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Il dissesto "corre" sulle ferrovie. Al via monitoraggio anche in Sicilia
di Rosario Battiato

Accordo tra Ispra e Rfi per migliorare e aggiornare il quadro conoscitivo delle frane lungo la rete. Dal 2007 al 2016 circa un migliaio di incidenti sulle strade ferrate di tutta Italia

Tags: Ferrovie, Rfi, Ispra



PALERMO – Anche le infrastrutture di trasporto nella morsa del dissesto. La mappatura effettuata nei Piani di assetto idrogeologico ha registrato la presenza di circa 2 mila chilometri di rete ferroviaria nelle aree sensibili a fenomeni di dissesto idrogeologico. Si tratta del 12,5% del totale delle strade ferrate (16 mila km), un dato che sta alla base dell’accordo firmato questa settimana tra Ispra e Rfi per migliorare e aggiornare significativamente il quadro conoscitivo attuale sulle frane e sulle aree a pericolosità da frana lungo la rete ferroviaria italiana.
 
L’accordo in materia di dissesto idrogeologico avrà una durata complessiva di sei anni e prevede due fasi di intervento. “La prima, della durata di 30 mesi, prevede di testare – si legge nel testo del comunicato – una metodologia su tre tratte ferroviarie campione, scelte come rappresentative delle tipologie di frana presenti in Italia: una tratta Adriatica da Termoli a Falconara e da Falconara a Terni, una nel settore tirrenico della costa ligure, dal confine Italo-Francese a Sarzana e da Genova a Tortona fino al confine regionale della Liguria, e la terza in Sicilia, da Palermo a Messina e da Messina a Catania, per una lunghezza complessiva di 1.169 km”. La seconda fase, che prevede una durata di 42 mesi, comprende un’estensione dello “studio ad altre tratte della rete ferroviaria potenzialmente soggette a fenomeni franosi”.
 
Inoltre, spiegano dall’Ispra, le tratte ferroviarie selezionate saranno “oggetto dell’aggiornamento/integrazione dell’inventario dei fenomeni franosi e della valutazione della suscettibilità da frana, anche attraverso l’interpretazione e il confronto di dati satellitari acquisiti da differenti satelliti”.
 
Un’azione necessaria anche perché le frane contribuiscono all’incidentalità complessiva. L’Agenzia nazionale per la sicurezza delle Ferrovie, che comprende la Rete Rfi (Rete ferroviaria italiana) e le Reti regionali interconnesse, ha registrato, dal 2007 al 2016, più di mille vittime (morti e feriti gravi) e circa un migliaio di incidenti sulle strade ferrate di tutta Italia. Le cause che hanno prodotto degli incidenti significativi vedono il ruolo determinante dell’indebita presenza di pedoni (dal 72 al 78%) mentre compresi tra il 3 e il 4% ci sono l’errata esecuzione di procedure di esercizio/manovra, la manutenzione, l’indebita salita/discesa dal treno e proprio il dissesto idrogeologico.
 
Per comprendere pienamente il ruolo del dissesto nell’ambito dei trasporti isolani, bisogna fare riferimento alle considerazioni della Protezione civile che sono state riportate all’interno di un report sul rischio idraulico, che censisce i “nodi”, cioè le “intersezioni tra viabilità e corsi d’acqua” e “qualsivoglia situazione per la quale sia temibile una situazione di potenziale rischio relativa all’interferenza tra acque superficiali ed elementi antropici”. Nell’Isola ce ne sono circa 13 mila, tra cui ben 12mila considerati a rischio potenziale.
 
Lo stato di salute delle infrastrutture isolane, in generale, è particolarmente compromesso. Ci sono stati i viadotti crollati, circa 3.500 chilometri su 14mila strade secondarie in dissesto o in gravi difficoltà, strade ferrate da aggiornare (180 km di linee a doppio binario e 801 km di linee elettrificate su 1.379 km) e alta velocità ancora lontana.

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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