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Messina - Alluvione, primi avvisi di garanzia ma l’inchiesta resta all’anno zero
di Francesco Torre

Il colonnello dei Carabinieri: “Tutti i consulenti sono ancora a lavoro per predisporre le relazioni”. Il sindaco di Scaletta e un dirigente indagati per omissione di atti d'ufficio

Tags: Nubifragio, Messina, Giampilieri, Scaletta Zanclea



MESSINA - Dove eravamo rimasti? Non è affatto semplice riprendere il filo del discorso dopo circa un mese di silenzio. Un silenzio volontario, necessario, utile a rileggere tutto quello che è successo cercando di limitare l’acrimonia dei primi giorni, quella rabbia che annebbia la vista, e mettendo il giusto distacco tra sé e la notizia. Alluvione del 1° ottobre 2009. Ciò che è successo ormai lo sappiamo a memoria, non occorre sprecare altre parole. Oltretutto ad oltre tre mesi di distanza, quando tutte le relazioni sono arrivate sulla scrivania del Commissario per l’emergenza e dei soggetti attuatori, quando sono in corso i collaudi perché almeno nelle zone verdi – quelle ritenute sicure – torni ad esserci vita nel borgo di Giampilieri Superiore, dopo le festività natalizie e l’inizio di un nuovo anno. Il tempo scorre, portandosi dietro tutte le polemiche, le promesse e i dubbi sulla ricostruzione. E quando tutto ciò viene portato via, come nel setaccio del cercatore d’oro ripulito dall’acqua, rimangono solo le pietre, le conchiglie e, se siamo fortunati, le pepite. Ecco, nel setaccio dell’alluvione del 1° ottobre, al momento, vi sono pochissimi oggetti, ma di certo non luccicano, né hanno forme aggraziate. Non ci puoi sentire il rumore del mare, insomma, ma solo un assordante silenzio. Come quello della Procura di Messina.

“Tutti i consulenti sono ancora al lavoro per predisporre le relazioni”, ci dice il tenente colonnello del reparto operativo Carabinieri di Messina Luigi Bruno, sin dall’inizio della vicenda l’unico delegato per i rapporti con la stampa. “Le prime scadenze sono previste a febbraio, ma non è escluso che verranno richieste delle proroghe”.

37 morti e 6 dispersi il bilancio del disastro, e la verità sulle responsabilità, insomma, sembra ancora molto lontana. E chissà se mai ci sarà. Intanto, però, qualcosa da registrare c’è. Due avvisi di garanzia, notificati su ordine dei sostituti procuratori Francesca Ciranna e Adriana Sciglio al sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio e al dirigente dell’Ufficio tecnico del comune ionico Salvatore Calabrò. Reato ipotizzato: omissione di atti d’ufficio. Avrebbero, secondo la Procura, nascosto per mesi alla magistratura il Piano di protezione civile del comune (risalente ai primi mesi del 2008), consegnandolo in ritardo e in maniera incompleta. “Su questi avvisi di garanzia non sono autorizzato a dire nulla”, commenta il Col. Bruno. Ma stiamo parlando di bazzecole. L’inchiesta vera è quella per disastro colposo. E lì nel registro degli indagati non c’è ancora nessuno.
 

 
I quesiti “scomodi”. Si attendono risposte da parte della Procura
 
Messina - Per omissione di atti d’ufficio si rischia da sei mesi a due anni di reclusione. Ed è chiaro che se fosse solo questa la risposta della Procura a quanto dispiegato in questi mesi in termini di interrogatori, documentazione, risorse utilizzate, periti messi in campo, si tratterebbe di un insuccesso, oltreché di un attentato al concetto di giustizia.
Dove sono finiti i 4+3 milioni € stanziati dalla Regione Siciliana per l’emergenza dichiarata a seguito dell’alluvione del 25 ottobre?
Quali le responsabilità degli enti pubblici locali nel non aver previsto adeguate vie di fuga né predisposto in tempo i piani di protezione civile?
Perché non è stata data in tempo l’allerta quella notte?
Questa e tante altre le vere domande a cui la Procura è tenuta a rispondere. Magari spiegando anche perché si sono aspettati i morti, dopo anni di denunce a mezzo stampa per aprire un’inchiesta sul dissesto idrogeologico.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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