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Emergenza siccità per il grano siciliano
di Michele Giuliano

Situazione critica con invasi semivuoti e razionamento dietro l’angolo: a rischio la stagione irrigua che parte in primavera. Allarme Cia per alcune zone dell’Isola in cui il frumento è compromesso al 90% del raccolto

Tags: Siccità, Sicilia, Agricoltura



PALERMO - La siccità continua e i danni all’agricoltura siciliana diventano sempre più devastanti. Gli invasi sono vuoti, così come le sorgenti e i laghetti in altura. Se le zone montane più alte, come quella di Gangi nel palermitano, in questo momento stanno soffrendo meno (ma c’è molta preoccupazione per i prossimi mesi), basta spostarsi di qualche chilometro, a Bompietro, per vederne già gli effetti. Qui, e scendendo giù a valle verso l’Ennese, il raccolto è già compromesso per il 90 per cento. Dopo aver seminato a novembre, molti produttori non stanno neanche più facendo manutenzione, abbandonando le colture. La diminuzione di acqua nelle sorgenti e laghetti sta poi mettendo in seria difficoltà gli allevatori, che fra qualche settimana non sapranno più come abbeverare i propri animali. Per non parlare dei pascoli a quota bassa, già secchi nonostante il periodo.
 
E se non bastano le condizioni climatiche avverse, che rendono il lavoro impossibile ed economicamente insostenibile, anche la burocrazia e la cattiva gestione delle risorse finanziarie mettono il carico da undici su un settore fortemente in crisi.
 
“Non è possibile che in un settore che non riesce a sviluppare tutte le sue potenzialità, come l’agricoltura siciliana, vadano sprecati più di 5 milioni di euro per un bando, così come è successo per la sottomisura 4.1” ha detto Antonino Cossentino, imprenditore viticoltore di Partinico, confermato alla presidenza della delegazione Sicilia Occidentale della Confederazione Italiana Agricoltori. “Preparare una domanda costa mediamente 2 mila euro a un’azienda – continua Cossentino - ne sono state presentate più di 2.600 per una spesa complessiva di 5,4 milioni di euro da parte delle imprese. Ma di queste solo poche decine accedono alla graduatoria e solo in quel momento vengono analizzati tuti i documenti della domanda, mentre i voluminosi plichi delle altre pratiche escluse neanche vengono aperti e diventano carta da macero. Chiediamo di snellire e rendere meno onerosa questa procedura, facendo una prima scrematura delle domande in base alle schede aziendali”.
 
Ancora, lo stesso bando, che metteva a disposizione 100 milioni di euro per l’ammodernamento delle aziende, ha tagliato fuori così come è stato concepito le piccole e medie imprese, a vantaggio di quelle grandi che si accaparreranno l’intera dotazione, una delle più consistenti del Psr. Il bando metteva dei paletti che hanno favorito nei punteggi le grandi imprese che chiudono la filiera, con un tetto di spesa permesso di ben 5 milioni di euro per singola domanda. Così, le piccole aziende che avevano bisogno solo di un piccolo sostegno per ampliare le proprie produzioni sono rimaste fuori. Sul comparto vitivinicolo, la Cia si è schierata contro la decisione del governo di allargare i diritti di reimpianto dei vitigni siciliani al di fuori dell’isola, anche in caso di terreni presi in affitto. Progetto, al momento stoppato dal ministero, che rischia di impoverire il vitigno Sicilia: per la prima volta la quantità di vitigni siciliani è scesa sotto i 100 mila ettari. La produzione di vino, negli ultimi 20 anni, anche per una razionalizzazione della resa, è scesa da 10 a 4 milioni di ettolitri.
 
All’assemblea di riconferma della presidenza di Cossentino è intervenuta anche Rosa Giovanna Castagna, presidente regionale della Cia che ha toccato un po’ tutti i punti. Sul ritardo dei pagamenti dei bandi del biologico ha detto che l’agenzia Agea è “un ente da rifare dalle basi”, mentre sul Psr ha spiegato che “i numeri delle piccole e medie imprese finanziate non ci lascia soddisfatti”.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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