita dal settore, per snellire i numeri, e quindi, rendere l’amministrazione regionale autonoma dai fondi della Comunità Europea per riempire le casse, ogni anno più vuote.
 
Il nuovo governo, appena insediatosi, dovrà quindi lavorare alacremente per trovare una soluzione definitiva ad un problema occupazionale che coinvolge molte, troppe famiglie sul territorio, una soluzione che vada al di là del singolo bando, che stabilizzi in qualche modo il settore e dia continuità lavorativa.

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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