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Collaboratori Ars, un freno al boom di arruolamenti
di Raffaella Pessina

Il presidente Micciché ha comunicato la volontà di arginare il fenomeno. Nella scorsa legislatura sono stati il trenta percento in più

Tags: Ars, Gianfranco Miccichè



PALERMO - La presidenza dell’Assemblea regionale si occuperà ben presto dei collaboratori dei gruppi parlamentari presenti a Palazzo dei Normanni. In una nota il Presidente Gianfranco Micciché (Forza Italia) ha detto: “Stop alla maxi-infornata di collaboratori nei gruppi parlamentari dell’Ars”.
 
Come tutti gli altri uffici, anche i gruppi parlamentari sono sottoposti alle norme contenute nel regolamento interno dell’Assemblea regionale ed è proprio il Consiglio di Presidenza a determinarne eventuali modifiche. La decisione è giunta dopo che gli uffici della Presidenza si sono accorti che nella precedente legislatura è stata recepita una norma contenuta nel decreto Monti nel 2014, che consentiva ai gruppi parlamentari di firmare contratti di collaborazione subordinata (D6) in aggiunta a quelli per i portaborse e il personale cosiddetto stabilizzato. Il recepimento però non ha tenuto conto della valutazione sui costi che avrebbe comportato tale modifica. Costi della macchina amministrativa che sono aumentati piuttosto che diminuire, in barba alla spending review.
 
“L’ufficio di Presidenza – ha aggiunto Miccichè – fin da dalla prossima seduta sarà impegnato a studiare una norma per impedire la lievitazione dei collaboratori nei gruppi”.
 
“In base alla legge attualmente in vigore - viene scritto in una nota dell’ufficio stampa - ogni deputato può contare su un budget di 58.400 euro all’anno, fondi gestiti dall’amministrazione che verranno girati ai gruppi parlamentari”. Ad oggi di sicuro sappiamo che ad ogni deputato viene corrisposta una indennità per i portaborse pari a 3.180 euro al mese. Nel bilancio interno di previsione per il 2017 alla voce traferimenti ai gruppi parlamentari viene evidenziato che all’articolo relativo al “Contributo per il funzionamento dei gruppi” è stanziata la somma di euro 700.500, in conformità dei parametri stabiliti dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 6 della citata l.r. 1/2014, uniformi, per altro, a quelli previsti dalla vigente legislazione statale in materia; all’articolo relativo ai “Contributi ai gruppi per il relativo personale” è previsto lo stanziamento di 5.130.000 euro, di pari importo rispetto all’anno precedente per consentire la salvaguardia dei contratti in essere al 31 dicembre 2013. Sempre nel bilancio preventivo, alla voce aggregati di spesa, si prevedono spese per i gruppi parlamentari pari a 6 milioni 230 mila euro, cifra che comprende anche le spese per i collaboratori.
 
La questione sui collaboratori dei gruppi parlamentari è stata oggetto di polemica perché nell’ultimo anno di legislatura si è verificato un boom di arruolamenti, nonostante l’attività del Parlamento si sia fermata prima dell’estate per via della campagna elettorale per le elezioni regionali del 5 novembre. Infatti sono stati ben 263 i collaboratori arruolati nel 2017, il 30% in più rispetto ai due anni precedenti quando il numero si era attestato intorno a 185 persone assunte con contratti di collaborazione stipulati dagli onorevoli e gestiti dall’amministrazione di Palazzo dei Normanni. Adesso arriva la decisione del presidente dell’Ars, deciso a mettere un freno a tali assunzioni.
 
Il consiglio di Presidenza potrebbe anche modificare la norma, ma per farlo occorre una legge da portare in Aula. C’è anche la possibilità che l’eventuale modifica comunque possa valere solo a partire dalla prossima legislatura, se così fosse per i prossimi 5 anni i parlamentari potrebbero continuare a mantenere i contratti dei propri collaboratori sempre a spese dell’Ars.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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