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Abusivi, il terrore dei sindaci
di Rosario Battiato

Sono appena 71 gli edifici irregolari demoliti in Sicilia tra il 2016 e parte del 2017. E anche la Regione dorme. Gli Enti locali non intervengono nonostante le ordinanze dei Tribunali

Tags: Abusivismo, Edilizia, Licata



PALERMO – Nel corso degli ultimi mesi si è intensificato l’impegno delle Amministrazioni comunali per ottemperare alle ordinanze di demolizioni nei confronti degli immobili abusivi, ma non è ancora abbastanza per determinare un’inversione di tendenza rispetto a un passato fatto di troppe disattenzioni.
 
Un’azione complessiva ancora minima – Licata è stato il Comune più attivo, ma il suo ex sindaco antiabusivi, Angelo Cambiano, è stato sfiduciato dal Consiglio comunale anche a causa di questo argomento – che ha registrato soltanto qualche passo in avanti: a dicembre a Triscina, nel territorio di Castelvetrano, è stata comunicata l’intenzione di demolire le prime 85 abitazioni non sanabili delle 170 complessivamente segnalate (tutte entro i 150 metri dalla battigia), ma c’è il rischio che le operazioni vadano per le lunghe a causa di un possibile ricorso al Tar dei proprietari. Il Comune aveva ottenuto i fondi, circa 3 milioni di euro, grazie alla Cassa depositi e prestiti, così come precisato sulla determinazione del dirigente del 18 dicembre scorso. Si tratta del Fondo demolizione opere abusive che favorisce gli interventi pubblici di demolizione e ripristino dei luoghi oggetto di abusivismo edilizio - istituito con il Dl n. 269/2003, convertito in Legge. 326/2003 - e mette a disposizione 50 milioni per “la concessione ai Comuni di anticipazioni senza interessi sui costi (comprese le spese giudiziarie, tecniche e amministrative) relativi agli interventi di demolizione delle opere abusive, anche disposti dall’autorità giudiziaria”. Nei prossimi mesi, inoltre, sarà a disposizione anche un ulteriore strumento: un fondo nazionale da 10 milioni di euro previsto nell’ultima legge di Bilancio.
 
Per i Comuni siciliani, che negli ultimi anni hanno fatto registrare una crescita lenta e inesorabile della volumetria abusiva e una stasi sul fronte delle demolizioni, nonostante le ordinanze da parte dei vari Tribunali, adesso è tempo di agire.
 
1. Licata è un esempio virtuoso In troppi restano a guardare
In attesa dei dati ufficiali del Dipartimento urbanistica dell’assessorato regionale del Territorio e dell’ambiente, che sta attualmente lavorando per esaminare l’enorme mole di materiale in tema di abusivismo edilizio, gli ultimi numeri li ha diffusi Legambiente nelle scorse settimane. Soltanto 71 gli edifici demoliti in tutta la Sicilia tra il 2016 e la prima metà del 2017: numeri che confermano il ruolo preponderante rivestito da Licata, che in meno di un anno – grazie all’azione dell’ex sindaco Cambiano, sfiduciato ad agosto, e dalla commissaria straordinaria Brandara, entrambi nel mirino di minacce di morte per la loro azione di ripristino della legalità – è riuscito a far rispettare diverse ordinanze della magistratura, permettendo l’abbattimento di 49 edifici, tutti realizzati entro i 150 metri dalla battigia.
Nell’elenco dell’associazione del Cigno seguono poi Palermo, con sei manufatti vicino al Castello di Maredolce, e Catania, con cinque villini demoliti alla foce del fiume Simeto. Nel centro etneo sono state abbattute inoltre due palazzine vicino a San Giorgio e una villetta vicino al Parco dell’Etna.
A Licata, gli ultimi aggiornamenti del dipartimento Lavori pubblici e Urbanistica del Comune – caso trattato dal quotidiano La Sicilia – fanno riferimento a 140 immobili rasi al suolo in circa due anni di lavoro. Ne mancano ancora 45 per completare gli elenchi forniti dalla Procura di Agrigento e dalla Corte d’Appello di Palermo.
 
2. Le ordinanze dispongono e i sindaci temporeggiano
Nelle scorse settimane la Prefettura di Palermo ha ospitato un incontro al quale hanno partecipato il procuratore generale Roberto Scarpinato, il procuratore di Termini Imerese, Ambrogio Cartosio, e gli amministratori di quei Comuni più coinvolti dall’abusivismo. In ballo ci sono centinaia di ordinanze di demolizioni non rispettate (850 tra Termini Imerese e Cefalù dagli anni Novanta a oggi) e per le quali Cartosio ha costituito in procura un pool di sostituti.
Fissati anche i tempi: i sindaci dovranno emettere delle ordinanze che assegnano 90 giorni ai proprietari, in caso di inadempienza dovranno avviare le demolizioni, altrimenti nei loro confronti si avvieranno delle sanzioni penali.
A metà mese il GdS ha diffuso i numeri della situazione palermitana: dalla fine di aprile 2016 a oggi sono state oltre un migliaio le ordinanze di demolizione (1.041), ma l’azione delle ruspe è stata circoscritta a pochissimi interventi.
 
3. Dalla nuova legge di Bilancio 10 mln per il 2018 e il 2019
I sindaci non potranno più trincerarsi dietro le fragili giustificazioni dell’assenza di risorse sufficienti per procedere alle demolizioni. La nuova legge di Bilancio ha messo a disposizione dei Comuni una dotazione da 10 milioni di euro per il 2018 e il 2019. Ci sarà un decreto del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti per definire i criteri per l’utilizzazione e per la ripartizione del fondo. L’erogazione dei contributi avverrà sulla “base delle richieste adeguatamente corredate della documentazione amministrativa e contabile relativa alle demolizioni da eseguire – si legge nell’emendamento – ovvero delle risultanze delle attività di accertamento tecnico e di predisposizione degli atti finalizzati all’acquisizione dei manufatti abusivi al patrimonio, da parte dei comuni e delle regioni”.
In ogni caso, per procedere all’attuazione delle misure del Fondo, la legge di Bilancio 2018 istituisce, presso il Mit, la banca di dati nazionale sull’abusivismo edilizio, di cui si “avvalgono le amministrazioni statali, regionali e comunali nonché gli uffici giudiziari competenti”.
 
4. La Regione deve aggiornare un elenco che risale al 2013
L’erogazione dei fondi per le demolizioni, così come previsto nella legge di Bilancio, coinvolgerà tutte le Amministrazioni, gli Enti e gli organi a qualunque titolo competenti in materia di abusivismo edilizio che dovranno condividere e trasmettere le informazioni relative agli illeciti accettati. I ritardi che spesso hanno contraddistinto l’azione dei Comuni isolani – per avere un’idea, negli scorsi anni su 82 Comuni in provincia di Palermo, ben 75 non avevano adempiuto all’obbligo di demolizione o acquisizione degli immobili abusivi – non saranno più tollerati, infatti la legge prevede dei termini di consegna e, nel caso di mancato rispetto, puntuali sanzioni pecuniarie, fino a mille euro, che si applicheranno al dirigente o al funzionario inadempiente. Sarà un decreto del Mit a definire le modalità di funzionamento, accesso e gestione della banca di dati.
Gli ultimi dati della Regione, forniti tramite il Siab, risalgono al 2013 e riportano la presenza di 905 ordinanze di demolizione e rimessa in pristino a fronte di 107 accertamenti di ottemperanza sulle ordinanze di demolizione. In altri termini una pratica su 10.
 
5. Istat: su cento costruzioni il 57,7% risulta irregolare
L’analisi sul paesaggio nazionale e sulle sue criticità che lo contraddistinguono è contenuta nell’ultimo rapporto Bes (Benessere equo e solidale) dell’Istat che analizza, capitolo per capitolo, i principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese, attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori suddivisi in dodici domini.
A destare particolare attenzione è l’indice di abusivismo edilizio che, secondo quanto riportato dall’Istituto di statistica, per “la prima volta negli ultimi anni non cresce in misura significativa in nessuna delle ripartizioni”, anche se “gli ampi divari territoriali non accennano a ridursi”. Andando nel dettaglio, i livelli del fenomeno restano preoccupanti nelle regioni del Centro, dove le nuove costruzioni residenziali abusive equivalgano a quasi un quinto di quelle autorizzate, ma il Mezzogiorno è decisamente più coinvolto, visto che la proporzione sfiora il 50%.
In Sicilia, nel 2016, l’indice di abusivismo edilizio (costruzioni abusive per 100 costruzioni a uso residenziale autorizzate dai Comuni) ha raggiunto il dato record di 57,7, a fronte di una media nazionale di 19,6 e di un dato relativo al Nord che si è assestato a 6,4. Si tratta del quarto dato nazionale: fanno peggio solo Calabria, Campania e Molise.
 
6. Eccessivo consumo di suolo e Piani regolatori stravecchi
Il consumo di suolo, cioè la copertura del territorio con cemento o asfalto, continua la sua marcia in attesa di una legge nazionale che, sfumate le buone intenzioni dello scorso anno, verosimilmente sarà ripresa e considerata con la prossima legislatura.
Nel 2016, secondo gli ultimi dati Ispra, il consumo di suolo nelle aree urbane isolane non ha registrato grossi passi in avanti. Gli avanzamenti più significativi hanno riguardato Messina, Agrigento, Enna e Catania, ma si tratta comunque di valori impercettibili (+0,1%). In generale, la percentuale di suolo consumato sul totale delle aree comunali vede Palermo (39,5%) tra i primi posti nazionali e sul podio del meridione: il dato in valore assoluto è pari a oltre 6 mila ettari di superficie consumata nel 2016, tra i dieci più elevati d’Italia. Più indietro si colloca Catania, con 5.138 ettari, e una percentuale di suolo consumato che si ferma a 28,3%. In rilievo anche Trapani (4,50 mq/ab/anno) e Ragusa (2,11 mq/ab/anno) per un consumo di suolo pro-capite nelle aree urbane che è risultato essere tra i più elevati d’Italia.
A questi numeri si aggiunge un ulteriore problema: le Amministrazioni locali non hanno strumenti urbanistici aggiornati per il controllo del territorio, come i Piani regolatori regolatori generali. E così le questioni irrisolte si moltiplicano.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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