Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia  su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Ecco come la Regione si è indebitata
di Raffaella Pessina

La Corte dei Conti: tra le cause troppi mutui ed entrate sovrastimate. Conti in rosso e conseguenze per le future generazioni

Tags: Corte Dei Conti, Ars



PALERMO - Il nuovo Governo regionale si è affrettato, appena insediato, a spiegare ai siciliani la verità sui conti della Regione. Mentre in precedenza l’ex Presidente della Regione Crocetta si era affannato a dipingere una più che rosea situazione dei conti pubblici regionali, il nuovo Presidente Musumeci, dopo aver controllato Def e Finanziaria insieme all’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, ha dichiarato pubblicamente che l’indebitamento della Sicilia ammonta a circa otto miliardi di euro, un “rosso” che peserà sicuramente sulle future generazioni ma che intanto ha fatto molto discutere.
 
A questo si aggiunga che il precedente Governo non ha effettuato una ricognizione del patrimonio, ci sono immobili non catastati che devono essere rideterminati, e lo stesso dicasi delle partecipate.

La domanda è: come si è potuti arrivare a questo punto?
La Corte dei Conti ha cercato con la sua relazione sul rendiconto della Regione siciliana per l’anno 2016 e resa pubblica già lo scorso 30 giugno 2017, di dare una chiave di lettura. Sull’indebitamento della Regione la Corte rileva essenzialmente due cause: la prima è rappresentata gli interessi passivi dovuti ai mutui contratti per andare avanti.
 
“Tra il 2012 e il 2017, infatti, la relativa spesa è cresciuta del 13 per cento, mentre la sola quota per interessi è cresciuta di oltre il 25 per cento, senza tener conto dei considerevoli esborsi aggiuntivi per capitale e per interessi sostenuti dalla Regione per effetto dei contratti derivati. Il debito residuo per le anticipazioni di liquidità contratte ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto legge n. 35 del 2013 nel biennio 2014-2015, risulta pari, a chiusura dell’esercizio, a 2.567 milioni di euro; al netto di tali anticipazioni, il debito residuo è, invece, pari a 5.468 milioni di euro”. La nota prosegue spiegando che “Per quanto riguarda la struttura del debito, 5.334 milioni di euro riguardano mutui interamente a proprio carico (per una quota pari al 97,54%), mentre la restante parte, 135 milioni di euro (2,46%), è il residuo di due mutui a tasso fisso, formalmente a carico della Regione, contratti nel 2007 e nel 2008 con Cassa depositi e prestiti S.p.a., ma derivanti dall’attualizzazione dei limiti poliennali d’impegno stanziati dallo Stato a titolo di contributo ex art. 38 dello Statuto regionale”.

La Regione ha contratto mutui con la Cassa depositi e prestiti (tre mutui ventennali), con la Banca Europea per gli investimenti e con il ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel corso del 2005, a valere su tali prestiti sono stati stipulati alcuni contratti “derivati”, successivamente ristrutturati. Quelli in atto vigenti sono stati negoziati con cinque diverse controparti (Nomura, Merrill Lynch, Deutsche Bank, Banca Nazionale del Lavoro e Banco di Sicilia (oggi Unicredit S.p.A.). “Nel solo anno 2016 – spiega la Corte dei Conti - la Regione ha sostenuto, in esecuzione di tali contratti, un esborso aggiuntivo, rispetto ai mutui originari, di oltre 37 milioni di euro, di cui 34 attribuibili a maggiori interessi: nel quinquennio 2012-2016 lo scambio netto, capitale e interessi, ascende a 159 milioni di euro negativi per la Regione”.
 
La Corte ha inoltre evidenziato come la Regione non abbia provveduto alla creazione di fondi dedicati alla copertura delle passività potenziali “scaturenti dai derivati”.
 
L’indebitamento della Regione scaturisce anche da un secondo elemento, non meno grave e non meno importante: “La più frequente tipologia di copertura finanziaria utilizzata - si legge nel documento dei magistrati contabili- è costituita dalla riduzione di spese già precedentemente autorizzate, seguita dalla previsione di nuove e maggiori entrate”.
 
Prima che entrassero in vigore nuovi criteri di “pulizia” dei bilanci mediante riaccertamento straordinario dei residui cioè la cancellazione dei residui attivi e passivi, infatti, la Regione siciliana (ma non era l’unica) gestiva il bilancio sovrastimando le entrate e basando le uscite su presunti crediti non esigibili, cioè crediti vantati dalla Regione siciliana ma che non sarebbe mai stata nelle condizioni di riscuotere. La gestione dissennata della cosa pubblica regionale ha prodotto effetti disastrosi che ora sono sotto gli occhi di tutti.
 
Ora si attende la ricetta di questo nuovo Governo anche se Musumeci è stato chiaro: “Dobbiamo eliminare gli sprechi, riqualificare la spesa pubblica e rendere più trasparenti le operazioni finanziarie. Il contenimento della spesa pubblica non deve bloccare gli investimenti, lavoreremo in questo senso con i fondi comunitari e quelli di coesione perché la situazione attuale non permette neanche di procedere con le assunzioni”.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus