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Il Macron italiano Di Maio o Renzi?
di Carlo Alberto Tregua

Gli elettori schifano i partiti

Tags: Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Elezioni, Silvio Berlusconi



Silvio Berlusconi ritiene di ripetere l’operazione 1994, quando da perfetto sconosciuto vinse le elezioni, sparigliando i partiti schifati dagli elettori dopo Mani pulite. Insomma, anticipò di 23 anni quello che ha fatto lo scorso anno Emmanuel Macron.
Il giovane presidente francese ha, infatti, abbattuto i due cardini della politica transalpina, e cioè i repubblicani e i socialisti, pescando da tutte le parti nell’elettorato, e ha vinto le elezioni prendendo il 66% col ballottaggio; ma ha superato il primo turno con appena il 24% dei voti validi.
Il sistema elettorale francese si è rivelato - fin dalla riforma De Gaulle del 1962, con l’entrata della V Repubblica - quello che ha dato stabilità alla Francia. La stessa stabilità che hanno Stati Uniti e Gran Bretagna.
Ma nel nostro Paese le cose si complicano di proposito. La restaurazione del sistema proporzionale diffonde incertezza perché è ormai comune opinione che nessuno dei tre poli vincerà le elezioni, con la conseguenza che ci sarà un secondo atto e cioè una nuova elezione in ottobre, o nella primavera 2019, ovviamente dopo aver modificato la legge elettorale verso il sistema maggioritario, possibilmente a doppio turno.
 
Il tallone d’Achille di Silvio Berlusconi è che ripropone le stesse cose di vent’anni fa, dopo avere governato per oltre dieci anni senza essere riuscito a realizzarle: quindi, credito zero.
Tuttavia, siccome gli elettori dimenticano perché non hanno memoria, è molto probabile che rivotino il Centro-destra, ove vi sono due leader nuovi quali Meloni e Salvini.
L’altro leader sulla breccia, da sei anni - infatti affrontò Bersani nelle Primarie del 2012 - è Matteo Renzi, detto il Bomba, perché fin da ragazzo ha sempre manifestato un’azione dirompente. Perduta la prima partita contro Bersani, si è rifatto nella seconda del 2013, quando è riuscito a ribaltare la situazione e ad essere eletto segretario del Pd.
Il suo successo fu conseguente alla linea innovativa e riformatrice, denominata “Rottamazione”, per cui gli dettero il soprannome di “Epurator”. Sconfitto clamorosamente il 4 dicembre 2016, nel referendum confermativo della riforma costituzionale - che era una buona riforma - non si è più ripreso e ha abbandonato la linea riformatrice.
 
Cacciato Enrico Letta e conquistato Palazzo Chigi, Renzi ha messo in moto una serie di riforme, alcune buone come quella del Jobs act, altre del tutto incosistenti come quella della Pubblica amministrazione.
Del resto, affidare il settore dei dipendenti pubblici a un ministro come Marianna Madia, priva di alcuna competenza di organizzazione, non poteva che dare questo deludentissimo risultato. Dimessosi da presidente, gli è subentrato Paolo Gentiloni Silveri, che ha governato border line.
Gli inutili proclami circa la crescita del Pil dell’1,6%, nel 2017, confermano la debolezza dell’azione governativa, perché l’Europa ha avuto una crescita media del 2,4%.
A questo punto Renzi ha dimenticato di essere rottamatore, si è ricordato invece di essere un democristiano di origine e, nel fare le liste elettorali, ha erto la linea Maginot, e cioè una difesa a oltranza del suo gruppo, epurando tutti i candidati della minoranza. Ha fatto bene perché chi guida un partito deve poterlo fare.
 
Fra le cose buone di Renzi vi è la cacciata di Rosario Crocetta, che ha finito di rovinare la Sicilia dopo Cuffaro e Lombardo. Il suo difetto è stato quello di averlo fatto con due anni di ritardo.
Il Pd è un partito più piccolo ma compatto, che aspira ad avere il 25% dei voti validi, che, ricordiamo, non corrisponde a quello degli elettori, data l’astensione prevista, forse del 40 per cento di essi.
Il terzo protagonista della campagna elettorale è Luigi Di Maio, un ragazzo che sta facendo del suo meglio per accreditarsi come capo partito, dopo la benedizione di Beppe Grillo, ed eventualmente come capo del Governo.
Perché un elettore dovrebbe votare per Di Maio? è lui, e non Renzi, il Macron italiano, cioè chi cerca di pescare in tutte le aree da destra a sinistra perché rappresenta la vera novità? Non sappiamo rispondere ad entrambe le domande, però individuiamo una vera ed importante ragione per votare il Movimento 5 stelle: mandare a casa questa caterva di parrucconi, di Centro-destra e di Centro-sinistra, che non hanno la dignità di ritirarsi dopo tutto il male che hanno fatto agli italiani.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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