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Fallimenti imprese, in Sicilia dati in aumento per il 2017
di Michele Giuliano

Numeri forniti da Cribis, società del gruppo Crif: l’Isola in controtendenza rispetto al resto del Paese. A livello nazionale invece si registra un calo dell’11,3% rispetto al 2016

Tags: Fallimento, Imprese, Economia



PALERMO - Le aziende in Sicilia continuano a chiudere. Sebbene a livello nazionale sia stata confermata la positiva inversione del trend degli ultimi anni anche rispetto al 2016, guardando all’andamento regionale, la Sicilia perde colpi. Se nel 2016, infatti, la nostra regione si posizionava all’ottavo posto tra le regioni italiane, nel 2017 ha risalito la classifica negativa di una posizione, con un totale di 745 chiusure, il 6,2% sul totale italiano.
 
In meno di 10 anni quasi 6.500 aziende hanno chiuso i battenti. Un risultato estremamente preoccupante, che disegna in maniera impietosa lo stato di crisi della nostra economia che, nonostante i segnali di ripresa degli ultimi anni, non riesce ancora a recuperare, e crolla di fronte alle difficoltà.
 
La fotografia del settore è stata fornita da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nella business information, attraverso l’analisi dei fallimenti in Italia che mostra, in generale, un ulteriore calo del fenomeno nel territorio nazionale. Ancora di più, quindi, la situazione isolana si presenta come preoccupante, in quanto in controtendenza rispetto ai risultati dell’intero panorama italiano. Nel 2017, in generale, sono state 11.939 le imprese italiane ad aver portato i libri in tribunale contro le 13.467 del 2016, in calo dell’11,3%. Questo dato appare ancor più positivo se confrontato con il 2014, l’anno “nero” delle imprese italiane dal 2009, in cui i fallimenti registrati erano stati addirittura 15.336. In riferimento agli ultimi tre mesi dell’anno, poi, sono state 3.283 le imprese ad aver dichiarato fallimento.
 
Il dato di quest’anno si avvicina a quello del quarto trimestre del 2010 (3.290 imprese), il secondo anno migliore dell’ultimo decennio: un altro segnale incoraggiante per la ripresa economica del Paese. Anche nel 2017 a registrare il maggior numero di fallimenti sono la Lombardia al primo posto, con 2.514 casi, circa il 21% del totale, seguita dal Lazio con 1.531 casi e dal Veneto con 1.014 casi, pari rispettivamente al 12,8% e all’8,5%. Nei primi dieci posti troviamo anche, oltre la Sicilia, la Campania (1.003 casi), la Toscana (954), l’Emilia Romagna (912), il Piemonte (714), la Puglia (569) e, infine, le Marche (347). A parte un’inversione delle posizioni in graduatoria tra Sicilia e Piemonte rispetto al 2016, l’andamento appare in linea con l’anno precedente, inserito in un quadro generale di miglioramento a livello nazionale.
 
“I dati emersi dalla nostra indagine a chiusura del 2017 confermano le previsioni ottimistiche di inizio anno – commenta Marco Preti, amministratore delegato di Cribis – e rappresentano una conferma del progressivo miglioramento dello stato di salute delle nostre realtà imprenditoriali. Si consolida, infatti, il trend positivo che vede in costante diminuzione il numero delle imprese che hanno portato i libri in tribunale”.
 
Una evidenza che esce subito fuori dal paragone dei dati di fine dicembre 2017 con quelli dell’anno precedente: il numero dei fallimenti ammonta a un totale di 11.939, contro i 13.467 del 2016, in contrazione dell’11,3%. Se poi si guarda al biennio, la variazione dell’anno appena concluso rispetto al 2015 sale al -18,1%. “Sono numeri significativi – continua Preti – che fanno ben sperare, anche se la strada per la vera ripresa è ancora lunga. Pur rimanendo consistente, si riduce sensibilmente il divario rispetto al 2009, anno in cui gli effetti dell’incipiente crisi ancora non si erano fatti sentire in tutta la loro durezza”.

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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