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Quotidiano di Sicilia

Crimine e povertà, allarme Sicilia
di Paola Giordano

Commissione parlamentare d’inchiesta su sicurezza di città e periferie: aree metropolitane dell’Isola a rischio. A Palermo, Catania e Messina più di un cittadino su tre vive in un quartiere ritenuto pericoloso

Tags: Povertà, Sicilia



PALERMO – Più di un cittadino su tre, nelle aree metropolitane siciliane, non dorme sonni tranquilli: a rilevare l’allarmante dato è stata, nero su bianco, la Commissione parlamentare di inchiesta sulle Condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie in una relazione sull’attività svolta, stilata a conclusione di un’indagine durata oltre un anno .
Stando agli elementi raccolti dalla Commissione, il punto “debole” delle città metropolitane è costituito dalle popolose aree periferiche: se a Catania vi risiede il 41,9 per cento della popolazione, a vivere nell’hinterland messinese è addirittura ben due cittadini su tre (69,9 per cento) mentre in quello palermitano risiede “solo” uno su due (54,8 per cento per esattezza). “L’insediamento periferico non adeguatamente presidiato con servizi pubblici funzionali o istituzionali, – si legge infatti nel documento – ha lasciato pericolosi vuoti soggetti al degrado ambientale, all’insediamento criminale, all’abusivismo e ai ricorrenti fenomeni di illegalità”.
L’indagine svolta dai venti componenti della Commissione evidenzia alcune falle di sistema preoccupanti.
 
DISAGIO ECONOMICO
 
Dalla relazione viene a galla, infatti, che le tre città metropolitane dell’Isola presentano una significativa percentuale di famiglie con alto potenziale di disagio economico: a Catania è ben il 40,4 per cento della popolazione residente a vivere in quartieri ritenuti a rischio. Non molto lontana è la percentuale registrata nel capoluogo siciliano, dove a risiedere in rioni con alto potenziale di disagio economico è il 40 per cento della popolazione. Messina registra una percentuale (33,5 per cento) che, seppur significativa, è poco al di sotto della media nazionale (33,8 per cento) ma, per contro, possiede la fetta più alta di popolazione che presenta un’elevata vulnerabilità sociale e materiale: nella città sullo Stretto, infatti, a vivere a contatto ravvicinato con famiglie in condizioni di forte deprivazione sociale è ben un cittadino su due.
 
PATRIMONIO EDILIZIO FATISCENTE
 
Quella che emerge è una situazione delle città metrolitane siciliane ad elevato rischio, in cui la presenza di un alto indice di degrado nelle stracolme periferie non è dettata solo dall’imponente tasso di disagio socio-economico ma riguarda un livello di insicurezza a 360 gradi, dovuto – anche – alla cospicua quota di patrimonio edilizio in condizioni mediocri o pessime: se a Palermo ad essere fatiscente è il 26,6 per cento degli edifici, questa già significativa percentuale sale di quasi dieci punti a Catania (34,8 per cento) e a Messina (35,3 per cento).
A destare particolare allarme è in sostanza la condizione delle periferie, intese non – semplicisticamente – come ambienti lontani dal nucleo storico della città ma, piuttosto, come complesso sistema interurbano che, per usare le parole dei relatori, “comprende tutte quelle zone più densamente popolate in cui sono riscontrabili fenomeni di degrado, di marginalità, di disagio sociale, di insicurezza e di povertà”. Fenomeni che, stando ai dati raccolti dalla Commissione d’inchiesta parlamentare, le Amministrazioni comunali siciliane non riescono ad arginare.
 
SPESA SOCIALE
 
Eppure per i servizi assistenziali sono state stanziate, nel 2017, cifre da capogiro: 32,3 milioni di euro nel capoluogo isolano, 11,5 milioni di euro nella città sullo Stretto e quasi 45 milioni nella città alle pendici dell’Etna.
Dal confronto tra tali numeri e quelli di enti che presentano un analogo numero di residenti alle città isolane, si evince però uno squilibrio di risorse non indifferente: a parità di abitanti, Messina sborsa un terzo di quello che spende Venezia, mentre Genova destina complessivamente 11 milioni di euro in più rispetto a Palermo.
Guardando poi alla spesa pro capite i numeri sono deludenti: i due Comuni siciliani erogano meno di 50 euro a persona, a fronte dei 75 euro di Genova e dei 135 di Venezia. Fa meglio, invece, Catania, che per i suoi cittadini meno abbienti investe circa 143 euro pro capite, per un totale di ben 44,8 milioni: quasi 3,7 milioni di euro in più del rispetto al capoluogo pugliese, con il quale condivide un numero simile di residenti. Eppure, anche nella città etnea, i disagi non mancano.
La partita in gioco è dunque delicata: di fronte a un’emergenza come quella relativa alla sicurezza occorre, oltre a un attento controllo della spesa, mettere in cantiere un programma di sviluppo delle aree periferiche a tutto tondo, che riguardi sia la rigenerazione urbana che, soprattutto, l’inclusione sociale.
 

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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