Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Il fallimento dei musei siciliani
di Paola Pizzo

Presentato il dossier Sailvailmuseo di Legambiente Sicilia. Decine i siti culturali chiusi e in attesa di ristrutturazione. La fuga di visitatori nel 2008, tradotto in termini economici ammonta a perdite per 1,4 mln di euro

Tags: Musei, Legambiente



PALERMO - Il fallimento del sistema museale siciliano, con le sue lentezze e le sue chiusure, testimoniato attraverso il dossier Salvailmuseo di Legambiente Sicilia. Emergenza ritardi da una parte, con decine di musei chiusi e in attesa di realizzazione, e le proposte per il rilancio delle pinacoteche e delle gallerie della regione: un quadro disarmante che pone l’accento sull’allarmante panorama di conservazione artistica dell’Isola.

“Questo dossier – ha dichiarato Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia, nel giorno in cui sono stati presentati a Palermo i risultati del lavoro di ricerca condotto – è un contributo allo spirito fattivo della nostra nuova iniziativa e rende chiaro uno degli obiettivi che si pone questo nostro nuovo impegno. Inoltre – ha continuato –, vogliamo così rendere praticabile e concreta la nostra proposta di istituire un vero e proprio Osservatorio sul sistema museale siciliano, che ne tenga sotto controllo lo stato di salute e metta a confronto le diverse e variegate realtà presenti nella nostra regione”. Salvailmuseo, attività lanciata circa un paio di anni fa e dedicata completamente ai musei siciliani, rientra infatti all’interno del più ampio progetto Salvalarte Sicilia e si propone di organizzare un’azione duratura e continuativa di monitoraggio, promozione, denuncia e valorizzazione del sistema museale isolano. “I musei – ha spiegato Zanna – vivono un momento di sofferenza, ma la risposta non è la loro chiusura, ma, anzi, la loro apertura e valorizzazione. Che senso ha chiudere contemporaneamente musei a Palermo, a Siracusa, a Catania, a Enna…? E cosa dire – ha continuato ad aggiungere il responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia – della scellerata decisione del consiglio comunale di Palermo di cambiare destinazione ad un’ala dell’Albergo dei Poveri mettendo così una pressoché definitiva ipoteca sul sogno decennale di avere un polo museale di grande potenzialità? Si approvano tagli di spesa e si progettano svendite”.

La Gipsoteca a Caltanissetta, il Museo Alessi ad Enna, Palazzo Trigona a Piazza Armerina, l’Antiquarium di Monte Jato, sono solo alcuni nomi, alcuni esempi di musei, gallerie, luoghi d’arte siciliani messi “in attesa”, che aspettano di vedere realizzarsi delle opere necessarie alla loro riapertura al pubblico e all’intero territorio. “In un momento di crisi sono sempre i più deboli a pagare – ha concluso il responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna –. E la cultura, il paesaggio, la nostra eredità, per molti non hanno nessun valore, anzi c’è chi pensa che ne possiamo anche fare a meno. Noi, invece, non ci stancheremo mai di parlare della loro importanza, del loro valore appunto, ma non perché ci raccontano il nostro meraviglioso e bellissimo passato, ma soprattutto perché sono il nostro futuro, la nostra possibilità di riscatto e di speranza”. Così, il dossier presentato da Legambiente Sicilia sarà al centro di sei dibattiti che si svolgeranno tra il mese di gennaio e quello di febbraio rispettivamente a Palermo, Siracusa, Enna, Caltanissetta, Castelvetrano e Modica.Ricordiamo che oltre mezzo milione di visitatori ha abbandonato i siti archeologici siciliani nel 2008.

Una fuga che, tradotta in termini economici, ammonta a perdite che si attestano su un milione e 400 mila euro.
Le rilevazioni effettuate dall’assessorato ai beni culturali su 57 dei 107 siti a gestione regionale parlano di una diminuzione di presenze che nei principali complessi archeologici di Siracusa, Agrigento e Taormina sfiora cifre ragguardevoli: ben 60 mila visitatori in meno.  numeri fotografano cali notevoli di visitatori: il Paolo Orsi di Siracusa, pur conservando reperti ha registrato solo 43 mila presenze, di cui appena 18 mila con biglietto a pagamento.
Le cifre parlano poi di vertiginose discese di presenze nei musei minori.

L’archeologico di Lentini nel siracusano con 92 visitatori paganti ha avuto un introito di appena 298 euro. Non meglio va a Marianopoli in provincia di Caltanissetta, dove l’incasso registrato è di 286 euro a fronte di 218 paganti.
Il gioco al ribasso sfiora cifre ridicole se ci si trasferisce nelle aree archeologiche di Mineo nel catanese dove si registrano 33 presenze paganti per un totale di 50 euro o all’Antiquarium di Caltanissetta dove sono stati sborsati 63 euro da 34 turisti.
 

 
Proposte. Un osservatorio sul sistema museale isolano
 
Da un lato un’analisi dettagliata del fallimento del sistema museale siciliano, con i suoi ritardi, i suoi rinvii e le sue chiusure che non sembrano trovare un lieto fine. Dall’altro anche le proposte. Legambiente Sicilia, con la presentazione del suo dossier Salvailmuseo, non si è limitata soltanto a criticare l’organizzazione isolana per la salvaguardia e la tutela dei luoghi di conservazione dell’arte, ma ha anche avanzato delle proposte per una ripresa attiva e un rinvigorimento dell’intero sistema. Prima tra tutte, la possibilità di istituire un Osservatorio sul sistema museale siciliano, che sia in grado di tenerne sotto controllo lo stato di salute e metterne a confronto le diverse e variegate realtà regionali. Accanto a questo, la redazione di una Carta dei diritti dell’utente dei musei, per favorire una migliore erogazione del servizio pubblico; la creazione di una rete di musei per una fruizione sempre più ottimale; un’organizzazione del personale in grado di evitare che alcuni musei siano sovraffollati di dipendenti ed altro, invece, deserti. Ed infine, anche un progetto sperimentale, sul modello di gestione delle riserve naturali, che prevede e consiste nella possibilità di dare in affidamento alcuni siti archeologici a delle associazioni ambientaliste, naturalmente sotto il costante controllo delle diverse sovrintendenze.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus