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Quotidiano di Sicilia

Consumo di suolo incessante, a Palermo divorati 6.000 ettari
di Rosario Battiato

Dati Ispra 2016: il cemento avanza più lentamente che in passato ma è solo merito della crisi economica. In Sicilia manca una legge all’avanguardia mentre i Prg sono vecchi e inadeguati

Tags: Ispra, Sicilia, Cementificazione



PALERMO – Il consumo di suolo, cioè la copertura del territorio con cemento o asfalto, non si ferma, soprattutto in mancanza di una legge nazionale che, dopo le buone intenzioni dello scorso anno, finirà inevitabilmente per ripresentarsi con la prossima legislatura. Le Regioni più avanzate dal punto di vista della tutela del territorio si organizzano in autonomia, così come sta facendo l’Emilia Romagna, e in passato la Lombardia, mentre su tutto il resto rimane soltanto l’indiscriminata avanzata del cemento. Lo certificano gli ultimi dati Ispra che coinvolgono a pieno titolo le più importanti città italiane.
 
Il cemento avanza, secondo i dati forniti dall’Istituto di ricerca del ministero dell’Ambiente, al ritmo di 3 metri quadrati al secondo, 30 ettari al giorno. Un passo più lento rispetto al passato, quando era di 8 metri quadri al secondo, che è certamente legato alla crisi economica. Adesso c’è da vigilare, perché la ripresa economica potrebbe fornire nuovi spunti di ripresa alla cementificazione.
Al 2016 secondo l’Ispra risultano cementificati oltre 23 mila kmq (pari a Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale, mezzo secolo prima era coperto appena il 2,7%. Servono regole a tutti i livelli: dai Comuni alle Regioni fino agli Stati e agli organismi sovranazionali. Anche nella Ue manca un quadro giuridico comune e vincolante per tutti i paesi sul consumo del suolo.
 
Sul punto sta lavorando la rete “People 4 Soil”, formata da ong ambientaliste, istituti di ricerca e associazioni di agricoltori, che ha raccolto oltre 212.000 firme (82.000 in Italia) per una petizione alla Commissione europea che chiede principi e regole uguali per tutti. Si richiede, inoltre, anche l’approvazione in Italia del disegno di legge sul contenimento del consumo di suolo.
 
L’allarme è mondiale, ma riguarda da vicino la Sicilia. Nel 2016 il consumo di suolo nelle aree urbane isolane è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Gli unici avanzamenti hanno riguardato Messina, Agrigento, Enna e Catania, ma si tratta di valori impercettibili (+0,1%). Più sostanziosi sono i numeri relativi alla stima della percentuale di suolo consumato sul totale delle aree comunali: Palermo (39,5%) è tra i primi posti nazionali e sul podio del meridione, con un dato in valore assoluto che è pari a oltre 6 mila ettari di superficie consumata nel 2016, tra i dieci più elevati d’Italia. A distanza si colloca la seconda delle siciliane che è Catania, con 5.138 ettari, e una percentuale di suolo consumato che si ferma a 28,3%.
In rilievo anche Trapani (4,50 mq/ab/anno) e Ragusa (2,11 mq/ab/anno) per un consumo di suolo pro-capite nelle aree urbane che è risultato essere tra i più elevati d’Italia.
 
Se altrove si predispongono leggi all’avanguardia, in Sicilia gli strumenti a disposizione delle amministrazioni locali per il controllo del territorio, come i piani regolatori, mancano ancora degli aggiornamenti necessari per essere elementi moderni e sostenibili per la gestione del territorio.
 
La copertura del suolo ha anche un costo misurabile in termini economici in quanto perdita dei servizi ecosistemici. L’Ispra, in questo senso, ha stimato un valore minimo e uno massimo di perdita per gli anni che vanno dal 2012 al 2016: il valore è compreso tra 5,2 e 9,1 milioni di euro per i nove comuni capoluogo isolani.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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