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Quotidiano di Sicilia

Monti: "Il Qe cessi perché è una droga"
di Carlo Alberto Tregua

Debito pubblico destinato ad aumentare

Tags: Mario Monti, Quantitative Easing, Mario Draghi



A "Di martedì" del 16 gennaio scorso, Mario Monti, ex presidente del Consiglio e senatore a vita, ha fatto una lucida analisi della situazione del nostro Paese.
Il debito continua ad aumentare, nonostante le riforme strutturali quali quella delle pensioni e l’altra del lavoro, perché al netto dei risparmi i Governi di questa legislatura, che si concluderà il 4 marzo, hanno continuato ad approvare spese facendo aumentare le uscite, senza il proporzionale aumento delle entrate.
In questo modo, anno dopo anno, si è verificato un disavanzo, quello che imbonitori hanno chiamato flessibilità. Il disavanzo si è trasformato in debito, il quale ha continuato la sua salita senza soste, tanto che nella legislatura è aumentato di circa 200 miliardi e nell’ultimo anno di una settantina. Saremo più precisi a metà febbraio, quando sarà comunicato il dato relativo al 31 dicembre 2017.
 
“La spesa pubblica è incontenibile”, ha detto Monti, perché i privilegiati sono sempre di più e a essi non si può togliere nulla. Vi sono inoltre altre categorie che chiedono prebende.
La classe politica è debole, fragile e generalmente incompetente. Perciò cerca il consenso giorno per giorno ed è impossibilitata a fare riforme strutturali al fine di razionalizzare la stessa spesa pubblica e, contestualmente, aumentare l’efficienza dei servizi, migliorando i risultati per quantità e qualità.
L’enorme peso della spesa pubblica improduttiva, cioè quella corrente, produce un altro effetto negativo: il taglio degli investimenti, che hanno un alto coefficiente di moltiplicazione in termini di produzione di ricchezza e nuova occupazione.
Il risultato di questo comportamento è che il Pil cresce meno di quello della media europea per circa un quinto e la ripresa è ben lontana da quella di Germania, Spagna e Danimarca, che nonostante l’ultimo brillante quinquennio, non accenna a diminuire.
Il cancro, l’abbiamo scritto più volte, è in una Pubblica amministrazione autogestita e che il ceto politico non è in condizione di indirizzare, controllandone i risultati. Ognuno fa quello che vuole e la corruzione dilaga, anche perché all’interno delle Amministrazioni non ci sono gli anticorpi indispensabili per contrastarlo.
 
Il ragionamento di Monti è il seguente: Mario Draghi ha messo in moto il Quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli pubblici dei partner più bisognosi, in particolare Grecia e Italia, e ne ha accumulati per circa duemila miliardi. Questo ha permesso alla Bce di mantenere quasi a zero l’interesse sui depositi e quindi gli Stati con pesanti debiti pubblici si sono avvantaggiati perché hanno pagato interessi molto bassi.
Di fatto, il Qe è stato una droga, perché ha mantenuto artificialmente basso il costo del denaro, con lo scopo facciale di aiutare le imprese con un credito facile e un costo moderato, ma la verità è che ha favorito fortemente gli Stati membri indebitati.
L’ulteriore conseguenza di questa iniziativa è stata che gli Stati membri non hanno applicato una politica di rigore consistente nel tagliare la spesa corrente e aumentare gli investimenti, in modo da ottenere una crescita del Pil significativa e contenere il debito pubblico.
 
Chi si droga, è noto, ha la sensazione di acquisire potenza. Ma tale sensazione è di breve durata. E, subito dopo, arrivano gli effetti negativi e distruttivi della droga stessa. C’è il momento in cui l’illusione fallisce e si tratta di un momento tragico.
Cosicché, da questo mese la Bce ha tagliato l’acquisto di titoli da sessanta a trenta miliardi al mese e ha fissato il termine intorno al settembre prossimo.
Questo fatto inizia a fare risvegliare il tasso d’interesse sui titoli pubblici e già nella prossima riunione della Bce, con molta probabilità, l’Euribor sarà aumentato di 0,25 e proseguirà la sua ascesa entro fine anno fino almeno all’1%. Peraltro, negli Stati Uniti la Fed è già al livello di 1,25 ed entro l’anno supererà il 2%.
La conseguenza di quanto precede è evidente: già quest’anno il debito pubblico italiano potrebbe costare per interessi una decina di miliardi in più; l’anno prossimo una ventina di miliardi in più e così via.
La legge di Bilancio dei nuovi Governi, dopo le elezioni del 4 marzo, sarà onerata dall’accresciuto peso degli interessi e avrà meno disponibilità per gli investimenti, in quanto la spesa corrente sarà incomprimibile, data la pochezza degli irresponsabili governanti. Comunque si guardi, il futuro non splende.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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