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Quotidiano di Sicilia

Corruzione ed evasione cancri insopportabili
di Carlo Alberto Tregua

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Tags: Corruzione, Evasione Fiscale



L’istituzione dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), affidata al bravo magistrato Raffaele Cantone, venuto al nostro forum pubblicato il 21 aprile 2015, è stata una buona iniziativa del governo Renzi. Tuttavia, l’Anac non può controllare tutte le amministrazioni pubbliche perché il suo organico fatto da circa 200 persone non è in condizione di farlo.
Sommariamente, ci riferiamo a 8.000 Comuni, oltre 100 Province, 8.000 partecipate, centinaia di Aziende sanitarie, venti Regioni, enti autonomi di ogni genere: tutti soggetti da controllare, ma è impossibile farlo da un organo centrale.
E allora bisogna rassegnarsi a che la corruzione resti e continui a dilaniare il tessuto economico e sociale del Paese con riflessi in tutti i settori? No, non ci possiamo rassegnare.
La soluzione per contrastare la corruzione in tutti gli enti pubblici e nelle partecipate consiste in una semplice legge che obblighi tutte codeste strutture a istituire al proprio interno un dipartimento affidato a un dirigente onesto e capace, avente la funzione di cercare la corruzione in qualunque angolo dell’amministrazione.
 
La corruzione non è solo la dazione della mazzetta verso qualche favore. Essa si nasconde più insidiosamente dietro i disservizi, in conseguenza dei quali il cittadino, per ottenere il provvedimento cui ha diritto, è spesso costretto a mettere mano al portafoglio o a ricorrere all’influenza di qualche politico o di qualche amico.
Contro i disservizi basterebbe una seconda semplice legge formata da un solo articolo: Il disservizio è un reato. Abbiamo spiegato più volte il meccanismo e non lo ripeteremo. Ma il principio secondo il quale un dirigente risponde della struttura che gli è affidata è sacrosanto.
Se quella struttura non funziona e si crea un disservizio, il dirigente ne deve rispondere penalmente perché commette una violazione dell’affidamento, secondo il quale egli deve rispondere per quello che fa male ed essere premiato per quello che fa bene.
Qualcuno può tacciare di semplicismo le due proposte superiori. Ma dobbiamo ricordare che sono proprio le soluzioni semplici quelle ad essere le piu efficaci. Le soluzioni contorte, invece, sono fatte apposta per non raggiungere alcun risultato.
 
L’altro cancro che sta rovinando l’Italia è l’evasione fiscale, che è stimata da più parti in circa 130 miliardi. In questa campagna elettorale i politici fanfaroni, nel convenire sull’esistenza di questo cancro, non propongono alcuna soluzione concreta per estirparlo, con la conseguenza che esso continua ad estendersi, nonostante la grande capacità della Guardia di Finanza di scovare evasori e portare a casa circa 15 miliardi l’anno.
Ma è una lotta impari, perché ciascuno dei 60 milioni di italiani ha la mentalità per cui è meglio non pagare le tasse perché constata che i servizi pubblici a fronte di esse sono veramente scadenti. Constata anche come molte delle imposte pagate siano dilapidate da Governo, Regioni e Comuni con erogazioni a favore di privilegiati, di caste, di corporazioni, lasciando in povertà una grande quantità di cittadini.
È proprio questa diseguaglianza che ferisce l’Opinione pubblica, la quale ammette la formazione di ricchezza una volta pagate tutte le tasse, ma non tollera quei ricchi che lo sono diventati perché hanno rubato, non pagando le tasse.
 
Una delle anomalie fiscali italiane riguarda la secretazione delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini. Qualche anno fa tali dichiarazioni erano rese pubbliche, comune per comune. In tal modo ogni cittadino poteva controllare, giustamente, se il tenore di vita del suo vicino, del suo condomino, dell’abitante del quartiere, era consono al reddito dichiarato. Di fronte a questo corretto e lineare comportamento, i governi dell’epoca decisero che la pubblicazione di tale dichiarazione costituisse una violazione della privacy: la vietarono.
Non comprendiamo quale violazione vi sia nel pubblicare le dichiarazioni dei redditi dei cittadini, consentendo l’obiettivo raffronto tra i loro redditi e le manifestazioni di spesa che ha ciascuno di essi. Sarebbe il caso che il prossimo Governo ritornasse sulla materia e ordinasse tale pubblicazione, comune per comune.
Ora le soluzioni prospettate vanno realizzate. Oppure i cancri vinceranno.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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