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“Nucleare, stereotipi da superare”
di Antonio Casa

Intervista al direttore del Dipartimento di Ingegneria nucleare dell’Università di Palermo. Intervista al direttore del Dipartimento di Ingegneria nucleare dell’Università di Palermo

Tags: Nucleare, Energia, Giuseppe Vella



PALERMO - Se lo vorranno i cittadini attraverso un referendum; se sarà conveniente realizzarla; se la sicurezza sarà garantita. Sono i tre punti fondamentali affinché, secondo il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, possa essere realizzata una delle centrali nucleari in Sicilia, così come prevede il programma del Governo nazionale che tra un paio di mesi dovrebbe ufficializzare la lista dei quattro siti scelti.
Alcune voci vogliono che in questa lista di territori – che godranno di alcuni benefici economici – sia stata inserita anche Palma di Montechiaro (Ag). Ne abbiamo parlato con Giuseppe Vella, direttore del Dipartimento di Ingegneria Nucleare all’Università di Palermo.
Professore, perché dire di sì all’energia nucleare?
“In primo luogo, tra le fonti di energia non bisogna escludere nessuna forma, in particolare modo quella nucleare. Poi, perché la fusione nucleare dà maggiore garanzie per la fornitura di energia elettrica rispetto agli stessi combustibili primari, con tecnologie ben collaudate. L’energia nucleare è strategica, non sottoposta a periodi limitati di tempo”.

Ma i problemi d’inquinamento e le possibili contaminazioni ambientali?
“Chiariamo. Nelle centrali, l’energia nucleare non contribuisce al rilascio di gas serra o anidride carbonica”.

E i costi? Sono enormi.
“L’energia nucleare non è competitiva in tutti i Paesi allo stesso modo, persino all’interno dell’Europa, laddove si estrae e si utilizza il carbone, per esempio. In Italia, quindi, sarebbein ogni caso conveniente”.

Per fare funzionare le centrali serve uranio. Si parla di un esaurimento del minerale entro 20 anni.
“Credo che non sia corretto porre la questione in questa maniera. Quando si fanno analisi su delle stime, esse sono inserite all’interno di scenari internazionali. Quella nucleare non può essere l’unica fonte di energia utilizzabile. In media, laddove esiste, rappresenta il 20% del fabbisogno di un Paese, tranne in alcuni Stati europei dove la media è più alta. Basti pensare alla Francia, dove l’energia nucleare soddisfa il 70% del fabbisogno energetico nazionale. Ragion per cui, ogni valutazione in tal senso non è attendibile. Io dico che ci sarà uranio per altri 40 anni, almeno. E, allora, costruire ora - ai costi attuali cioè - le centrali nucleari conviene”.

Resta il problema dello smaltimento delle scorie.
“I rifiuti nucleari hanno una loro classificazione. I raggi isotopi hanno una durata molto lunga, pari a centinaia di migliaia di anni. In termini volumetrici, questi rifiuti sono di piccola grandezza. L’esempio finlandese è da seguire: un grande sito, in una zona geologicamente particolare dove potere confluire queste scorie. Anche questo, contrariamente a quanto si pensa, è un problema tecnologicamente superato. Inoltre, viene costantemente indagato per poterlo migliorare”.

Professore, di tanto in tanto la Sicilia viene indicata tra le regioni che potrebbero ospirare una delle centrali che saranno costruite di qui al 2020. Si è parlato di Palma di Montechiaro, Termini Imerese, del ragusano. Possibile?
“L’Isola è stata più volte oggetto di studi in tal senso. Detiene le caratteristiche per potere ospitare un simile impianto. Non so cosa dicano gli ultimi rapporti. Escludo Termini Imerese. Personalmente, ritengo che che la zona sud occidentale dell’Isola, che guarda al Canale di Sicilia, poiché meno sismica, da Porto Empedocle in giù per intenderci, sia teoricamente la più idonea nel caso in cui il Governa decida di ubicarne una da noi”.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe Vella
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