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Quotidiano di Sicilia

Smog, ultimatum Ue all'Italia, e ora rischia anche la Sicilia
di Rosario Battiato

Alla fine del mese una riunione a Bruxelles con i nove Stati membri che hanno superato i limiti. L’Isola convitata di pietra: due le procedure su pm10 e ossidi di azoto

Tags: Ambiente, Smog, Inquinamento, Sicilia, Ue



PALERMO – Ci sarà anche l’Italia, il prossimo 30 gennaio, a Bruxelles alla presenza del Commissario Ue responsabile per l’ambiente, Karmenu Vella, che ha fissato un incontro con i 9 Stati membri che si trovano ad affrontare procedure di infrazione per il superamento dei limiti concordati di inquinamento atmosferico. Da quelle parti, seppur solo virtualmente, si troverà la Sicilia che si trova nel mirino dell’Ue per due procedure di infrazione e che attende ancora il nuovo piano di qualità dell’aria.
 
I nemici pubblici sono ben conosciuti (biossidi di azoto e polveri sottili, o particolato PM10), ma gli Stati membri, e i loro riferimenti territoriali come Regioni e Comuni, non sembrano curarsene più di tanto. La Commissione Ue, in questo senso, aveva già avvertito i nove Stati membri (oltre all’Italia ci sono anche Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Ungheria, Romania, Slovacchia e Repubblica ceca) e l’appuntamento di fine mese costituisce l’ultima occasione per presentare le misure che si stanno mettendo in campo, perché altrimenti Bruxelles potrebbe ricorrere alla Corte di Giustizia Ue, proseguendo di fatto nell’iter procedurale e determinando la possibilità di dure condanne che di fatto aprirebbero la strada alle sanzioni pecuniarie.
 
Del resto è stato proprio il comunicato della Commissione a non lasciare molto spazio all’interpretazione sul peso specifico che l’incontro avrà nel determinare le successive mosse dell’Ue nei confronti degli Stati inadempienti: “La gravità e l’urgenza della questione dell’inquinamento atmosferico, e l’assenza di progressi soddisfacenti registrati nei nove Stati membri richiedono una risposta efficace e tempestiva”, annunciato la possibilità di ricorrere, come già fatto per Polonia e Bulgaria, alla Corte europea di Giustizia.
 
Nel corso della riunione comunitaria, la Regione sarà il convitato di pietra, perché, pur non avendone parte attiva, resta comunque responsabile della qualità dell’aria, considerando che proprio la direttiva comunitaria impegna le amministrazioni regionali in questo ambito specifico. E la Sicilia, che si trova ancora senza un piano, vede pendere, secondo l’aggiornamento di maggio del dipartimento Politiche europee, sulla sua testa due procedure di infrazione per violazione della direttiva 2008/50/Ce sulla qualità dell’aria: la n. 2015/2043 per i superamenti del valore limite per gli ossidi di azoto (NOx) e la n. 2014/2147 per i superamenti del valore limite per il particolato fine PM10 e per la mancata attuazione di interventi di risanamento della qualità dell’aria.
 
La cattiva qualità dell’aria, secondo i dati forniti dall’Agenzia europa dell’Ambiente di Copenaghen, è responsabile della morte prematura di 400 mila persone, mentre sarebbero molti di più i cittadini europei che si ammalano di malattie cardiovascolari e respiratorie. Complessivamente è stato calcolato un costo economico stimato che supera i 20 miliardi di euro, che comprende i costi sanitari e della ridotta produttività dei lavoratori colpiti.
 
Andando in dettaglio, il biossido di azoto uccide più dei decessi in auto (nel 2013 poco meno di 70 mila morti, il triplo degli incidenti stradali) mentre in Italia il particolato, prodotto principalmente dal consumo di energia elettrica e dal riscaldamento, dai trasporti, dall’industria e dall’agricoltura, ha determinato più di 66.000 morti premature all’anno.

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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