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Telefonia: fatturazione mensile sì, ma maggiorata dell'8,6%
di Michele Giuliano

Legge 172/2017, le compagnie telefoniche: “La spesa complessiva annuale non cambia”. L’Unione nazionale consumatori presenta un esposto contro Agcm e Agcom

Tags: Agcom, Telefonia



PALERMO - Quello che poteva essere solo un timore è stato pienamente confermato. Le compagnie telefoniche stanno provvedendo ad aumentare il costo della bolletta dopo la legge introdotta dal governo nazionale che impone agli operatori di far tornare la fatturazione su base mensile per l’appunto anzichè, come fatto negli ultimi tempi, su 28 giorni, quindi su base di pagamento ogni 4 settimane.
 
A questa legge però le compagnie stanno reagendo, come era nell’aria, e già i primi colossi Vodafone e Tim stanno informando i propri clienti che se da una parte la fatturazione torna mensile dall’altra vi sarà una maggiorazione dell’8,6%.
 
Morale della favole: non cambia nulla rispetto alla fatturazione ogni 28 giorni, in pratica alla fine dell’anno si pagherà la stessa identica cifra. L’Unione nazionale consumatori ha deciso di presentare un esposto all’Agcm e all’Agcom contro gli operatori telefonici Vodafone e Tim, che nel comunicare l’aumento dell’8,6% dell’abbonamento mobile e di rete fissa non hanno informato adeguatamente e correttamente, secondo l’organizzazione di categoria, i propri clienti privati. L’associazione inoltre, ha diffidato Windtre e Fastweb perché non facciano altrettanto.
 
Sia Vodafone che Tim, negli sms inviati infatti, non riportano informazioni esaustive rispetto al diritto del consumatore di poter recedere senza alcuna spesa, ma rimandano ad una chiamata o al sito per i dettagli relativi al recesso. Inoltre, nelle informative, si sostengono due cose: che “la spesa complessiva annuale non cambia” (“pur mantenendo invariata la spesa annuale” oppure “le modifiche non prevedono variazioni di spesa annua”), e che l’aumento è una diretta conseguenza della legge e non una scelta autonoma delle società (“Ai sensi della Legge 4 dicembre 2017, n.172”, oppure “in ottemperanza alle nuove disposizioni previste dalla Legge 172/17 del 4 dicembre scorso”).
 
“Far presupporre che nulla cambia e che si tratta di una semplice modifica tecnica legata ad un cambio della legge può indurre il consumatore in errore, falsando il suo comportamento economico, facendogli prendere una decisione che altrimenti non avrebbe preso: restare abbonato a quella società invece che recedere e passare ad altro operatore - afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori -. Se, infatti, fosse una modifica prevista dalla legge, sarebbe inutile cambiare operatore, dato che per tutti sarebbe la stessa identica cosa. Non tutti i consumatori conoscono la vicenda, come è iniziata e da dove scaturisce la legge. Da qui l’esposto in cui chiediamo di accertare se vi sono profili di ingannevolezza del messaggio e se la pratica commerciale è scorretta”, conclude Dona.
 
Oltre a questo, spiega l’associazione, “Vodafone maschera un peggioramento del servizio. Infatti, pur passando la fatturazione da 28 a 30 giorni, restano invariati i Gb, i minuti e gli sms, a differenza di Tim che, invece, ha deciso di riparametrare le soglie previste dalle proprie offerte, innalzandole in modo proporzionale”.
 
Le organizzazioni di categoria fanno un lampante esempio: attualmente i gestori offrono un pacchetto che in media comprende di 5 giga e mille minuti di conversazione ogni 4 settimane: questo significa che in un anno il cliente ha 65 giga e 13 mila minuti (con la bolletta a 28 giorni).
 
Tornando alla fatturazione mensile, i rinnovi saranno 12 e dunque i giga in totale saranno 60 e i minuti di conversazione 12.000. A conti fatti, avremmo perso 5 giga e 1.000 minuti ma si pagherà lo stesso costo annuo.

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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